Commemorazione omicidio Carlo Alberto Dalla Chiesa

PARMA – Ricorre quest’anno il 32° anniversario dell’omicidio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, della moglie Emanuela Setti Carraro e dell’agente della Polizia di Stato Domenico Russo, che ebbe luogo la sera del 3 settembre 1982 a Palermo, per mano della mafia.

Il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa  era originario di Parma e qui ha voluto costruire la tomba di famiglia, al cimitero della Villetta, dove riposa accanto alla moglie Emanuela Setti Carraro. La città non ha mai dimenticato il sacrificio di un uomo che ha dato un contributo determinante nella lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata. La cerimonia, a cui hanno partecipato anche numerosi cittadini e rappresenti di associazioni combattentische e d’arma, è stata preceduta dalla celebrazione di una santa messa nella cappella della Villetta. Il corteo, poi, ha preso avvio dall’ingresso monumentale per portarsi davanti alla tomba dove le note de “Il Silenzio”, intonate dal trombettiere dei Carabinieri, hanno dato avvio alla cerimonia.

Un momento commovente a cui hanno partecipato, in rappresentanza del Comune, il sindaco Federico Pizzarotti, il presidente del Consiglio Comunale Marco Vagnozzi e il comandante del corpo di polizia municipale Gaetano Noè. Il vescovo, monsignor Enrico Solmi, ha pregato davanti la monumento funebre alla presenza della figlia del Generale Simona Dalla Chiesa e della cugina Luisella.

Il generale dei carabinieri, Antonio Ricciardi, comandante interregionale dell’Arma dei Carabinieri “Vittorio Veneto”, ha ricordato come “il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa rappresenti un faro per l’Arma dei Carabinieri, un punto di riferimento imprescindibile per i valori che ha incarnato per la determinazione che lo ha contraddistinto”. E’ questo l’anno in cui si ricorrono i 200 anni dalla fondazione della “Benemerita” i cui successi passano anche attraverso la figura del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa che per oltre cinquanta anni ha segnato con il proprio operato la storia d’Italia, “grazie alla sua lungimiranza e la sua coerenza”, prima sconfiggendo il terrorismo e poi combattendo una lotta senza quartiere contro la mafia.

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