Il Porto della Spezia, di Mario Bonelli

LA SPEZIA– Parlare di green economy e di blue economy a La Spezia, intitolando una convention “Il Golfo fa rete nel verde e nel blu” è veramente un paradosso, nonché uno schiaffo agli spezzini che vivono tra la collina dei veleni di Pitelli, il carbone dell’Enel, il rigassificatore di Panigaglia e un porto di containers, che si è esteso a dismisura, ormai fino alla Capitaneria. La Spezia è una città morta, dove il  porto non è sufficiente per una economia duale; la città, per crescere, per non fare scappare altrove i giovani cittadini, deve orientare la quasi totalità della sua economia nel Turismo e non nel porto dei containers, che oltre tutto dà poca occupazione. L’euforia di qualcuno sul numero dei containers movimentati cozza con la qualità della vita dei quartieri e delle Marine, cozza con l’inquinamento, i rumori, le polveri sottili estremamente nocive per la salute dell’uomo. Significativo per la nostra realtà è il confronto che si può fare ad esempio tra il porto di Genova e  quello della Spezia circa il numero dei containers movimentati nel 2013 e l’ampiezza del porto. Genova, ha una superficie di 7 milioni di metri quadrati e il numero di Teu movimentati è 1.860.000. La Spezia ha una superficie di metri quadrati 572.000 e il numero di Teu movimentati è n. 1.300.432. Questo non ci deve ritenere premianti, perché non lo è in termini di vivibilità. La Spezia deve puntare sulla riconversione del porto: dai containers a porto turistico, contraddistinto da un approdo diportistico, ma soprattutto da un importante terminal crociere. Dalla costruzione di una spiaggia a mare attrezzata, per richiamare ospiti: siamo l’unico capoluogo della Liguria che non ha una spiaggia, a differenza di Savona, Imperia e Genova. La Spezia deve diventare una città orientata alla accoglienza del Turismo crocieristico, una città che si rivela al turista come piacevole, con le proprie testimonianze storico/militari, che chiede al turista non un transito frettoloso, ma un vero e proprio connubio con la città stessa e con il suo golfo dei Poeti. Le navi da crociera che scalano un porto generano  posti di lavoro a livello di approvvigionamenti, carburante, licenze dei marittimi, servizi ai passeggeri, ispezioni, alberghi, ristoranti, attrazioni locali e altre attività per i visitatori nell’area portuale. Ogni milione di euro speso nell’industria crocieristica crea 2,2 milioni di fatturato e 21 posti di lavoro.

Altro che containers che stanno soffocando e imbruttendo la città.

Mario Bonelli dottore commercialista in La Spezia

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