Caro Sindaco ti scrivo (così mi distraggo un po')

LA SPEZIA– Egregio Signor Sindaco,

quale sia stato il suo pensiero quel giovedì, di buon mattino quando ha aperto le danze al taglio dei pini,  era un pensiero sbagliato. Non ci sono cittadini di serie A (quelli che accolgono le sue proposte senza recriminare o porsi dei dubbi) e cittadini di serie B (quelli che vogliono discutere e avere la possibilità di vedere le carte). Noi eravamo quelli di serie B e non ci ha ascoltato. E’ andato dritto per la sua strada sicuro di non dover a questo punto della storia, dover dar conto a nessuno. Ma è davvero sicuro che tutti le stiano dando ragione, non le viene un filo di ragionevole dubbio di aver agito troppo tempestivamente, sull’onda emotiva? Le emozioni fanno brutti scherzi a volte. Quale opportunità straordinaria aveva tra le mani quel giovedì! Una sentenza del Tar inspiegabilmente per noi del Comitato, ma con argomentazioni, le dava ragione su tutto. Noi avevamo perso. Potevamo non essere d’accordo, potevamo indignarci, essere arrabbiati e sostenere persino che era una sentenza politica, ma avevamo indubbiamente perso. Dunque a quel punto la mano passava di nuovo a lei, caro Sindaco.
Tutte le luci erano sulla sua persona, e avrebbe potuto in questa parte della ribalta così illuminata, come in un monologo trionfale, dirigere l’attenzione del pubblico su di sé. Li aveva ai suoi piedi! Tutti! Forse persino anche qualcuno di noi. E nell’attesa del responso, tutti noi ci siamo immaginati il Federici magnanimo, quello che avrebbe aspettato da buon giocatore, corretto verso il suo avversario, la contromossa. Invece no. Questo taglio senza possibilità di opposizione ha il sapore della vendetta e questo non le si addice nelle vesti che indossa, di primo cittadino. Noi saremo anche rancorosi, rompiscatole, attaccabrighe, persino intolleranti. Ma lei non ha mai voluto parlare con noi. Peggio. Non ha voluto parlare con tutti i cittadini, voglio dire, non solo non ha voluto parlare con gli occupanti della piazza, stazionanti in quell’avanposto che ben conosce, ma non ha voluto parlare nemmeno con la gente comune. Non si è degnato di cercare il dialogo, non ha capito che dietro le firme a migliaia che abbiamo raccolto c’erano persone, le stesse che ora sono davvero sconvolte o forse anche solo stupite da questo atto di forza.Perché non si è fermato semplicemente a pensare? A pensare a cosa era bene per la città?
Perché non ha cercato la via della concordia e ha voluto quasi “punire” il comitato e quel gruppo di facinorosi così pericolosi che nella vita quotidiana sono mamme, insegnanti, pensionati? Quella mattina c’era la polizia a difenderla. Motivi di ordine pubblico, d’accordo. Ma le sembra normale? Lei crede di doversi difendere dai suoi stessi cittadini? E se lo pensa, non le viene il dubbio che forse, potrebbe aver fatto un gesto sbagliato? Oggi è stata accolta l’istanza cautelare del ricorso al Consiglio di Stato. Il giudice dice “sussistono i presupposti di estrema gravità ed urgenza che giustificano la sospensione degli effetti della sentenza“. Non era meglio fermarsi un attimo prima? Non era meglio ascoltare?

Con ossequio
Una cittadina
Anna Mnteverdi

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