"I ragazzi delle scorte", vittime senza nome

LA SPEZIA– Forse per fare presto, forse per ignoranza, quando si parla delle stragi di Capaci e Via D’Amelio, gli agenti morti sono spesso “i ragazzi della scorta” o “la scorta“. Come se la loro morte contasse meno di quella dei giudici che proteggevano. “I ragazzi delle scorte” avevano un nome, un cognome, una famiglia, sogni e speranza, pregi e difetti, speranze e paura. E, con i loro nomi, con i loro volti, vengono ricordati ogni anno in Via D’Amelio il 19 luglio, quando i familiari salgono sul palco e leggono una lettera, una testimonianza, un pensiero rivolto a chi, in quella strada, ha perso la vita per proteggere quella di un giudice.

Quest’anno sul palco sono saliti Giusi (accompagnata dal figlio Marco Gentile) e Luciano Traina, parenti di Claudio, che all’epoca della strage aveva 27 anni ed era padre da 13 mesi. Il fratello Luciano, visibilmente emozionato, ne ha ricordato il sorriso e le giornate passate assieme a pesca, riuscendo a far commuovere fino alle lacrime moltissimi tra i presenti. “Non era mia intenzione farvi piangere” ha detto Luciano a chi l’ha avvicinato dopo la lettura, ma il 19 luglio in Via D’Amelio scendono molte lacrime, fa bene anche questo.

 

Nella nuova edizione dell’Agenda Rossa sono state inserite, proprio quest’anno, le testimonianze dei parenti di questi “ragazzi della scorta”, per molti vittime anonime, per altri ragazzi (e una ragazza) che meritano che il loro nome venga ricordato assieme a quello, più famoso, di Paolo Borsellino. Anche a questo servono le celebrazioni, le commemorazioni e le iniziative: a dare nome e volto a chi, per molti distratti, continua a essere solo “uno/a della scorta“.

In Via D’Amelio il 19 luglio 1992 morirono, assieme a Paolo Borsellino: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina e Vincenzo Li Muli.

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