Intervista a Enrico Beruschi, di PieraMaria Ciuffarella

VARESE LIGURE– Intervista di PieraMaria Ciuffarella a Enrico Beruschi, regista de “La Boheme“, in scena a Varese Ligure il 5,7,9 e 11 agosto (articolo).

Risponde al telefono con il garbo e la simpatia di una di quelle voci che suonano familiari, rassicuranti. Il timbro particolare che ha regalato risate mai volgari a milioni di italiani, la cadenza milanese, riaprono cassetti della memoria. Un sorriso istantaneo si disegna sul viso. Comincia così una piacevole chiacchierata di un’ora in cui Enrico Beruschi ricorda e si racconta, lasciando a poco a poco emergere oltre all’artista l’uomo: amante delle letture e della storia, appassionato di lirica, marito e nonno di una nipotina per cui stravede.

Signor Beruschi, lei è un uomo di spettacolo a 360 gradi. Interprete di personaggi comici e buffi, chi non la ricorda come mitico protagonista di Drive in, sino ai ruoli più impegnati in teatro e in televisione. Da alcuni anni affronta anche il repertorio lirico, vero?
La lirica è una passione ereditata dalla mia famiglia sin da piccolo. Erano anni di cultura quelli in cui crescevo. Si andava alla Scala, pensi che la prima volta avevo 16 anni e vidi niente di meno che la Callas. Ricordo che una primavera presi delle forti febbri e a 13 anni mi ritrovai ad avere la voce già cambiata, da uomo, scoprendo a poco a poco la passione per il basso, specie per quello buffo. Un’altra cosa: io sono del ’41, negli anni ‘50 Elvis passava dalle note gravi a quelle acute con indifferenza, come poi avrei fatto anch’io nei miei sketch. (Beruschi mi regala telefonicamente un’imitazione di allora: “E allora…” con l’inconfondibile andamento vocale).

-Una passione che negli anni l’ha portata a lavorare nel teatro d’opera come attore e regista…
 Esattamente. Una decina di anni fa il regista d’opera Massimo Scaglione mi chiama per un’idea sulla Giuditta di Lehar da fare a Trieste in cui io interpretavo un personaggio buffo che avrebbe condotto tutta la storia. Si trattava di una esecuzione scenica: cantanti senza costume con leggio e un particolare gioco di luci e di videoproiezioni per la scena. Tra gli artisti Josè Cura e Silvye Valery. Scaglione ebbe un’ idea bellissima e oggi continuo a svilupparla ulteriormente perché penso possa essere parte del futuro dell’opera.

-Di che si tratta?    
È inutile portar via soldi e tempo; diciamola tutta: le opere per quanto belle spesso hanno dei momenti di stanca e quasi tutte si potrebbero tagliare. Mi stuzzica in modo particolare poter lavorare con budget limitati e lasciare il pubblico contento grazie a uno spettacolo dai tempi brevi e condotto da una voce narrante. Il mio principio è rispettare lo spirito del compositore riuscendo a trasmettere ciò che questo si era proposto. Purtroppo la crisi del teatro d’opera oggi è in parte dovuta agli sprechi di allestimenti enormemente costosi… E’ vergognoso che i teatri spesso buttino soldi per spettacoli che non rendono merito all’opera del compositore ma anzi vanno addirittura a distrarre dalla musica. Purtroppo vedo che i registi fanno scelte per il loro piacere ma senza interessarsi realmente del pubblico… 

Quindi opera a basso costo ma di alta qualità?
Proprio così. Ho fatto un Barbiere spendendo molto meno di registi famosi; una Butterfly con l’accademia della Scala nel delizioso teatro di Vetriano, 4 cantanti, un piano, un accenno di scenografia e una voce recitante che esprimeva i sentimenti della geisha, ricevendo i complimenti di Simonetta Puccini. Ricordo ancora con emozione che mi disse stringendomi il braccio: “Bravo giovane regista!”. Giovane perché lo faccio da pochi anni! (Afferma sorridendo…) Non avevamo niente e la gente era entusiasta. Subito dopo la Boheme di Varese, che invece sarà in forma completa, farò un Rigoletto a Verbania con io come narratore e 4 cantanti. E’ importante che il pubblico venga riallenato all’opera attraverso interventi di questo tipo, se vogliamo anche di carattere educativo… Penso che in questo momento storico sia fondamentale lavorare facendo conoscere l’universalità dell’opera con un approccio propedeutico. So di combattere una battaglia dura ma sono convinto che molte opere si possano tagliare eliminando le parti marginali alla vicenda. Trovo sia un modo per far dire quanto bella sia l’opera e renderla accessibile a tutti. Oggi siamo abituati ai tempi veloci, a internet, alla tv. Teniamo conto che le opere come media sono dell’800… Si viveva in un altro modo allora. La maggior parte della gente e dei giovani non sa oggi cosa sia il teatro, le scuole addirittura fanno vaccinazioni contro di questo.

