"La nausea" di Sartre: recensione di Daniele Ceccarini

Alle tre del pomeriggio è sempre troppo presto o troppo tardi per qualsiasi cosa tu voglia fare.
Ogni esistente nasce senza ragione, si protrae per debolezza e muore per combinazione. Il tempo è troppo vasto, non si lascia riempire. Tutto ciò che uno vi getta s’ammollisce e si stira. 

Jean-Paul Sartre

Sartre propose all’editore Gallimard questo libro col titolo “Melancholia”, ossia melanconia (o melancolia) un termine che evoca una dimensione di tristezza senza motivo. L’editore preferì il titolo La Nausée (La Nausea), che letteralmente significa mal di mare, un termine che evoca un viaggio, in cui si soffre e si avverte una continua sensazione di vomito: un immagine emblematica della vita, cara alla letteratura e alla simbologia mistica. Nella narrazione, Sartre sceglie di abbandonare il narratore esterno e racconta in prima persona la storia di Antoine Roquentin, uno storico impegnato a scrivere la vita di messier De Rollebon, un personaggio vissuto nel Settecento. La storia è ambientata a Bouville, cittadina immaginaria della Francia, anni Trenta del Novecento. Il protagonista descrive nel suo diario il rapporto con se stesso e con gli altri, una storia che si ripete in continue sconfitte. Il fragile Antoine passa le sue giornate alla ricerca di qualcosa che abbia senso scrivere, fare, di qualcuno con cui parlare in una straziante solitudine. Scopre con angoscia che “nella società è solamente il continuo mentire a se stessi che può permettere a questo ordine patologico di esistere, di perpetuarsi” e svela, nell’ordine sociale, l’atteggiamento peculiare dell’uomo moderno è la malafede. La Nausea è l’esperienza che ci aiuta a capire il senso al proprio esistere.
Alla drammatica domanda “che senso ha la vita?Antoine-Sartre propone l’esercizio libertà per superare “la radicalità dell’essere umano, la solitudine e la messa in discussione delle proprie scelte, la tematizzazione del senso della scelta e di una scelta autentica è esperienza rifiutata nel mondo massificato odierno!”.

E’ un libro da leggere e su cui riflettere, che si presenta oggi in tutta la sua drammatica attualità. In proposito, Sergio Dagradi recentemente ha pubblicato provocatoriamente l’articolo “Inattualità di Sartre,oggi”, un grido di protesta contro “i benpensanti del nostro tempo, poco inclini alla messa in gioco del loro orizzonte piccolo borghese, ovvero delle loro stesse catene, e che preferiscono appunto le catene delle convenzioni al farsi carico di quello che ho chiamato, nietzscheianamente, il peso più grande, ossia la loro stessa esistenza”. Degrada afferma polemicamente “Viviamo in un’epoca di benpensanti che si adeguano alla commedia sociale in atto. Nel trionfo dell’apparenza, dell’essere per apparire, vi è il trionfo di quell’essere costruito per e dagli sguardi degli altri che si è visto essere condizione di deiezione estrema dell’essere umano in quanto ex-sistere”.
A tutto questo Sartre risponde con “l’esigenza della libertà e dei valori”, perché il mondo di Antoine Roquentin è la lucida fotografia della realtà che viviamo tutti i giorni e la Nausea è qualcosa che può far crollare le sicurezze che ci soffocano: “la lucida sensazione del dissolversi della sensatezza di questo mondo”.

L’autore.

Jean-Paul Charles Aymard Sartre filosofo, scrittore, drammaturgo e critico letterario francese è il maggior esponente dell’esistenzialismo. Rifiutò la Legion d’onore, la cattedra al Collège de France e il Premio Nober per la letteratura. Quando morì nel 1980 era l’ icona della gioventù ribelle e anticonformista del dopoguerra. Al suo funerale parteciparono sessantantamila persone. Fu sepolto nel cimitero di Montparnasse a Parigi. Tra le sue opere filosofiche: L’Immaginazione; La Trascendenza dell’Ego; Idee per una teoria delle emozioni; L’immaginario; L’essere e il nulla; L’esistenzialismo è un umanismo; Critica della ragion dialettica I;Critica della ragion dialettica II; L’intelligibilità della storia.

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