Lettera aperta al sindaco: Marco Andreini scrive a Federici

LA SPEZIA– Caro Massimo,

mi permetto di darti del tu perché siamo amici da molto tempo. Non serve chiamarsi Sgarbi, caro Massimo, per  indignarsi rispetto ad una decisione che non ti fa onore; tu non rischi di passare alla storia per colui che ha trasformato e reso bella una piazza, ma per colui che prima ha mandato carabinieri e poliziotti contro inermi cittadini quasi fossero terroristi e poi per  colui che, infischiandosene  di tutti e di tutto, compreso il parere di ministri e compagni del tuo partito, forte della legge e di una sentenza  che sembra scritta non da giudici, ma da politici, ha ucciso (e qui ha ragione Sgarbi) i nostri amati pini settantennali. Certo tu dirai, come dici al mio amico di mille battaglie  Marco Grondacci, che tutti i tuoi detrattori sono persone frustrate che non riescono a emergere nella politica. Premesso che Marco è la persona meno frustrata che esista nel pianeta, ti ricordo, e lo faccio anche  come dirigente nazionale del Psi, che tu sei uno dei pochissimi sindaci che si è ricandidato senza passare dalle primarie e ti ricordo sempre che anche la prima volta solo per pochi voti hai rischiato  di  dover andare al   ballottaggio con Gianluigi. (Burrafato, n.d.r.)

Certo tu dirai “l’elettorato apprezza il mio operato e quello del mio partito“; è vero, Massimo, ma gli spezzini che votano sono sempre meno e a mio parere quello che vige in città è la  povertà e  la rassegnazione. Ti invito la mattina presto a vedere quanti nostri concittadini  fanno la fila alla Caritas. Tu e la tua giunta fareste molto bene ad occuparvi dei problemi drammatici di questa città delle fabbriche che chiudono, delle pochissime iniziative imprenditoriali che emergono dei giovani costretti ad andarsene per cercare un lavoro dignitoso. E  ti assicuro, visto che abito in piazza Verdi, che quella maledetta mattina nella quale Voi assistevate compiaciuti all’abbattimento di un pezzo della nostra storia,  se avessi saputo dello scempio che stava per compiersi, come in qualche modo ha ironicamente da buon vecchio ex rivoluzionario ricordato Maggiani , almeno uno spezzino vicino o legato ai pini lo avreste trovato , se non altro perché i vecchi sindacalisti come me e come Walter, sono sempre stati abituati a usare ogni mezzo per impedire la chiusura delle fabbriche.

Marco Andreini

Resp Nazionale Welfare
Partito Socialista Italiano

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