Mario Bonelli: la Germania perde il pelo, ma non il vizio

LA SPEZIA– La Germania, come il lupo,  “perde il pelo, ma non il vizio”; si sa che l’Europa dei popoli è stata voluta perché siano evitate le guerre e questo viene enfatizzato più volte anche dal Presidente della Repubblica e da spot pubblicitari della nostra televisione di Stato. Certo, non c è la prima linea, non ci sono carri armati, né soldati vittime, ma la storia non cambia: attualmente con la Germania non c’è una guerra di tipo tradizionale, ma un conflitto economico-finanziario che ha fatto e sta facendo le sue vittime. Come nella seconda guerra mondiale, l’Italia era succube di una Germania imperativa, di comando, lo è ora, dipendente, di uno stato autoritario, che impone leggi, che non sono quelle razziali, ma sono di tipo economico-finanziario, che possono fare ancora più male, e portare l’Italia nel baratro.

La domanda è: esiste una figura italiana, un politico, forte, che possa contrastare e controbattere il potere autoritario tedesco? Renzi è salito sul podio dell’Europa per il semestre, in un contesto economico italiano esplosivo. L’Italia è malata di deflazione, il tasso di disoccupazione al 12,6%, quello giovanile al 43%, crollo della domanda interna, zero crescita, zero Pil. La deflazione è assai dannosa, la quale diffondendosi nelle arterie del sistema industriale, accende nuovi focolai favorendo nuove crisi aziendali, appiccando a sua volta il fuoco al tasso di disoccupazione e influendo sul livello dei prezzi che è strutturalmente incompatibile con l’idea di “fare impresa”. In questo quadro idilliaco in cui si trova l’Italia, Renzi chiede al popolo italiano, anzi, si prende 1000 giorni, per fare le riforme, e a tuttoggi, quelle iniziate: riforma del senato, legge elettorale, titolo V della costituzione, riforma della giustizia, non sono quelle che danno lavoro ai giovani e ai disoccupati, non risolvono la bassa inflazione, non fanno aumentare i consumi né danno il via alla crescita. Lo Stesso Santo Padre,  intervenendo sulla mancanza del lavoro, ha detto “ non portare a casa il pane toglie la dignità”. Renzi nel suo discorso al Parlamento europeo ha dato un segnale chiaro di sudditanza al potere tedesco, con l’affermazione del rispetto del 3%. Si deduce dagli interventi in Europarlamento (del capogruppo Weber: “Avanti con il rigore….. “, il Presidente della Bundesbanks, Jens Weidmann riferendosi all’Italia: “fare più debiti non è il presupposto della crescita”), che l’Europa-Germania e i paesi del nord daranno poco spazio alla flessibilità del patto di stabilità e continueranno iperterriti nella austerità, lasciando l’Italia al suo destino. La salvezza del nostro paese, come più volte ho detto, sta nel non rispetto del 3%, e iniziare da parte dello Stato, Investimenti pubblici per la crescita e l’occupazione. Basta con le teorie economiche neo classiche di Monti, Letta, Renzi e si dia fiato alle politiche Keynesiane.

Mario Bonelli dottore commercialista in La Spezia

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