C'è la pace da costruire di Vittorio Cogliati Dezza, Presidente Nazionale Legambiente

Mercoledì scorso, su Il Manifesto, Luciana Castellina si interrogava sul silenzio del movimento pacifista nell’editoriale Perchè Gaza è sola?, osservazioni dure e condivisibili, cui ha risposto il Presidente nazionale di Legambiente (sabato 2 agosto, Il Manifesto) e che di seguito riportiamo:

Ha ragione Luciana Castel­lina quando sostiene che il titolo del suo arti­colo del 30 luglio scorso «Il silen­zio dei paci­fi­sti» era fuor­viante. Eppure quel titolo è pro­fon­da­mente e dram­ma­ti­ca­mente vero. Col­pi­sce come un pugno nello sto­maco. Luciana cerca le ragioni di quel silen­zio: la fru­stra­zione per il senso di inu­ti­lità di tante mani­fe­sta­zioni com­piute, la man­canza di un rife­ri­mento poli­tico comune, la lati­tanze del governo (nazio­nale, ma io aggiun­ge­rei euro­peo). Eppure, dice Luciana, la società ita­liana è vigile e attiva, «e allora per­ché non riu­sciamo a dare a tutto quello che pure c’è capa­cità di inci­dere, di contare?».

Su que­sta domanda dovremmo aprire una rifles­sione col­let­tiva. Luciana è fin troppo buona, direi quasi asso­lu­to­ria, verso di noi, asso­cia­zioni, movi­menti, tavole, reti, che si rico­no­scono nei valori della pace. Il silen­zio c’è e pesa come un maci­gno. Noi siamo rima­sti schiac­ciati tra ina­de­gua­tezza sog­get­tiva e vastità e pro­fon­dità dei cambiamenti.

Par­tiamo da que­sti. Da anni ci tro­viamo immersi in una guerra mon­diale stri­sciante, non dichia­rata, per­ma­nente. Una guerra mon­diale che miete vit­time come tutte le guerre, ma che parla lin­guaggi diversi dal pas­sato, dove le vit­time non sono solo sul luogo del con­flitto ma anche, in decine di migliaia, tra le acque del Medi­ter­ra­neo, poco a sud di Lam­pe­dusa. Noi ci stiamo den­tro da anni eppure la nostra atten­zione esplode solo ora, quando in prima pagina torna il dramma di Gaza e la guerra israelo-palestinese. E Libia, Siria, Iraq, Ucraina, solo per citare i con­flitti che cir­con­dano l’Europa? Come se ci fos­sero guerre di serie A e di serie B.

Anche con que­sto dob­biamo fare i conti. In que­sti anni poi la crisi eco­no­mica ha pro­vo­cato l’aumento delle disu­gua­glianze, creando le con­di­zioni per l’esplosione di nuovi con­flitti, aggra­vati dal pro­gres­sivo ed insi­stente peg­gio­ra­mento delle con­di­zioni cli­ma­ti­che, che, oltre a creare cen­ti­naia di migliaia di pro­fu­ghi ambien­tali, inse­ri­scono tra le cause di con­flitto, accanto a quelle sto­ri­che e alle nuove per­se­cu­zioni etni­che e reli­giose, la deser­ti­fi­ca­zione, il con­trollo delle risorse idri­che, l’approvvigionamento energetico.

Di fronte a que­sti stra­vol­gi­menti c’è una forte respon­sa­bi­lità sog­get­tiva. Siamo rima­sti legati a vec­chie moda­lità di azione e di pen­siero, quando invece c’era biso­gno di discon­ti­nuità. Luo­ghi impor­tanti come la Tavola della Pace sono rima­sti irre­titi in for­mule rituali, più attenti ai pro­getti che al rilan­cio poli­tico e cul­tu­rale del movi­mento. Di fronte ai con­flitti armati e alla vio­lenza con­tro donne, gio­vani, dis­si­denti, il movi­mento paci­fi­sta ita­liano è rima­sto silen­zioso spettatore.

Eppure, come ricorda giu­sta­mente Luciana, l’Italia è ancora ricca di effer­ve­scenza sociale, ma manca una sede di con­nes­sione, quello che fino a qual­che anno fa è stato il Social Forum, che riu­scì a costruire un comune sen­tire. Oggi ognuno è chiuso nel suo cortile.

Pos­siamo rea­gire al clima di assue­fa­zione e ras­se­gna­zione e ai tanti loca­li­smi, se insieme rilan­ciamo un movi­mento popo­lare per la pace, radi­cato e dif­fuso nei ter­ri­tori, con­sa­pe­vole delle nuove sfide, capace di chie­dere impe­gni pre­cisi all’Italia e all’Europa, a comin­ciare dal blocco della ven­dita di armi. Occorre una grande azione cul­tu­rale e poli­tica, ed una grande capa­cità di con­di­vi­sione, per­chè la pace e il rifiuto della vio­lenza tor­nino ad essere valori inos­si­da­bili e mobi­li­tanti per milioni di persone.

Con que­sti intenti, molte orga­niz­za­zioni attive nella Tavola della Pace hanno dato vita alla Rete della Pace e pen­siamo che sia asso­lu­ta­mente neces­sa­rio costruire una grande mobi­li­ta­zione nazio­nale a set­tem­bre, anche in pre­pa­ra­zione della mar­cia Peru­gia – Assisi, pre­vi­sta per il 19 otto­bre. Rico­min­ciamo a farci sen­tire”.

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