Lettera aperta ai "generali" della cultura (e anche ai colonnelli)

SPEZIA – In riferimento all’incontro sugli Stati generali della cultura che si terrà venerdì 13, vale la pena soffermarsi su alcuni punti mai sollevati prima circa la gestione trasparente del bene comune “cultura”. Premesso che è  buona cosa radunare “il ceto intellettuale spezzino (sic)” è apprezzabile lo sforzo. ammesso che esista un ceto intellettuale come “categoria del pensiero e dello spirito”. Ammesso che nel caso, ce ne sia mai stato uno alla Spezia. Diciamo che se c’era finora dormiva visto che la programmazione culturale, teatrale, musicale, museale ormai da decenni la fanno sempre i soliti noti. Alla faccia del #cambiaverso. Un esempio fra tutti: al Teatro Civico c’è stato un direttore artistico per oltre trent’anni dal 1972, ovvero Antonello Pischedda. Roba da Guinness dei primati.  Una gestione così lunga la si ricorda solo per Ivo Chiesa che diresse lo Stabile di Genova  per 44 anni. La riflessione banale e forse scontata, è che prima di radunare stati generali o gruppi di lavoro, persino quattro amici al bar a parlare di cultura per la città, bisognerebbe chiarire a vantaggio della comunità su cui verrà “sversata” tutta questa fantomatica cultura, quali siano le attuali nomine ai vertici e sulla base di quali progetti siano stati incaricati.

Museo Camec. E’ stata fatta in passato una short list valida un anno, vinta dalla brava e competente Francesca Cattoi, la quale però ha dovuto smettere il mandato a marzo 2014, come da contratto. Nessun problema a far continuare nel suo lavoro una professionista seria, ma i bandi hanno regolamenti a cui forse vale la pena attenersi altrimenti qualcuno fa ricorso e poi magari, come per il Teatro Civico, lo vince pure. Dunque, a meno che non ci siano state variazioni, e nel caso nessuno ne ha dato comunicazione, il Camec non ha ad oggi consulenti/direttori. Eppure nel programma degli Stati generali la Cattoi compare come tale e siamo felici se il mandato le sia stato prorogato, ma alla città e agli organi di stampa qualcuno glielo dica.

Il Teatro Civico. Dolenti e imbarazzanti note, anche in questo caso si parla di Guinness: La Spezia è il primo caso in Italia in cui un Tar annulla una nomina ai vertici di  un Teatro e molti già nell’ambiente, lo citano come precedente. Un Tar a seguito di un ricorso collettivo, ha dichiarata nulla la nomina di Alinghieri.  Il Comune deve pagare le spese legali. Oggi Alinghieri è presidente delle Istituzioni culturali.  Ma anche se avesse continuato a lavorare per il Civico, visto che ha esercitato per un paio di mesi il mandato, quale era il suo progetto per il Teatro presentato al bando? Come per il Camec, ai cittadini e agli organi di stampa, non è dato da sapere. Dunque alla fine, chi c’è alla direzione/consulenza del Camec e del Civico? Chi fa  o ha già con buona probabilità realizzato la stagione teatrale? Mistero. Qualche indiscrezione passa, qualche sospetto lo abbiamo: i “fantasmi” si aggirano sempre per il teatro e spesso non sono invisibili. Dove sono andate a finire le buone intenzioni del Sindaco all’epoca delle famigerate short list? Cadute come pini all’alba? Merito, imparzialità e trasparenza devono essere i tre criteri guida cui ogni processo di nomina pubblica deve ispirarsi.

Quanto alla dottoressa Ratti, forse una dichiarazione di scuse per la cancellazione del bando del Civico a causa di una commissione da lei presieduta forse poteva essere apprezzabile. Non pervenuta. E vogliamo sciogliere il nodo Mediateca? Che appare una chimera, un miraggio, anche se ogni tanto appaiono sui giornali le dichiarazioni di una sua apertura imminente, a detta dei soliti generali della cultura. Ma se abbiamo una Mediateca, si può sapere che fa, chi la dirige, quali sono i progetti, cosa produce, in quali rapporti sia con la Film Commission genovese?

E come mai chi è preposto a tale importante struttura, non è intervenuto alla notizia della chiusura del Laura Film Festival di Levanto della famiglia Morandini, visto che la Mediateca è di interesse regionale e quello che è accaduto è molto più grave che un’ azione di “risparmio” di un Comune della Provincia, poiché interrompe una continuità, una tradizione e un legame con la biblioteca di cinema donata da Morando Morandini, punto riferimento per molti studiosi in erba e appassionati. Anche solo questi chiarimenti sarebbero ad oggi  molto utili. Prima di ragionare sui contenuti.

 

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