Caterina, Nadia, Fabrizio, Angela e Dario: vittime innocenti del patto Stato-mafia

FIRENZE– Caterina aveva solo 50 giorni. Nadia era un po’ più grande, aveva 9 anni e scriveva poesie. Dormivano, quella notte. Così come dormivano i loro genitori, Fabrizio Nencioni e Angela Fiume. Dormiva anche lo studente Dario Capolicchio. Dormivano senza pensare alla mafia, alle bombe, alla morte. Perché nessuno ci pensa, soprattutto se abita a Firenze e lavora o studia, senza occuparsi di Cosa Nostra, di Stato colluso, di bombe e tritolo. Non ci si pensa, quando si va a dormire, che qualcuno potrebbe parcheggiarti sotto casa 250 kg di tritolo in un banalissimo Fiorino Fiat e poi farli saltare in aria, di notte, quando c’è silenzio totale e lo scoppio fa ancora più rumore. E l’esplosione squarcia le pareti e uccide. E getta all’aria una vita intera, distrugge sogni, speranze, illusioni, paure e tutto quello che trova.

Forse Nadia sognava una poesia, o la sorellina nata da poco. Forse sognava la scuola, le interrogazioni o l’estate alle porte. Forse Dario sognava lo studio, gli esami, il lavoro che avrebbe voluto fare. Nel giro di poco, tutto è stato spazzato via dal tritolo. Davanti alla Torre dei Pulci, nel cuore di Firenze, oggi c’è un olivo per ricordare la strage; è un monito a non dimenticare la cieca e inutile violenza, ma anche un simbolo di speranza, della vita che non finisce, che va avanti nonostante tutto. Nonostante le bugie e le omissioni di questi ultimi 21 anni. Caterina, Nadia, Fabrizio, Angela e Dario sono state le ennesime vittime di una strage di Stato, di uno Stato che è sceso a patti con la mafia e non ha saputo proteggere i suoi cittadini.

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