La fine dei pini, di Serena Spinato

LA SPEZIA– Quando una telefonata notturna, mercoledì, mi ha fatto sapere che forse all’alba sarebbe iniziata l’esecuzione dei pini di Piazza Verdi, ho sperato in una notizia infondata… invece alle 7 di giovedì mattina devo assistere, col nodo alla gola, al colpo di mano contro l’antico filare, con il taglio doloroso prima delle fronde, poi dei grandi rami infine dei tronchi, di alberi che, anche nel momento del loro inutile sacrificio mentre sono sezionati e fragorosamente ridotti al suolo, si rivelano solidi e compatti, cioè sani e capaci, probabilmente, di ancora lunga vita!
Questo perché , nelle segrete stanze, si era deciso, in perfetta solitudine e senza sentire alcun altro parere, che al loro posto poteva star meglio una sfilza di portali cementizi tanto stonati (in quel contesto) quanto inutili, ma targati Buren, quindi da doversi necessariamente apprezzare, anzi salutare con gioiosa devozione!
Neanche un lungo anno di azioni e lotte in difesa della piazza col suo antico filare, entrambi di età e di valore tali da rientrare nella tutela prevista dalla importante normativa del Codice Urbani, hanno convinto i nostri amministratori a modificare, almeno in parte, il progetto, per accordarlo a quanto desiderato da una così gran parte di cittadini, che evidentemente non devono avere alcuna voce né capacità di giudizio!
E così abbiamo, molto tristemente e senza capirne la necessità, dato l’ultimo addio a questi alberi la cui sola colpa è stata quella di non essere, per chi ci governa, abbastanza “qualificanti “del decoro del luogo e di portar via il posto (non potendovi coesistere) alle ben più preziose esternazioni bureniane, queste si in grado di miracolare il sito “riqualificandolo” con la loro (ingombrante) presenza!

Serena Spinato

 

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