Arriva al Festival Vie di Modena la commedia di Jeton Neziraj.

Laspeziaoggi aveva raccontato i numerosi viaggi di Anna Monteverdi in Kosovo per incontrare il drammaturgo Jeton Neziraj e la sua compagnia Qendra Multimedia con il musicista italiano suo collaboratore da diversi anni Gabriele Marangoni. Nell’ultimo viaggio Anna Monteverdi aveva proposto al presidente dell’Emilia Romagna Teatri Pietro Valenti di andare a vedere lo spettacolo  Fluturimi mbi teatrin e Kosovës (Qualcuno volò sul teatro del Kosovo) in una cittadina del Nord del Kosovo e  Valenti era andato e ora lo ha scelto per il Festival Vie di Modena (Teatro Dadà, Castelfranco Emilia, 17 e 18 ottobre). Sarà una prima nazionale e noi ne siamo particolarmente felici anche per aver contribuito in qualche modo, a creare questo ponte tra l’Italia e il Kosovo.

Jeton Neziraj, influente e carismatico giovane drammaturgo di Priština, già direttore del Teatro Nazionale del Kosovo è una figura da cui è impossibile prescindere occupandosi della scena balcanica. E’ la coraggiosa voce politica (spesso censurata) nel teatro del nuovo Kosovo, impegnato sul fronte dell’attivismo intellettuale e sul ruolo dell’artista, sulla sua responsabilità e sul margine di libertà nei processi socio-politici in atto.

Autore di oltre 15 commedie (tra cui The last Supper, Yue Madeline yue; The demolition of the Eiffel Tower che uscirà a settembre in traduzione in Italia per Cut up edizioni; Patriotic hypermarket, The bridge, War in time of love) discute nelle sue opere, di terrorismo, razzismo, discriminazione, corruzione, e in generale del “chaotic post-war Kosovo”, la qual cosa non è stata senza conseguenze: per la sua collaborazione con Saša Ilić sulla antologia serbo-kosovara Da Priština, con Amore / Da Belgrado, con Amore ha perso la sua posizione di direttore artistico del Teatro Nazionale del Kosovo nel 2011. Neziraj pone al centro della sua riflessione, una critica alla propaganda governativa che non risparmia neanche il teatro, e sottolinea l’importanza dell’arte in una società indipendente e democratica: «Un’ondata di mania patriottica ha riempito i teatri del paese che producono sempre lo stesso noioso discorso politico: quello nazionalista».

Emblematica l’esilarante commedia politica Fluturimi mbi teatrin e Kosovës (Qualcuno volò sul teatro del Kosovo, 2013) che verrà in Italia, tratta dal titolo del famoso film con Jack Nicholson, in cui l’artista immagina la proclamazione dell’indipendenza del Kosovo come un’attesa infinita alla Beckett.

Large 1 Kosovo Neziraj

La trama della commedia (la cui didascalia recita espressamente: Commedia patriottica. Qualcuno potrebbe anche chiamarla “commedia anti nazionalista”. Ispirata a fatti veri) è divertente: un regista e la sua compagnia mentre stanno provando la più famosa piéce di Beckett, ricevono la visita del segretario del Primo Ministro. Dovranno mettere in scena l’indipendenza (ancora non avvenuta) del Kosovo. Unica incognita: la data di proclamazione, ancora da definire perché dovrà stare bene a tutti: Usa e membri Ue, ma anche Eulex, Kfor, Unmik. Segreto anche il testo del Ministro che dovrà essere inserito nello spettacolo. Così in questa snervante attesa, mentre la censura di Stato interviene sul palco perché «i nemici di un tempo oggi sono diventati amici», un tecnico di palco decide di attuare una eroica quanto inutile missione: fare una trasvolata aerea lanciando volantini con scritto «Riconoscete il Kosovo!». Quando la data dell’indipendenza arriva è troppo tardi e coglie il primo attore ubriaco che sul palco implora la moglie di ritornare a casa. Se l’indipendenza del Kosovo è passata attraverso il consenso dei Paesi che contano a Bruxelles, senza coinvolgere direttamente la popolazione, l’indipendenza teatrale è stata messa effettivamente a rischio. Come in un classico play-within-play infatti, la piéce di Neziraj rischiò al suo debutto al Teatro Nazionale della capitale, di non andare in scena per una censura politica.

Il registro tragicomico di Jeton Neziraj trova il suo felice compimento nella regia di Blerta Neziraj che accentua il ridicolo dei personaggi di potere (con relativi servi) e della situazione generale (un’indipendenza ottenuta con il permesso dell’UE e con il benestare di tutti i paesi ospiti -non sempre così graditi- sul suolo kosovaro).

La soluzione scenica è semplice ma efficace: quattro sedie che diventano un’ottima appendice attoriale, con cui gli artisti, improvvisano balletti, gag, atti di seduzione, proclami ufficiali. Gabriele Marangoni ha creato una partitura ritmata coinvolgente, allegra, scanzonata e folle almeno quanto la scrittura teatrale: fisarmonica e archi dal vivo versioni rinnovate di brani famosi, da Singing in the rain pizzicato alla viola fino a Mission impossibile ai cori brechtiani delle musiche di Weill fatti solo con le sigle dei contingenti militari e dei paesi UE. Solo questi passaggi restituiscono il senso di una forte denuncia (non meno attenuata dalla scelta del registro parodico) di un sistema di potere che in Kosovo ha assunto le forme di un protezionismo UE.

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