Intervista a Nevia Togni, ex circense: viva il circo SENZA animali!

Recentemente ho avuto la fortuna di incontrare Nevia Togni, discendente di una delle più note famiglie di circensi del nostro Paese, la quale da molti anni ha deciso coraggiosamente di abbandonare questo mondo e di rifiutare ogni sfruttamento animale, mettendo in luce molti aspetti del circo, di cui troppo poco si sente parlare. Ci ha concesso una lunga intervista.

 E’ stato lo sfruttamento degli animali il motivo per cui lei ha lasciato il circo?

<<Sono nata in circo e ho vissuto in quel contesto fino all’età di 23 anni. Quando si decide di lasciare il “nido”, non vi è quasi mai un solo motivo. Mi sono legata ad un uomo che è il mio attuale compagno  e sono andata via. Certo la decisione è stata favorita da un forte malessere, un disagio relazionale con un mondo che non vedevo più con gli occhi di bambina, ma una sterile realtà commerciale in cui gli spettatori sono “ombre” paganti e gli animali uno dei mezzi per produrre reddito. Molto spesso sono entrata in rotta di collisione con i miei fratelli “direttori del circo per successione dinastica”, per molti aspetti della vita quotidiana che comprendevano la visione diversa dello spettacolo, i rapporti interpersonali, la gestione degli “animali”.

Ho fatto litigate furibonde per la mia disapprovazione riguardo alle loro scelte e su come rimodulare lo spettacolo, con il risultato che, se non sei con loro sei contro di loro, al punto che sono stata perfino licenziata e messa alla porta. Se lo sono potuto permettere solo perché mio padre era morto. Dopo mesi di lavoro presso altri circhi, costretta a tornare perché ero poco più che una bambina, ho dovuto continuare a convivere con il mio malessere che intanto cresceva e diventava insostenibile. La mia scelta di lasciare il circo non è quindi stata solo di tipo sentimentale, perché è ovvio che ho lasciato quella dimensione in cui non mi riconoscevo più e che avrei volentieri cambiato se ne avessi avuto la possibilità e i mezzi>>.

Ha provato a parlare con gli altri circensi di questa sua scelta e delle motivazioni? Come hanno reagito?

<<Una risposta articolata a questa domanda, dovrebbe partire da una brevissima premessa. Chi nasce e cresce in circo non vede che quella realtà. Non sa come può essere una vita diversa. Oltretutto ti inculcano l’idea che i “contrasti” (così vengono etichettati coloro che non sono circensi), sono una specie inferiore. I circensi sono “i dritti”, nel senso che sono esseri “perfetti”, in gamba, super dotati……! La comunità dei circensi è molto chiusa, maschilista e patriarcale, raramente si frequentano persone esterne e  ancor meno sono i soggetti che vanno via, scegliendo vite lavorative alternative. La storia si ripete da secoli: nasci, lavori, ti sposi, metti al mondo futuri circensi e… se hai tempo muori. Chi lascia lo chapiteau, viene visto quasi come un disertore.

Ma in condizioni ancora peggiori si trova chi alza la testa e osa entrare in contrasto con il “sistema”, che è in mano ad un manipolo di “direttori” che, con l’Ente Circhi, muove le leve del potere decisionale. Questo significa che se sei una voce fuori dal coro, non trovi lavoro in nessun circo e sei finito. Detto questo la risposta è sì: ho parlato con amiche e colleghe dei miei dubbi, di quello che avevo dentro, senza però mai aspettarmi solidarietà e  troppa condivisione, ma piuttosto l’esortazione ad accettare lo status quo per il quieto vivere>>.

Qualcun altro si è “convertito” dopo la sua  decisione?

<<Che io sappia no, ma non perché non esistano persone capaci e piene di temperamento, ma per i forti legacci che impediscono qualsiasi contestazione o posizione non gradita alla cupola ( direzione-ente circhi). Al contrario, sono diventata la persona scomoda, da evitare. I contatti su Facebook sono diventati rari, perché chi parla con me rischia il… “contagio”. In realtà, sono tanti quelli che “privatamente” mi esprimono solidarietà, soprattutto gli artisti che, nei circhi con molti animali, hanno meno opportunità di lavoro. Ma il vero attacco l’ho subito in occasione di una controversia che si è innescata nel momento in cui ho aderito come testimonial dell’ENPA. Tutto nasce in occasione di alcuni post da me postati in rete alcuni anni fa, con i quali mi si attribuisce la difesa d’ufficio dei circhi dagli attacchi degli animalisti. In realtà nei miei post, se letti con attenzione e non con la prevenzione che caratterizza alcuni, la mia posizione è di assoluta mediazione.

