Brando Benifei risponde a Mario Bonelli

LA SPEZIA– In relazione alla lettera inviata da Mario Bonelli a Brando Benifei (Onorevole, perché non si documenta?) e da noi pubblicata in data 14 agosto, riceviamo e diffondiamo la risposta dell’Onorevole.

Gentile attivista del Movimento 5 stelle,
rispondo volentieri alla sua lettera e ringrazio per aver prestato attenzione alla mia attività.

Proprio perché la questione è estremamente seria e si tratta di tematiche tecniche, ho ironizzato via facebook sul post dell’onorevole Luigi Di Maio, che metteva in evidente correlazione (per non dire interdipendenza) due aspetti da tenere invece distinti come, da un lato, la crescita delle imprese cinesi in Italia (mentre le imprese italiane diminuiscono dell’1,6%) e, dall’altro, la possibilità di rivedere i dazi doganali, che sono tributi riscossi per beni importati dall’estero e non riguardano, quindi, la produzione interna. Inoltre, pur dovendo valutare il reale apporto di ricchezza, se il numero delle imprese cinesi in Italia fosse diminuito, si può ipotizzare che la situazione economica sarebbe stata forse ancora peggiore, perché è plausibile che ci sarebbero state maggiore disoccupazione e minore produzione.

Per quanto riguarda i dazi, la dogana italiana opera una serie di controlli sulla base delle norme di sicurezza previste dalla disciplina europea e, più in generale, di tutte le disposizioni relative alle merci importate. Rivedere la disciplina complessiva è naturalmente possibile e per certi aspetti auspicabile: penso, ad esempio, alla necessità di dare una migliore sistematizzazione alle nuove procedure informatiche e di far andare definitivamente a regime le esportazioni telematiche con l’emissione del documento amministrativo unico e alcune forme di sdoganamento telematico. Al tempo stesso non bisogna dimenticareche il territorio doganale rappresenta un’unica entità per tutti gli Stati membri dell’Unione europea ed è, quindi, in quelle sedi che bisogna cercare di ottenere una maggiore uniformità di controllo (più sostanziale che soltanto economico) da parte delle dogane di ciascuno Stato o spingere per una lunga e più dettagliata rinegoziazione degli accordi (in ogni caso per molti prodotti sono già previsti dei massimali). Molti controlli, infatti, non devono essere considerati un freno per l’economia, poiché rappresentano, invece, una garanzia per le aziende corrette che rispettano le norme sulla produzione e una tutela per proteggere il consumatore.

Con una ipotetica imposizione di maggiori dazi, il consumatoreconsidererebbe meno conveniente l’acquisto di prodotti importati dall’estero, ma, con un sistema meno efficiente per la protezione di imprese poco competitive, troverebbe sul mercato prodotti magari italianissimi, ma a prezzi più elevati, con il conseguente rischio di unulteriore calo dei consumi. I negoziati in materia possono, inoltre, essere lunghi e difficili: proprio quelli con la Repubblica popolare cinese sono durati più di 15 anni! Il tema, quindi, è molto delicato e il dibattito non merita di essere mortificato con qualche affermazione dal sapore un po’ propagandistico, come se l’aumento dei dazi rappresentasse una soluzione facile e risolutiva.

Tra gli aspetti che Lei evidenzia c’è poi quello dei controlli endostatali, in particolare sulle aziende cinesi, che vanno adeguati e ripensati soprattutto in un’ottica di prevenzione (devono rientrare non solo le imprese già censite, ma anche quelle di nuova apertura). In Toscana il piano straordinario per Prato, presentato dalla regione, dovrebbe partire a settembre e garantire un numero di ispezioni nelle aziende cinque volte superiore agli standard nazionali (in un triennio circa 7.700 imprese nell’area metropolitana, 4.000 solo a Prato). In questo caso si tratta chiaramente di operare in una situazione emergenziale, ma è giusto rafforzare una campagna di sensibilizzazione, comunicando meglio le disposizioni in materia di sicurezza sul lavoro, assistendo ASL, vigili del fuoco, procure, etc.,ma soprattutto tenendo un atteggiamento meno flessibile sull’effettiva applicazione delle regole.

Sebbene molte norme già ci siano, non posso non condividere, poi,l’opportunità di una ulteriore valorizzazione e di una più efficace difesa del made in Italy nelle sedi sovranazionali, facendo però notare come l’annuncio di una battaglia sui dazi da parte dell’Italia potrebbe suggerire a qualche Paese di rispondere con dazi punitivi verso i prodotti italiani, finendo per determinare un paradossale effetto boomerang per le nostre esportazioni.

Considerata l’ampiezza e la complessità dei temi in oggetto, mi rendo conto che ci vorrebbero più spazio e forse un’altra sede per discuterne più a fondo. Auguro un buon proseguimento di agosto.

Brando Benifei

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