-Cosa ci dice di Boheme?
La Boheme è proprio l’opera che mi ha svezzato attraverso mia mamma che me la cantava. Capisce l’amore che mi lega a quest’opera! Sa che l’ho fatta due anni fa e mi sono messo in scena?! Secondo lei chi avrei potuto interpretare?

Penso Benoit.
Sì! A me quello che piace nella Boheme è la complicità e l’abilità di Illica e Giacosa nell’ alternare comico e tragico. Sono cose da grandi drammaturghi quelle! Badi bene, il fattore comico per me -nell’opera ma anche in televisione- è il sorriso continuo, mai fatto di gag e di volgarità, ma sano! Boheme è anche la Scapigliatura perché mi parla di Milano, delle mie origini- una cosa che sento molto- e della ribellione dei giovani delusi. Trovo ci sia una bellissima affinità tra questo movimento, le canzoni di Gaber e Jannacci e quello che provavano i giovani negli anni ’50. Sono sempre alla ricerca di paralleli storici di questo tipo, mi affascinano…

-E i giovani d’oggi secondo lei da che parte stanno?
I giovani d’oggi non hanno ragioni così profonde. Non hanno mai fatto la guerra e neanche il militare. Se ci pensiamo, quella che stiamo vivendo è un’epoca antistorica: sono quasi 70 anni che non c’è una guerra. Non credo ci sia mai stato un tempo di pace così lungo. Io sono pronto nonostante l’età a combattere per la pace, ma anche da ragazzo lo ero. La libertà va difesa! I giovani di adesso lo sarebbero?

-So che le sue critiche ai giovani le hanno portato a ricevere anche degli insulti via web…
 Io prendo in giro i giovani ma tengo moltissimo a loro perché mi rendo conto che non sanno delle cose, la scuola non li prepara. Quando mi capita di fare discorsi ai laureandi vedo che a 23,25 anni non sanno cosa sono e cosa vogliono. Io a 16 ero uno pronto a combattere per la libertà! Mi dispiace moltissimo dire questo. Gli fanno credere di essere liberi ma poi difronte alla prima difficoltà crollano. Qui mi rendo conto che viene fuori un po’ il mio essere nonno… Bisogna accompagnare i giovani… Una volta all’anno vado a fare una lezione su Guareschi e mi accorgo che se si riesce a far scattare una molla di conoscenza i ragazzi sono come i giovani di una volta, con la voglia di apprendere.

-Ha già visitato l’incantevole borgo di Varese ligure?
Sono arrivato un mese fa a visitarlo e lo trovo delizioso. Quando ho visto la torre c’era qualcosa che mi ritornava alla mente ma non riuscivo a capire. Poi ho scoperto che 35 anni ero stato proprio lì per fare uno spettacolo, chissà probabilmente nella stessa piazzetta dove andrà in scena Boheme… Ero agli inizi della carriera.

-Alcune voci parlano di una sua piacevole sorpresa per il pubblico nel giorno della prima di Boheme. Ci può anticipare qualcosa? Cerco sempre la complicità con il pubblico nei miei spettacoli. E anche stavolta non mancherò di parlare prima al pubblico per raccontare un po’ cosa andrà a vedere.

-Per concludere, le propongo il gioco del se fosse. Se lei fosse un personaggio d’opera, un’aria e un compositore?
Dunque… Mi ritrovo certamente nei bassi. Colline! E non solo per la voce. Mi piacciono i bassi perché infondo mi piacerebbe interpretarli. Ho anche provato a prendere qualche lezione, ma…

-E’ sempre in tempo.     
La vedo dura, è un po’ tardi ormai… sorride. In ogni caso per me ci vuole chi insegna ai bambini: l’insegnante di musica a 6 anni mi ha terrorizzato e credo mi abbia provocato un blocco purtroppo. Quando mi rivedo nel Benoit che avevo interpretato leggo il terrore nella mia faccia, tuttavia a una seconda visione mi accorgo che non ero affatto male, anzi…

-Benoit, quindi lei è un po’ un filosofo?
Non esageriamo… è che mi piace stare tra i libri, pensare.

-Quanto all’aria, che mi dice?
Vecchia zimarra e La Calunnia sono quelle a me più congeniali. Se devo cantare una canzone d’amore a mia moglie però scelgo Ella giammai m’amò dal Don Carlo. E come compositore… guardi m’è venuta in mente una follia: Mario Panzeri come paroliere e Rossini come musicista, se fossero vissuti nello stesso secolo!

Grazie signor  Beruschi per questa bella chiacchierata e per la simpatia che sa trasmettere! In bocca al lupo per tutti i suoi prossimi impegni!

(Pieramaria Ciuffarella)

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