Ammetto le responsabilità di alcuni circensi protagonisti di maltrattamenti, denunce e sequestri; disapprovo gli atteggiamenti oltranzisti che indicano i circensi come i più insensibili sfruttatori di animali; contesto ai media in cerca dello scoop, la miopia con la quale affrontano il problema senza guardarsi intorno e puntare il dito anche contro il Palio di Siena, gli allevamenti da animali da pelliccia, la caccia, gli zoo, gli pseudo-parchi con animali, gli ippodromi, la vivisezione, i macelli, gli allevamenti intensivi, ecc. Io invito alla mediazione e all’abbassamento dei  toni e, infine, invito tutti alla presa di coscienza del problema che non deve essere confinato soltanto al circo. Questo è il contenuto dei miei scritti degli anni passati, e questa è stata la causa degli attacchi contro la mia persona e il mio pensiero, nel momento in cui ho sostenuto la necessita di dismettere gli animali dai circhi e restituire loro dignità e benessere.

 Ho vissuto in circo pure io e non ho mai maltrattato una creatura, per questo motivo non potevo far passare il principio per cui  “tutti” i circensi sono degli abbrutiti che tormentano creature indifese. Ci sono brave persone che curano e amano i loro animali con i quali instaurano rapporti profondi e duraturi. Basti pensare ai nostri animali domestici e ai legami affettivi che creiamo con essi. Ma queste mie dichiarazioni sono state usate strumentalmente da una certa stampa circense che ha visto la mia testimonianza tra gli animalisti, in aperta contraddizione con le mie opinioni espresse anni prima. A ben leggere si capisce che l’una cosa non è in antitesi con l’altra.

Con la mia testimonianza ho voluto nettamente prendere una posizione contro l’utilizzo degli animali negli spettacoli viaggianti, senza mettere in discussione l’amore che lega gli animali ai loro utilizzatori circensi (non tutti). C’è di più, con le mie parole sono stata indicata come colei che vuole fare morire questa antica forma di spettacolo. Niente  di più falso, in realtà esortando gli operatori circensi a prendere atto che è in corso un grande cambiamento sociale e che i gusti dello spettatore medio sono cambiati,  ho cercato di innescare una riflessione che mi auguravo potesse tradursi in una rinascita del circo, non nella sua scomparsa. Il circo con animali non ha futuro. Di questo sono certa, e non posso permettere che questo accada. Il più “antico spettacolo  del mondo” deve smetterla di essere antico e puntare al rinnovamento>>.

 Crede siano fondamentali gli animali, soprattutto a livello di “attrattiva” nei confronti del pubblico?

<<Assolutamente no. Da anni sostengo questa tesi, addirittura da prima che venisse fuori il Cirque du Soleil. Approfitto dell’opportunità che mi offrite per un approfondimento.  Da quasi trent’anni vivo fuori dal circo e, grazie al mio lavoro che mi porta a contatto con tanta gente, raccolgo gli umori, i gusti e i cambi di tendenze. È proprio il tema del “cambiamento” il vero punto nodale. Cambiare per adattarsi al mercato, sapere cogliere i segnali che il pubblico trasmette per modulare la produzione, capire quando un certo prodotto non ha più il consenso di prima, credo siano regole che caratterizzano ogni tipo di commercio. Questo vale anche per lo spettacolo. Il circo è uguale a se stesso da quasi due secoli. Le “menti illuminate” dei circensi del terzo millennio non hanno saputo o voluto cogliere i segnali  della crisi di questo spettacolo che è iniziata da tanto tempo.

Molti psicologi considerano lo spettacolo con animali altamente diseducativo, perché distorce il rapporto con gli animali che vengono proposti come caricature di se stessi e costretti a comportamenti spesso innaturali, per il mero diletto di un pubblico spesso distratto. Tanta gente diserta questo genere di spettacolo proprio per la presenza degli animali. Non ci vuole tanto per capirlo. Da venti anni il Cirque du Soleil  fa il tutto esaurito e incassa in un mese quello che tutti i circhi italiani incassano in un anno, perché propone grandi artisti, bravi registi, coreografi e competenze d’eccellenza, dimostrando inequivocabilmente che la qualità PAGA. Non è un caso che il Soleil sia stato creato e gestito da Guy Lalibertè e Franco Dragone che non erano circensi e quindi creativi di qualità.

