"Sirenate" di Marco Ferrari, recensione di Daniele Ceccarini

LA SPEZIA– Sirenate, il nuovo libro di Marco Ferrari, evoca il mito antico delle sirene, in modo assolutamente nuovo. Le sirene di Marco Ferrari sono le creature misteriose metà donne metà pesce descritte nel Liber Monstrorum dell’VIII secolo: “capite usque ad umbilicum sunt corpore virginali et humano generi simillimae; squamos tamen piscium caudas habent, quibus semper in gurgite latent ( e dal capo fino all’ombelico hanno il corpo di vergine e sono molto simili al genere umano; tuttavia hanno squamose code di pesce che tengono sempre nascoste nei gorghi)”. Nella tradizione medioevale le “sirenae canto mulcendo decipiunt i navigantes (ingannano i naviganti con il canto)”, le sirenae di Marco Ferrari sono creature dolcissime, accettano gli umani e chi le avvicina non è trascinato nell’abisso, ma trova il conforto dell’amore e del sogno. Sono creature che ricordano i versi di Thomas Stearns Eliot  “Le ho udite cantare le sirene,  non credo che canteranno per me”, scelti proprio dall’autore per introdurre i racconti. Ma mentre il protagonista delle poesie di Elliot passeggia sulla spiaggia, si accorge che le sirene cantano solamente fra di loro e non per lui, le sirenae di Marco Ferrari si lasciano avvicinare dagli umani. I navigantes protagonisti del libro di Marco riescono a costruire un rapporto e talvolta l’amore con queste marinae puellae, ne subiscono il fascino, se ne innamorano e ne restano ammaliati. Così il vecchio Amedeo raccoglie la sirena ferita al Tinetto bellissima, bionda resa ancora più solare dal ruvido tappetto scuro nel quale stava adagiata. Il vecchio guarda incantato la bellissima creatura che risveglia in lui le emozioni di gioventù vittima dell’ultima illusione, l’estrema visione prima del buio assoluto.
Ecco, le sirenae di Marco Ferrari sono veramente l’incanto della vita che fugge e quando le guardi non sai se stanno per sottrarti la vita o se sta per scoppiarti il cuore come ad Amedeo. Dove la vicenda diventa più difficile da districare è la strana storia del Comandante Rolando Perazzo che con la sua nave si salva in una misteriosa isola abitata da sirene. Una vicenda che oscilla tra verità e fantasia, che gli stessi protagonisti non riescono a decifrare e risolvono con un ex voto con una Madonna a forma di sirena. La storia raccontata dal comandante si conclude con una metafora dal sapore oscuro: nessuno di noi conosce più il confine tra la certezza e il dubbio che gli alisei e le latitudini sconosciute alimentarono ma noi siano solo uomini addetti a trasportare merci, non visioni. E per questo ci rimettiamo a Vostro inappellabile giudizio. Le sirene arrivano canterine. giovani, belle, inaudite e inaspettate, ospiti, in quel maligno squilibrio atmosferico nel vortice del ciclone a salvare la nave che affonda e così l’equipaggio è salvo dopo quattro giorni grazie all’intervento di angeli femminei del mare colà inviati per l’intervento della Beata Vergine del Boschetto. E non è raro il caso di una sirena che si trasforma in donna e condivide la sorte di un umano di cui si innamora. A ben vedere, la descrizione delle sirenae di Marco Ferrari c’è qualcosa di più profondo di un semplice racconto di mare, si intravvede la metafora della liberazione dell’uomo moderno dalla paura della femminilità. Il Medio evo aveva esorcizzato la paura della donna nella morbosa attrazione verso l’abisso incantato, simbolo del peccato e della perdizione, delle sirenae. Eliott le sente lontane, non riesce a costruire un rapporto, non ne ha paura, le cerca, ma le sente lontane, irraggiungibili. Marco Ferrari conclude il percorso travagliato del rapporto uomo-donna nella dolcezza dell’incontro tra l’uomo e le sirenae l’accettazione della sensualità della donna. Forse inconsapevolmente Marco Ferrari ha intuito la possibilità del nuovo rapporto tra l’uomo e la sensualità femminile.

Marco Ferrari è giornalista professionista, ha lavorato all’Unità e attualmente collabora Repubblica. E’ stato Presidente dell’Istituzione per i servizi culturali del Comune della Spezia e attualmente è Presidente della Meaduateca regionale ligure. Scrittore e sceneggiatore ha esordito con I sogni di Tristan (Sellerio), a cui sono seguiti: Alla Rivoluzione con la due cavalli (Sellerio, Grand Hotel Oceano (Sellerio, La vera storia del mitico undici (Ponte alle Grazie.Longanesi), Ti ricordi Glauder (Sellerio).Nel 1995 Attilio Bertolucci gli ha conferito il Premio Lerici Pea. Organizza il Premio Montale Fuori di casa. Collabora con Alessandro Benvenuti e col regista Maurizio Sciarra che ha realizzato il film dal romanzo Alla rivoluzione con la due cavalli, è vincitore del Festival di Locarno. Collabora con Retequattro, RAI, Rai TRE.

Intervista a Marco Ferrari su La voce della Russia.

(Daniele Ceccarini)

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