Polemica per l'introduzione della carne halal nelle mense scolastiche del Comune di Sarzana

Ricevo e volentieri pubblico la lettera che gli animalisti hanno inviato al sindaco di Sarzana Alessio Cavarra dopo la discutibile decisione della sua amministrazione di introdurre la carne halal nelle mense scolastiche del suo Comune, condividendone pienamente il contenuto. Aggiungo inoltre che nel nostro Paese vigono delle leggi, comprese quelle che tutelano il benessere animale, che devono essere osservate da tutti. Personalment ritengo che chiunque abbia diritto di professare la propria religione e condivido la realizzazione di luoghi dove professare qualunque culto ma la barbarie nella maniera più assoluta e decisa va contrastata e nemmeno minimamente tollerata. La macellazione halal purtroppo è una barbarie, esattamente come le mutilazioni genitali femminili.

“Egregio Sig. Sindaco,

ci rivolgiamo a Lei dopo aver appreso la notizia relativa all’iniziativa, di recente assunta dalla Sua Amministrazione, volta all’introduzione della carne halal nei menu delle mense scolastiche del Comune di Sarzana.
Le particolari modalità della macellazione rituale, coerenti con i principi della legge islamica, attraverso le quali si ottiene la carne dichiarata halal, cioè “lecita” per il consumo dei credenti, sono pesantemente criticate per le ulteriori sofferenze che esse infliggono agli animali nel loro già lungo e doloroso percorso di morte.
Già nel 2011, infatti, l’Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA) promosse una petizione popolare per abolire la deroga – concessa in Italia con il decreto legislativo 333/98 poi abrogato dal Regolamento (CE) n. 1099/2009 del Consiglio, in vigore dal 1 gennaio 2013, ma da quest’ultimo di fatto riconfermata – che rendeva praticabile una tecnica di macellazione crudele, non consentita in alcuni paesi europei, e sostanzialmente in contrasto con lo spirito dell’art. 727 del codice penale e della legge 189/2004 in materia di maltrattamento degli animali.
In cosa consiste la macellazione rituale halal, analoga nondimeno ad altre forme consimili come la shechitah della tradizione ebraica?
Essa prevede l’uccisione dell’animale, previa immobilizzazione, attraverso il taglio di trachea, esofago, arteria carotide comune, vena giugulare e nervo vago dello stesso, mediante utilizzo di una lama particolarmente affilata che consente una recisione immediata e profonda dei vasi sanguigni e dei nervi vitali.
Scopo cultuale di tale pratica è quello di rendere possibile il consumo alimentare della carne, privata in tale modo del sangue dell’animale. Non è considerato lecito, infatti, in base ai principi religiosi che informano questa scelta, appropriarsi indebitamente di qualcosa che si ritiene appartenga solo a Dio: la vita, intesa come essenza vitale della quale il sangue è non semplice simbolo ma vera e propria dimora.
L’animale da abbattere, però, proprio perché sacrificato, vale a dire reso sacro, in un contesto rituale di altissimo valore simbolico, deve essere integro: ciò esclude il ricorso a tecniche di stordimento preventivo, giudicate lesive, e che pertanto renderebbero inutilizzabile l’animale stesso in quanto non perfetto.
Nella macellazione non rituale, invece, cioè quella comunemente adottata per la produzione della carne a uso alimentare secondo l’attuale legislazione italiana (in accordo con le direttive UE), l’animale viene immobilizzato e stordito con un colpo di pistola a proiettile captivo (nel caso sia un bovino). Tale proiettile penetra nella corteccia cerebrale dell’animale che, ormai in stato d’incoscienza, viene ucciso tramite recisione della carotide. Per altre specie animali sono usati metodi di stordimento alternativi quali l’elettronarcosi per i volatili e i suini.
Molti studi scientifici sembrano dimostrare che la macellazione con stordimento preventivo comporterebbe una significativa riduzione della sofferenza degli animali almeno nella fase terminale di un processo di sfruttamento, dolore e morte, quello della catena di produzione della carne a uso alimentare, che i firmatari di questa lettera, sia scritto a scanso di equivoci, rigettano completamente in tutte le sue forme e manifestazioni, convinti come sono che tale catena sia in sé un’inutile barbarie e una fonte di danni incalcolabili per gli esseri umani e per l’ambiente.
Pertanto, in una prospettiva di superamento della visione antropocentrica, in cui la sfera etica si espande a comprendere specie diverse da quella umana, e sulla base di valori universalmente condivisi o condivisibili quali il rispetto per ogni forma di vita e la compassione per gli animali non umani, riteniamo oggi più che mai doveroso l’impegno alla valorizzazione e alla promozione di tutte le possibilità di ridurre al minimo la sofferenza inflitta dal genere umano ad altre specie che sono a esso subordinate in virtù non di un diritto superiore, ma bensì per il solo esercizio amorale di un predominio figlio della forza e della tecnica.
