E io di rose ti ricopro: Alma Tadema e i pittori dell’800 inglese

ROMA – È stata prorogata fino a domenica 8 giugno Alma – Tadema e i pittori dell’800 inglese, la mostra gioiello ospitata nel Chiostro del Bramante a Roma.

Nella Londra vittoriana, bigotta e conservatrice, mentre i nobili si chiudevano in stanze tappezzate di vedute di Canaletto, i ricchi borghesi si preparavano a quello che stava per diventare la Gran Bretagna: la prima potenza mondiale. La volontà di trovare una propria strada e un’identità, che portassero freschezza nella stantia società puritana della Regina Vittoria, si manifestava anche nelle scelte artistiche. Le case dei borghesi iniziarono quindi ad arricchirsi dei capolavori degli artisti dell’Aesthetic Movement, il movimento artistico che aveva come fine la ricerca della bellezza, l’arte per amore dell’arte.

La bellezza pura e perfetta però non riuscì a superare l’incedere del tempo, e per molti decenni sir Alma Tadema, Edward Burne-Jones, John William Godward, Arthur Hughes, Albert Moore e compagni vennero denigrati, disprezzati e dimenticati. Fino a quando l’intuito di fini intenditori come il mecenate Juan Antonio Pérez Simòn e sir Andrew Llloyd Webber, il celeberrimo compositore di musical, li hanno riportati in vita.

Della collezione di Pérez Simòn, iniziata circa 25 anni fa e oggi una delle raccolte private più importanti dell’America Latina, fanno parte le 50 magnifiche opere esposte nel Chiostro del Bramante. Sono tele che ruotano intorno alla mitologia, al Medioevo e ai drammi shakespeariani, ma anche a scene di apparente quotidianità che si trasformano in quadri di enigmatica bellezza. Il contesto prediletto è quello delle antiche civiltà, simbolo della giovinezza fuggente e di un edonismo ormai represso dal puritanesimo. Un contesto non immaginato né studiato sui classici, perché i pittori viaggiano in Italia, in Grecia e in Oriente e si impegnano a restituire con precisione l’architettura dei templi, dei paesaggi e dei bassorilievi, per farne la cornice di episodi storici celebri in un ambiente di vita quotidiana reinventato. Elemento centrale di queste opere è la figura femminile: muse o modelle, femmes fatales, eroine d’amore, streghe, incantatrici, principesse. L’essere angelicato che può diventare demonio, la salvezza che può diventare tentazione.

Chiude la mostra il  capolavoro di sir Alma Tadema “Le rose di Eliogabalo“, una tela colossale in cui si vede il crudele imperatore romano di origine siriana che soffoca gli ospiti sotto una cascata di petali di rosa. L’apoteosi della storia antica che diviene leggenda. Tocco di eleganza dell’allestimento è il profumo di rose diffuso nella sala.

Dopo il successo parigino e romano, la mostra è ora pronta a conquistare anche la sua prossima tappa, Madrid.

 

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