Sarzana: riaperto oggi un bene confiscato alle mafie

SARZANA – “Abbiamo fatto il nostro dovere, non ringraziateci, non ringraziamoci. Non dovremmo essere qui, non dovremmo essere qui noi”. Poche parole, una cornice per ricostruire il senso di un’iniziativa: il referente provinciale di Libera, Marco Antonelli, suggella così la giornata di volontariato che ha riaperto – dopo quattro anni – i cancelli di un bene confiscato alle mafie. Una villa, un parco, un panorama che mozza il fiato sulla valle del Magra, giù giù fino al mare. Dai balugini dell’alba, fino al sole a picco di mezzogiorno, settanta volontari si sono messi all’opera: al fianco dei giovani dei presidi di Libera, sono arrivati Agesci, Cai, privati cittadini, ma soprattutto le quindici aziende della Cia che hanno risposto all’appello.


Ore di lavoro per lanciare un segnale e impegnare l’amministrazione a scelte concrete e responsabili, per arrivare presto a un bando pubblico e partecipato di assegnazione di un bene che rischia di perdersi nell’abbandono e nella dimenticanza. Riecheggiano le parole con cui la presidenza nazionale di Libera ha salutato l’iniziativa: “Care amiche e cari amici volontari, questa estate tanti beni confiscati sono diventati luoghi di memoria e di impegno. Grazie a quei 5000 giovani, nei gruppi e nelle associazioni che credono fortemente in un’Italia libera da magie e corruzione. Un’Italia che vuole sconfiggere un male che attraversa ancora il nostro paese dal nord al sud: il male della rassegnazione, della sfiducia e dell’indifferenza.

L’iniziativa odierna, seppur simbolica, è un seme di speranza e una testimonianza civile di cittadini corresponsabili. Ai compagni di viaggio della Cia diciamo che conserviamo vivo il ricordo del presidente Giuseppe Politi, che ci ha lasciato alcuni giorni fa. Agli scout Agesci rinnoviamo la volontà di a percorrere ancora strade di coraggio. Oggi a Sarzana siamo sicuramente sulla buona e giusta strada. Insieme. Un abbraccio da Don Luigi e da tutta la Presidenza nazionale di Libera”. La firma è di Davide Pati, responsabile nazionale per i beni confiscati. Del resto, lo dicevano gli antichi: verba monent, exempla trahunt.


Advertisements
Annunci
Annunci

Lascia un commento

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.