Un commento su Piazza Verdi, di Paola Polito

LA SPEZIA– Spettabile redazione,

sulla spinta delle ultime, e ultimissime, vicende cittadine, mi sono messa a rileggere “La democrazia che non c’è” di Paul Ginsborg (Einaudi 2006) e ho ritrovato un passo che avevo sottolineato alla prima lettura:
Pur con le pecche attuali, spesso considerevoli, le organizzazioni della società civile rivestono un ruolo preziosissimo, che in termini di contributo alla democrazia va ben oltre sia Marx sia Mill. Il loro intento è di strappare gli individui, almeno per una parte piccola ma significativa del loro tempo, da vite eccessivamente privatizzate, di creare cerchie più ampie di cittadini, di diverse convinzioni politiche, critici, informati e partecipi che dialoghino con i politici su una determinata base di parità e di mutuo rispetto. Cercano, in altre parole, di dar vita a un sistema di connessioni. Ma i politici, troppo spesso arroccati in una sfera privilegiata e separata, hanno la volontà di connettersi con loro?”
Come da più parti viene in queste ore sottolineato (vedi l’articolo di Paola Settimini su questo portale) la “vittoria” dell’Amministrazione della Spezia sulla questione di Piazza Verdi è puramente formale (anche se rischia di avere, ahinoi!, conseguenze sostanziali – qualora il progetto Vannetti-Buren venisse realizzato). Di fatto, però, sancisce la scollatura e, anzi, la contrapposizione tra una società civile cresciuta in termini di democrazia partecipativa e una classe politica incapace di trasformarsi culturalmente e non più rappresentativa.
Leggo che il nostro Sindaco, commentando il risultato del ricorso, si dichiara “felice, ma amareggiato per il tempo perso“.  Che la gestione del bene pubblico sia diventata in definitiva tra le sue mani un braccio di ferro con i cittadini, e a colpi di carte bollate, invece, non lo amareggia? Insieme al tempo, direi che questa Amministrazione ha perso definitivamente ogni possibilità di consenso, in quanto si è rotto il patto fiduciario instaurato inizialmente dal voto. Di questo, piuttosto, Federici si dovrebbe preoccupare! Non ci si può dichiarare felici per averla “spuntata” per vie legali su un progetto così fortemente contestato da parti attive e responsabili della cittadinanza.
Abbiamo capito che questo progetto “s’ha da fare“, a tutti i costi. Ma, come se non bastasse, dobbiamo anche sentirci dire che prima o poi anche i più convinti oppositori capiranno la bellezza e importanza per la città di un progetto talmente illuminato. E se non lo capiranno… peggio per loro!

(Paola Polito)

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