Una riflessione sul Cristianesimo e sull'uso delle parole

LA SPEZIA- Alla concezione circolare del tempo, tipica del mondo classico, improntata sul ritmo delle stagioni e dei lavori agricoli, Sant’Agostino nel V secolo oppone una visione lineare: il tempo è visto come un incessante processo, continuo fluire verso una meta di cui si ignora in quale data sarà raggiunta, ma di cui si è certi che vi si perverrà. Questa interpretazione teleologica, finalistica del percorso che l’uomo compie sulla terra senza mai effettuare ritorni, è caratteristica del Cristianesimo che pone al termine del processo il Regno di Dio, ma contraddistingue anche quanti sono convinti che la Storia ha una sua intrinseca finalità, anche se non sempre la conclusione è molto mondana e non ultraterrena come quella immaginata dai credenti in quella religione rivelata. Come che sia, al tempo di Agostino, il suo pensiero divenne in fretta possesso comune e condiviso, da tanta che era in quei periodi convulsi la fame di una situazione più soddisfacente e meno precaria di quella che si viveva. Per questo, per la visione finalistica del tempo che è di fatto, praticamente da sempre, proprietà condivisa di tutti noi, siamo tutti cristiani, più accesi rivoluzionari e negatori della religione compresi: tutti si attivano per la costruzione di un loro mondo ideale che non importa quando e se lo si vedrà. Per quello che qui si dice, non conta se quello sarà fenomeno trascendente, oppure un fatto del tutto immanente. Qua conta solo che tutti, siano essi di un’idea oppure di quell’altra completamente opposta, sono permeati di questa visione teleologica del tempo, caratteristica concettuale, autentica categoria del pensiero, che accomuna tanto chi crede in una religione rivelata, quanto chi si definisce negando una sua qualsiasi identità basata sulla fede.

Ora, dire “io non sono un gatto” corrisponde a verità, ma non chiarisce chi si è realmente. Diciamoci la verità, ma quanti antifascisti ci sono che poi sono completamente digiuni in quanto alle regole della democrazia! Comunque, al di là di questo, sta di fatto che siamo tutti condizionati dalla rivoluzione del pensiero che più o meno 1500 anni fa operò Agostino, vescovo di Ippona, città numida oggi in Algeria, per sistemare il mondo che usciva fuori dalla credenza pagana. Però, diciamoci la verità, oggi, quando sentiamo le cose che purtroppo sentiamo, come non rimpiangere il mondo pagano che con tutti i suoi limiti conosceva il peccato solo come offesa agli dei e per il resto c’era solo la colpa, parola che sottende la responsabilità, per cui chi sbaglia paga e non se la cava recitando un paio di preci. Pensare che in italiano il termine “peccato” indica tanto la trasgressione, quanto la palla che sbatte sulla traversa invece che insaccarsi in rete. In francese, in inglese, in tedesco, paesi dove c’è stata la Riforma, le parole sono due, per le due cose, l’inosservanza e la malasorte.

Dicono che per capire un popolo, bisogna vedere che cosa mangia. Bene, sono convinto che anche il vocabolario può tornare utile.

(Alberto Scaramuccia)

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