La pittura emozionale di Lorenza Federici, recensione di Marina Volpi

LA SPEZIA– E’ un turbinio di emozioni la ricerca artistica di Lorenza Federici, pittrice spezzina, figlia d’arte ed amante commossa del mare e della propria terra. La produzione artistica di questa pittrice rivela la sua personalità in ogni componente: i soggetti- marine convulse, onde che si infrangono sugli scogli, oppure amanti appassionati che si stringono in coinvolgenti abbracci- sono frutto della selezione di tutto ciò che commuove ed emoziona la pittrice. Riflettono la sua personale idea di come dovrebbe essere il rapporto con il mondo, sia rispetto alla natura che rispetto alle persone: governato dall’amore, dall’entusiasmo, da un occhio innocente e forse un po’ illuso ma sicuramente pieno di purezza e bontà. Il suo sguardo è per questo rivolto anche alla tematica sociale. Di recente la pittrice ha affermato: “ io urlo attraverso i miei quadri l’infamia che gli uomini compiono sul pianeta”. Partendo da fatti recenti quindi, le opere di questa artista non debbono mai essere considerate avulse dal contesto. Ogni soggetto è difatti sentito profondamente dalla Federici che ritiene l’arte possa essere valvola di sfogo e strumento di denuncia sociale. In grado quindi di colmare i bisogni personali e quelli della collettività intera, alla quale l’artista si rivolge, aprendosi e rivelando le sue denunce, le sue commozioni e la sua natura appassionata.

Tutto questo trapela dalle tele della Federici, opere che affrontano le tematiche predilette in modo ridondante, come fossero un susseguirsi di prove compiute dall’artista per giungere all’abbraccio “ perfetto”, oppure alla rappresentazione ideale dell’onda che si schianta contro una scogliera. Tuttavia, quel che interessa alla pittrice non è certo la resa formalmente sapiente- secondo accademiche memorie- dei soggetti rappresentati, bensì- ed è evidente in ogni suo dipinto- la ricerca della sensazione esatta del mare, così come della sensazione esatta di un abbraccio avvolgente. Per queste ragioni la ricerca artistica della Federici può essere definita “ emozionale”: ella dipinge con il sentimento, di slancio- di petto possiamo arrivare a dire- cioè con buona lena. Rappresentare un’onda diviene quindi un esercizio anche fisico per la pittrice che nell’onda arriva ad immedesimarsi, così da capire e riportare su tela l’emozione da essa scaturita. Alternando opere di grandi dimensioni ad opere più piccole- dove solitamente la resa del dato figurativo è più esatta- la Federici ha toccato anche punte astratte: il suo disinteresse verso la resa figurativa iperrealista la porta in breve tempo allo scorporamento formale mediante il quale è più facile lasciar trapelare il sentimento ( un pensiero artistico già comune alla fine dell’Ottocento tra i pittori scapigliati lombardi). Ecco quindi che in alcuni quadri la forma ed il soggetto sono solo intuiti, passando in secondo piano rispetto ad un debordante gesto pittorico avvolgente che richiama il dato reale esclusivamente grazie ai giochi tonali. Nelle tele più recenti infine, la ricerca artistica della Federici ha subito un’altra evoluzione: i soggetti sono più scuri, meno serafici e più coinvolgenti- forse più oscuri anche da un punto di vista sentimentale. Iniziano a comparire marine notturne e non solo rappresentazioni di un mare diurno che, seppur quasi sempre convulso e mosso, lasciava trapelare le atmosfere primaverili ed estive tanto amate dalla pittrice perchè elementi gioisi.

Le opere recenti, subiscono una variazione anche tecnica: lo scorporamento formale è sempre presente, il soggetto è ancora intuito per via si accostamenti cromatici e non grazie ad un disegno marcato o ben definito, ma la pennellata è allargata, quasi piatta e stesa a macchia piuttosto che a fasci di colore guizzante sulla tela. Un percorso artistico appassionato e convulso, una continua euresi della resa del sentimento avvolgente sin dalla tela di dimensioni più ridotte. Una ricerca curiosa, basata sulla rappresentazione dell’emozione che deriva dalla capacità ed intenzione della Federici di dare importanza alla sensazione scaturita dal soggetto e non dal soggetto stesso.

Marina Volpi (storica dell’arte)

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