Il diritto alla libertà di conformare la propria vita e le proprie azioni ai precetti di una religione liberamente accolta nella propria coscienza non può ignorare né prevaricare l’esigenza di salvaguardare i principi, faticosamente elaborati sul piano etico in un cammino secolare e oggi pienamente condivisi in seno alla nostra società, che informano norme e comportamenti a tutela del benessere e dei diritti degli animali.
Siamo perfettamente consapevoli che la spinta a valutare l’apertura alla carne halal dei menu delle mense scolastiche è figlia di un nobile fine, condivisibile senza riserve, all’altezza della riconosciuta e mai abbastanza celebrata tradizione civile e democratica della città di Sarzana e che fa onore al secolare spirito di accoglienza di questa Comunità: la progressiva e rispettosa integrazione sociale di uomini, donne e bambini provenienti da paesi e continenti lontani e diversi, spesso costretti dalle guerre, dalla miseria e dalla disperazione a uno sradicamento, ben noto e vivo anche nella memoria di tutti gli italiani, dai propri affetti, dalle proprie tradizioni e dalla propria cultura ma oggi stabilmente inseriti, in numero sempre crescente, nel tessuto economico e produttivo del nostro Paese.
Pur comprendendo, quindi, le ragioni di una proposta motivata dalla volontà di contribuire alla costruzione di una società realmente multiculturale, inclusiva e aperta all’”altro”, La invitiamo, signor Sindaco, a soppesarne attentamente i pro e i contro.
Se è giusta e doverosa l’attenzione alle esigenze di integrazione dei cittadini di religione islamica, i cui figli popolano in numero sempre più consistente le scuole della Repubblica, altrettanto giusta e doverosa è l’attenzione che le istituzioni dovrebbero riservare alla sensibilità e alle scelte etiche ed esistenziali delle famiglie che hanno deliberatamente escluso dalla propria dieta, e da quella dei propri figli, carne, pesce e ogni alimento di derivazione animale, come uova e latticini.
Per quale motivo le nostre richieste, rispettabili come quelle avanzate dalle comunità islamiche, sono rimaste inascoltate a livello istituzionale?
Per quale ragione chi segue un’alimentazione vegetariana/vegana non ha il diritto di trovare, nelle mense scolastiche e aziendali, valide alternative alla carne e al pesce che non siano sempre un piatto di pasta al pomodoro o un’insalatina?
Siamo certi, signor Sindaco, che Lei conosca bene le motivazioni etiche alla base della scelta vegetariana/vegana che nasce da una cultura del rispetto verso ogni essere senziente, in contrapposizione ad ogni forma di subordinazione, di sfruttamento e di violenza esercitata dall’animale uomo su esseri più deboli, caratteristica dell’antropocentrismo.
Il veganismo, pertanto, bandisce dalla dieta alimentare non solo carne e pesce, ma anche latte, yogurt, burro, formaggi, panna, uova e ogni altro prodotto di derivazione animale. Infatti, non esistono allevamenti, intensivi o no, che non presuppongano, quali elementi costitutivi stessi della loro esistenza, lo sfruttamento, la schiavitù, la violenza e, infine, la morte per gli animali.
Non tutti sanno, per esempio, che nell’industria del latte le mucche sono ingravidate artificialmente ogni anno: se non generassero il vitellino non produrrebbero latte, la cui continua mungitura provoca, peraltro, dolorose mastiti. Infine, diventate improduttive dopo appena qualche anno di questa vita, vengono avviate alla macellazione, mentre in natura potrebbero vivere fino a quarant’anni. Sorte analoga spetta al vitellino, strappato alla mamma per essere mandato al macello dopo pochi mesi.
Negli allevamenti di galline ovaiole la situazione non è molto diversa. Una gallina, in natura, vivrebbe fino a dieci o quindici anni, mentre una gallina ovaiola d’allevamento viene macellata non appena diminuisce la produzione di uova, in genere attorno ai due anni di vita. I pulcini maschi, poi, inadatti alla commercializzazione, rappresentano un “prodotto di scarto” e, pertanto, sono soppressi alla nascita con modalità orribili: triturati vivi, gasati, o semplicemente ammassati uno sopra l’altro in grandi mucchi e lasciati morire.
Molti si chiederanno se una dieta come quella vegana, che esclude alimenti tradizionalmente associati in tutta una serie di luoghi comuni a un regime nutrizionale equilibrato e salutare, non sia dannosa per la salute.
