"Un Paese senza verità è un Paese senza democrazia": gli eventi del 18 luglio a Palermo

PALERMO- Hanno preso il via ieri, venerdì 18 luglio, le iniziative per ricordare la strage di Via D’Amelio. Il primo appuntamento, per le varie associazioni antimafiose, tra cui il Movimento delle Agende Rosse e la Scorta Civica (che dall’inizio dell’anno è mobilitata con un presidio permanente a difesa dei Magistrati minacciati da Cosa Nostra), è stato per le 18 sotto il Palazzo di Giustizia; da lì è partito il corteo, ricco di striscioni e di slogan, con in testa Salvatore Borsellino, che è arrivato fino alla Facoltà di Giurisprudenza di quella stessa Università in cui si laurearono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

La conferenza del 18 sera è un appuntamento fisso delle celebrazioni palermitane. Quest’anno i grandi assenti (e non per loro volontà) sono stati Nino di Matteo e Roberto Scarpinato. Presente invece l’ex PM Antonio Ingroia, che a breve rientrerà nel processo sulla Trattativa come avvocato dei parenti delle vittime della Strage di Via dei Georgofili. Particolarmente toccante è stato l’intervento di Margherita Asta, che perse la famiglia (madre e due fratellini) nella strage di Pizzolungo. A oggi (la strage è del 19859 ancora non si conoscono i mandanti della strage. La verità, in questo Paese, non è mai piena, è sempre a metà, oscurata, nascosta, taciuta. “Siamo un Paese senza verità” afferma Antonio Ingroiaquindi un Paese senza democrazia“. E’ un Paese, l’Italia, che (dice sempre l’ex PM) non ha meritato e non sta meritando il sacrificio di Paolo Borsellino. Un Paese in cui deve radicalmente cambiare in primis la politica, poi ogni tipo di “casta“.

Il convegno si è chiuso, come al solito, con il vibrante intervento di Salvatore Borsellino, che riprende il concetto di “nausea” lanciato dal giornalista Saverio Lodato. Nausea perché non si sanno ancora i mandanti della strage, dopo 22 anni, nausea per tutto quello che è capitato nel biennio 1992-1993, per le troppe vittime innocenti, per i depistaggi, per una politica che non sa e non vuole occuparsi di questo. “Non ho pianto mio fratello, non lo piangerò finché non sarà fatta giustizia” dice Salvatore, che ringrazia commosso le persone che vengono da tutta Italia per difendere la memoria di Paolo e dei ragazzi della scorta. Finale con il pubblico in piedi e le agende rosse alzate.

www.antimafiaduemila.com

 

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