Viene da chiedersi perché i circensi non abbiano voluto fare niente per assecondare i cambiamenti dei gusti e non abbiano neanche voluto seguire l’esempio del circo canadese. La risposta è molto semplice: il circo “tradizionale“ è un prodotto già fatto, pronto, perché faticare e spremersi le meningi per partorire nuove idee? Lo ha fatto mio nonno, mio padre, perché non posso farlo anch’io? Ed ecco allora il solito presentatore che con voce garrula gestisce la solita scaletta, i pochi artisti che ricompaiono con ruoli diversi e gli animali, tanti animali. Tutto questo NON comporta grandi competenze e creatività, ricerca e investimenti, rischi e lavoro, ma soprattutto costa molto meno. Basta fare una sorta di copia-incolla.

Il circo è un’azienda che NON celebra l’arte e NON fa cultura come vogliono far credere i loro inadeguati portavoce, ma persegue un profitto economico, e per massimizzarlo  deve ridurre i costi di produzione. Un circo con pochi artisti e molti animali costa molto meno e crea meno problemi in termini di contratti, assicurazioni e ispettorato del lavoro. Dico sinceramente che, se potesse dipendere da me, terrei l’uomo lontano dal resto degli animali e lascerei questi ultimi liberi di vivere la loro vita. Eliminerei tutte le forme di sfruttamento, anche a scopo alimentare. Per me si potrebbe tornare all’età primitiva. Vuoi mangiare carne, vai a caccia e nutriti, se ne sei capace. Altrimenti estinguiti. Niente macelli, allevamenti intensivi, ecc. Sembra quasi doveroso dovere ammettere che le civiltà primitive in realtà fossero più equilibrate e corrette delle attuali>>.

Cosa pensa riguardo alle sovvenzioni che i circhi ricevono? Secondo lei potrebbero sopravvivere senza?  L’impressione è che ci siano sempre meno spettatori, almeno in Italia.

<<Se vuole un mio parere  mi sembrano soldi rubati ai contribuenti. Da quando una legge compiacente ha inserito il circo tra le attività socialmente utili, ha avuto accesso al FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo), godendo di una quota consistente di quei fondi. Si parla di diversi milioni di euro l’anno. Ci tengo a precisare che uno dei primi ad attaccare il FUS e a metterne in discussione l’utilità  è stato Giorgio Strehler, che lo ha considerato una della cause della morte del teatro. Ma senza scomodare Strehler, se ti garantiscono del denaro, qualsiasi prodotto artistico tu realizzi, il rischio che tu produca “junk-food” c’è, perché ti sottrai al giudizio dell’unico vero giudice: il pubblico. È il pubblico pagante che dovrebbe garantire la tua sopravvivenza artistica: se vali vai avanti, se non vali niente, devi scomparire dalla scena.

Grandi circhi italiani incassano somme ingenti ogni anno, ancora di più quelli che fanno tournée all’estero. Contributi che vengono estesi anche all’acquisto di apparecchiature, attrezzi e impianti. La scuola del Circo incassa somme rilevanti per formare pochi artisti, che poi vanno a lavorare all’estero. Perfino un giornalino mensile di dubbia utilità, percepisce annualmente somme rilevanti di denaro pubblico. Mi chiedo, e chiedo ai contribuenti, che utilità sociale ha il circo? Dal momento che è contestato da buona parte dell’opinione pubblica, è diseducativo, ha il divieto di attendamento in molti comuni italiani, ora anche in diverse regioni, e ha subito denunce, condanne e sequestri di animali?

In altri Paesi il contributo economico viene riconosciuto “ex post”, nel senso che se il prodotto teatrale, cinematografico o artistico riscontra successo di pubblico, viene premiato con l’attribuzione di somme di denaro. Così mi sembra giusto, viene premiata la qualità e la meritocrazia. Viene premiata la qualità, la creatività e il talento.

