Sequestrata a Spezia nave con acciaio per armi di distruzione di massa destinato alla Siria

LASPEZIA – Sono stati sequestrati  nel porto spezzino nove container  trovati a bordo  di nave mercantile,  proveniente dalla Cina, e contenenti materiali (acciaio) destinati alla Siria per la realizzazione di armi di distruzione di massa.

L’indagine era iniziata nell’autunno del 2013, quando è stata intercettata una nave in navigazione dalla Cina verso il Libano.  Al comandante del mercantile è stato ordinato di cambiare la rotta e dirigersi verso il porto di La Spezia.  Quando sono saliti a bordo della nave (di cui si ignora il nome) gli ispettori dell’Ufficio delle Dogane della Spezia, è stata intercettata – come si legge in un comunicato stampa – “ una spedizione di materiali ad uso duale aventi un potenziale impiego militare, destinati ad una società libanese risultata inesistente”. Il sequestro è stato effettuato con la collaborazione della Direzione centrale antifrode e controlli dell’Agenzia delle Dogane di Roma. ” La merce è stata sbarcata e sottoposta ad un’immediata verifica. Gli accertamenti condotti hanno permesso di scoprire l’acciaio destinato a soggetti implicati ad attività di sviluppo di armi di distruzione – si legge nella nota diffusa – e l’operazione è stata bloccata definitivamente dei funzionari doganali grazie alla perfetta sinergia tra Agenzia e Monopoli e ministero dello Sviluppo Economico, Autorità Nazionale competente per il controllo nel settore dei beni dual use”.  La notizia è stata rivelata solo oggi in data 17 giugno (2014)  come ha dichiarato il direttore delle Dogane di La Spezia Elvio La Tassa: ” Non ci sono pericoli per la popolazione perché l’acciaio sequestrato e conservato nei container sul molo, si chiama duale proprio perché viene utilizzato sia per usi pacifici che per la costruzione di armamenti pesanti”.

Dalle indagini effettuate e tenute nel massimo riserbo dalle autorità è stato stabilito che una volta arrivata in Libia la nave, l’acciaio sarebbe stato trasbordato su camion diretti in Siria, nazione da tre anni flagellata da una guerra civile tra il regime di Bashar al-Assad e  i combattenti ribelli. Secondo le stime, i morti sono oltre centomila.

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