Paolo Logli: "Piazza Verdi vista da lontano".

LA SPEZIA– Laspeziaoggi ha chiesto all”autore e sceneggiatore cinematografico e televisivo spezzino Paolo Logli di raccontarci  su Piazza Verdi  il suo pensiero a riguardo:

<<Mi si chiede una opinione sulla vicenda dei pini di Piazza Verdi, da spezzino che vive lontano ma che tiene saldo il legame con la sua città d’origine. Ne parlo volentieri, senza entrare nel merito degli aspetti tecnici, per i quali non ho sufficienti strumenti (anche se ho una mia opinione.), ma seguo da lontano, dai giornali on line  e dal cartaceo la vicenda di Piazza Verdi, e sinceramente non riesco a capire. Non tanto il senso dell’esposto, che mi è chiaro, come mi sono chiare le ragioni del comitato.

E neppure il senso della decisione del Comune (discutibile, ma con una sua logica) di procedere a questo restyling della piazza secondo il Progetto Buren. Posso dire che personalmente gli archetti colorati non mi fanno impazzire, posso dire che tremo alla sola idea di vasche d’acqua da manutenere, viste le condizioni, per esempio, della famosa “fontana del culo” di Piazza Garibaldi.

Mi pare evidente che dei pini che hanno settant’anni certificati non sono la stessa cosa di pini ripiantati, qualora lo si dovesse fare, per rimediare ad un errore di valutazione o costretti da un pronunciamento degli organi preposti. Ma questo si colloca in un contesto di civile confronto, fa parte del legittimo gioco delle parti, della contrapposizione delle opinioni e degli argomenti, ed altrettanto legittimamente possono essere contrapposti argomenti, considerazioni, fatti.

Quello che proprio mi sfugge è perché si sia persa platealmente un’occasione di conciliazione cittadina. Il taglio dei pini mi è parso immediatamente, e purtroppo la sensazione permane, una prova di forza. Mi è parso un cascame di celodurismo che troppo spesso impazza nella politica nazionale, ma che diventa davvero difficile da accettare nella politica locale, dove gli amministratori sono persone che si conoscono e si vedono tutti i giorni.

Ho avuto la sensazione – purtroppo, e dico purtroppo –  perché stando lontano, non mi capacito di questa linea di condotta di Massimo Federici, che ho conosciuto da ventenne come persona equilibrata e votata al confronto, che si sia presa al volo la sentenza del TAR per tagliare alle sei del mattino, sotto la copertura delle forze dell’ordine, ribadire e “qui comando io e questa è casa mia”, poi si vedrà.

Ecco, questa a me pare la mossa mal valutata, di qualcuno che ha sbagliato a valutare l’occasione – anche politica – che gli si era offerta, forse anche un po’ depistata a livello personale da sassolini nella scarpa da scrollar via, e da qualche parola grossa voltata da una parte e dall’altra. Mi si dirà che la percentuale di consenso alle elezioni europee non ha indicato flessioni, ed è vero, ma concedetemelo, le città non si amministrano con le ripicche, e se questo è stato uno dei moventi, è stato un movente sbagliato. E controproducente alla lunga, credo.

Proprio non riesco a capire perché, dopo la sentenza del TAR (che peraltro è durata lo spazio di un sospiro, annullata dal Consiglio di Stato) il Sindaco e il Comune abbiano perso l’occasione di aprire un tavolo, di confrontarsi, non dico di rinunciare al progetto, ma quanto meno parlarne con chi tra la cittadinanza aveva opinione negativa. Di provare a capire davvero le ragioni degli oppositori e provare a spiegare davvero le proprie. A meno che, oltre quanto già detto, non avesse il valore di sbarazzare il campo dall’oggetto del contendere, i pini, sfruttando una finestra di legittimità, e poi si vedrà. Ecco, se così fosse, ribadisco che  a mio parere è stato un errore.

I colpi di mano lasciano sempre dietro di sé uno spiacevole sapore di arbitrio, la nostra storia politica recente a livello nazionale ne è piena. Poteva andare diversamente, credo. Ed è un peccato, perché il dibattito politico negli ultimi tempi si è talmente imbarbarito, che un bel gesto avrebbe potuto fare la differenza. Ci si poteva distinguere, si poteva, per una volta, essere meglio. Sono tra quelli che si illudono che alla politica si possano ancora chiedere cose del genere>>.

 

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