Daniel Buren, un'opera per la Triennale di Milano

LA SPEZIA– Qualche giorno fa sul Fatto Quotidiano è stato pubblicato un articolo, firmato da Laura Cherubini, dal titolo “Buren, un dono per la Triennale”. La Triennale di Milano avrà un’opera permanente dell’artista francese Daniel Buren: “una vetrata scandita in comparti rettangolari” (e colorati), che riveste una scala degli anni Trenta, realizzata dall’architetto Muzio. L’opera, si legge nell’articolo, è permeabile alla luce, che è l’elemento su cui sono basate le ultime opere dell’artista. Nella nostra città Buren è al centro dell’attenzione da oltre un anno per il suo discusso progetto di riqualificazione della centrale Piazza Verdi. Particolarmente contestati, come noto, i portali colorati, che, secondo i contestatori, non si integrano in alcun modo con il resto della Piazza, ricca di architettura Liberty. La critica spesso  mossa a Buren, “non è mai stato in città, non conosce la Piazza”, sembrerebbe essere smentita dalle dichiarazioni dell’artista, che fa sapere di “vivere e lavorare in situ”; ogni suo lavoro, dice, “nasce così, nel rapporto con il contesto, che nel caso dello spazio pubblico è il vero luogo delle relazioni umane”.

L’estate scorsa, nel corso di un’intervista a “Spezzino vero” il sindaco della Spezia Massimo Federici così rispondeva alle critiche “[…]Venendo a Buren non è stereotipato. Progetta in sito e nell’attenta lettura del luogo […]”. (intervista completa).  Non si può certo dubitare delle parole di un artista e di un Sindaco, ma, guardando anche altre opere bureniane, risulta difficile cogliere “l’attenzione al luogo circostante”. I portali colorati, ad esempio, si trovano anche in altre realtà e ci si chiede come facciano opere molto simili tra loro integrarsi perfettamente in luoghi estremamente diversi; inoltre basta guardare questo fallito tentativo di inserimento di un’opera del contestato artista francese in una piazza tedesca (Weimar, 1999). Dove sarebbe stata, in questo caso, l’armonia tra opera e contesto? Cosa c’entravano quei pilastri a strisce con l’architettura tedesca della piazza? L’opera, infatti, fu sonoramente bocciata dai cittadini.

Lasciando da parte i comitati del sì e del no, solo guardando i rendering, anche le opere previste in Piazza Verdi appaiono totalmente slegate dal contesto. E questo a detta anche di architetti, esperti di arte e beni culturali, intellettuali. Certo l’arte contemporanea è di difficile comprensione e suscita sempre discussioni e polemiche; l’assessore Corrado Mori l’anno scorso dichiarò a LaSpeziaOggi che certamente questo tipo di arte poteva non essere compresa da tutti, ma che la piazza, una volta finita, sarebbe stata bella e apprezzata. In molti continuano ad avere dei dubbi. Sui portali di Piazza Verdi e su Buren in generale. Non solo gli spezzini: molti turisti francesi, di passaggio dalla Piazza, quando sentono “Buren” si mettono le mani nei capelli e scuotono la testa. Se far parlare molto di sé, nel bene o nel male, vuol dire essere un grande arista, allora sicuramente Buren è uno dei più grandi attualmente in circolazione.

www.danielburen.com

 

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