La donna del mese: Francesca Morvillo

In questo giorno, a 22 anni esatti dalla strage di Capaci, ricordiamo la moglie del giudice Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, anch’essa magistrato, laureata a pieni voti e con lode accademica. Francesca conobbe Falcone alla fine degli anni ’70, dopo un primo matrimonio finito male, e lo sposò nel 1986, rimanendo sempre accanto a lui fino all’ultimo giorno della loro vita. Non doveva essere facile, vivere accanto a un magistrato antimafia, soprattutto negli anni del maxi processo, condividere una vita blindata, sempre sotto scorta e con la paura di attentati. Soprattutto dopo il 1989, nel periodo che seguì il fallito attentato dell’Addaura. Non doveva essere facile sopportare di vedere il proprio uomo isolato, delegittimato, abbandonato dagli stessi colleghi. E sicuramente non sarà stato facile per Francesca, donna dal forte istinto materno, accettare che il marito non volesse “mettere al mondo degli orfani“.

Ma Francesca Morvillo non abbandonò il marito, non lo lasciò mai da solo, anzi lo seguì anche quando lui si trasferì a Roma: si fece assegnare a un altro incarico pur di continuare a vivere accanto all’uomo che amava. Il giudice e la moglie non viaggiavano mai assieme, ma quel 23 maggio 1992 lo fecero. E, assieme, saltarono in aria sull’autostrada verso Palermo. Morirono entrambi in ospedale, prima lui e poi lei. Uniti, fino alla fine. Nella vita blindata, nella paura e nella morte. Assieme agli agenti Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo. Uccisi dal tritolo e da uno Stato mafioso.

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