Al contrario, aiuta a prevenire numerose malattie tra le quali quelle cronico degenerative come infarto, ictus, diabete mellito, arteriosclerosi, ipertensione, obesità, osteoporosi, demenza, morbo di Parkinson e alcune tipologie di neoplasie.
Sono sempre più numerosi i nutrizionisti, i medici e i pediatri che incoraggiano le persone ad aderire a un regime alimentare vegano proprio per i benefici apportati alla salute.
L’alimentazione vegana, infatti, se ben bilanciata, è perfettamente adeguata alle esigenze nutrizionali umane. È naturalmente ricca di carboidrati, di proteine, di vitamine, di sali minerali e di antiossidanti. Inoltre è priva di controindicazioni in ogni fase della vita, dalla gravidanza all’allattamento, dallo svezzamento alla prima e seconda infanzia e adatta a ogni stile di vita, incluso quello degli sportivi professionisti.
Proprio per tutte queste motivazioni riteniamo che, se un’Amministrazione considera opportuno e civile aprire le mense scolastiche alla carne halal, tanto più dovrebbe valutare con attenzione la possibilità di offrire anche alternative vegetariane e vegane nelle stesse mense.
Le chiediamo con rispetto, peraltro, di immaginare i sentimenti di dolore e di pietà che un vegetariano o un vegano prova alla vista, nel piatto dei commensali, dei poveri resti di ciò che un giorno è stato un essere vivente e senziente, ha avuto un cuore che batteva, ha visto le stesse cose che vediamo noi con occhi uguali ai nostri, ha provato sentimenti di affetto per la prole, anche se magari nel chiuso di un recinto sporco e maleodorante, ha avuto paura sentendo i propri simili avviati in massa al macello e, alla fine, è stato abbattuto in quella catena di montaggio della morte che sono i mattatoi – o sotto la lama affilata di un macellaio certificato – in mezzo al sangue di migliaia di altri incolpevoli esseri.
Vorremmo insegnare ai nostri figli che è possibile vivere in modo non violento e compassionevole verso tutte le forme di vita, risparmiando al pianeta l’inutile strage di animali che ci guardano, occhi negli occhi, con l’espressione stranita di chi non può comprendere il motivo di tanto sangue e di tanto dolore e non può sottrarsi da solo al proprio destino di schiavitù e di morte.
Vorremmo insegnare ai nostri figli che tutto questo può essere evitato a partire dal momento in cui essi si siedono a tavola, semplicemente facendo – ed essendo posti nella condizione di poterle fare –  scelte alimentari diverse da quelle tradizionali.
Le istituzioni, le amministrazioni pubbliche, a cominciare dalla Sua, signor Sindaco, saranno disposte ad aiutarci e a sostenerci in questo cammino di non violenza, di convivenza fraterna fra tutte le specie viventi che vorremmo far percorrere ai nostri figli e che vorremmo condividere con un sempre maggior numero di persone disposte a vedere il mondo da una prospettiva diversa?
O ci ritroveremo da soli lungo questo sentiero che, per noi, è una via maestra di civiltà?
Riteniamo che, nel XXI° secolo, sia doveroso, almeno, intraprendere questo percorso anche compiendo piccoli passi, come sarebbe quello di inserire stabilmente un’alternativa vegetariana/vegana nei menu delle mense scolastiche o, quantomeno, di sperimentare formule simili a quelle già adottate da tempo con successo, per esempio, a San Francisco e in altre città, negli USA, o a Gand, in Belgio: per un giorno a settimana l’intero menu delle mense di scuole ed enti pubblici propone solo piatti vegetariani e vegani. Si tratta di veri e propri “Veggieday” utili anche ad accogliere l’appello ripetutamente rivolto dalla FAO alle nazioni per ridurre il consumo mondiale di carne, con l’obiettivo di diminuire le emissioni di gas serra causate per il 18%, a livello planetario, proprio dagli allevamenti di bestiame.
Ci auguriamo che le nostre proposte trovino sensibilità, personali e istituzionali, pronte, se non ad accoglierle, almeno a discuterle in un dibattito pubblico che investa tutte queste tematiche nell’ambito di un confronto civile, democratico e, speriamo, quanto più partecipato possibile”.
Federica Furlan, rappresentante di sede locale della Spezia di Animalisti Italiani
Isabella Paralupi, Ambasciatrice Associazione Vegani Italiani Assovegan
 
 
Con il sostegno di
·       LAV
·       Essere Animali
·       OIPA
·       Gallinae in Fabula
·       BETA Benessere e Tutela Animali
·       Animal Amnesty
·       LNDC Lega Nazionale per la Difesa del Cane
·       UGDA Ufficio Garante Diritti Animali
·       Animal Equality
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