In Italia, Paese che non ha mai brillato per riconoscimenti alla meritocrazia, il denaro viene distribuito a pioggia con criteri che non hanno niente a che vedere con il merito ma più  probabilmente, con gli agganci politici. Milioni di euro vanno ad ingrassare una forma di spettacolo vecchia , che sta  morendo e che produce soltanto prodotti  scadenti, realizzati con poco impegno artistico.

Sono assolutamente certa che, eliminando i contributi pubblici, si realizzerebbe una sorta di stimolo alla creatività che come immediata conseguenza porterebbe all’innalzamento qualitativo del prodotto artistico e al suo maggiore gradimento. In definitiva, si innescherebbe un meccanismo di competizione basato sulla qualità. Solo così il circo migliore potrà sopravvivere e si eliminerà il parassitismo!>>

Quando lavorava al circo le capitava di assistere agli addestramenti?

<<Raramente. La pratica comune porta gli operatori circensi ad acquistare animali già addestrati. Quindi i vari “domatori” sono, in realtà, solo dei “conduttori di animali addestrati da altri. Con questo non voglio dire che non conosco le tecniche di addestramento: il metodo diffuso è quello del “bastone” e della “carota”, intendendo con ciò l’utilizzo del premio e della punizione come sistema di persuasione. Ma vi sono tecniche anche più crude che prevedono punizioni molto dolorose>>.

Sono mai capitati incidenti con gli animali durante gli spettacoli o dietro le quinte?

<<Certamente. Anche a noi ne sono successi, soprattutto durante i viaggi di spostamento da una città all’altra. Sono morti animali per incidenti stradali, per il freddo e talvolta per semplice incompetenza; ma vengono considerate perdite collaterali, quasi un prezzo da pagare per la “dura“ vita del circo. La considerazione che viene spontanea è legata però alla morte di creature che si sarebbe potuta evitare>>.

Da dove provengono solitamente gli animali?

<<Ho letto ultimamente gli articoli di Andrea De Benedetti e Daniela Condorelli. Il traffico internazionale di animali selvatici è secondo soltanto a quello delle armi e della droga, con un giro d’affari che supera i 25 miliardi di euro all’anno. Molti animali dei circhi italiani provengono da Germania e Regno Unito, ma questi sono solo Paesi terminali. Considerando che nei circhi di solito nascono cammelli, dromedari, tigri e leoni, c’è da chiedersi da dove provengano tutti gli altri. In ogni caso il traffico è planetario e il circo è forse il settore meno coinvolto. Tanto denaro muove grandi interessi che sono una risposta alla domanda di un mercato deformato che è alimentato soprattutto dai privati cittadini, che acquistano animali esotici rari, soltanto per poterli esibire>>.

Quando un animale non è più adatto a esibirsi, magari perché anziano, qual’è il suo destino?

<<Se non muoiono di vecchiaia, vengono possibilmente affidati agli zoo, oppure ai bio parchi>>.

Che idea hanno i circensi degli animalisti? Come vengono visti ai loro occhi?

<<Sulla base delle opinioni che rilevo dai commenti sui social network da parte dei circensi, gli animalisti (detti animalari) sono considerati dei nemici, coloro che vogliono togliergli il lavoro. Nessun dubbio, nessuna perplessità. Facendo riferimento agli ultimi episodi relativi all’aggressione di un animalista da parte di un circense durante una manifestazione, il più gettonato è stato il circense-aggressore, il quale ha pure raccolto elogi, complimenti ed esortazioni a fare di più.>>

E come sono, invece, i tuoi rapporti con gli animalisti adesso? Hai mai partecipato a qualche manifestazione proprio contro il circo?

<<Ci sono relazioni amichevoli e scambi di idee. Non sono un’attivista ma tengo contatti con coloro che condividono le mie opinioni. Il mio lavoro mi prende molto tempo e preferisco scrivere sull’argomento, affidando alle parole il compito di produrre i loro effetti. Ritengo comunque che manifestare contro il circo sia poco opportuno, perché la contestazione produce uno scontro e questo è il peggior presupposto per un dialogo. Auspico, invece, a un cambiamento graduale che potrebbe portare le nuove generazioni, che ritengo più aperte e sensibili, ad una maggiore consapevolezza e una maggiore capacità di rinnovamento>>

Intervista pubblicata su www.promiseland.it, 18/05/2014

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