Alpette: un nuovo museo tra le montagne dove caddero i partigiani

ALPETTE– Non capita spesso che, per raggiungere l’inaugurazione di un museo si debba fermare la macchina per consentire il passaggio di mucche e malgari, immersi in un bosco, e scorgere tra le fronde il Gran Paradiso.

È in questo scenario bucolico che domenica 18 maggio è stato inaugurato ad Alpette un nuovo spazio espositivo dedicato al Lavoro e alla Resistenza, all’interno del già esistente Ecomuseo del Rame (Progetto di Cultura materiale della Provincia di Torino). Un progetto cullato per molti anni dal Sindaco Silvio Varetto, che ha finalmente preso vita grazie all’impegno dell’Amministrazione comunale, della sezione locale dell’ANPI (con il Presidente Osvaldo Marchetti) e dei cittadini, che hanno messo a disposizione i propri cimeli di famiglia, consentendo la creazione di un’interessante collezione. Un piccolo spazio che vuole ricordare il lavoro dei calderai e dei ramai, un tempo diffuso tra gli abitanti del paese e del territorio circostante, e le vicende dell’indimenticata 77^ Brigata Garibaldi. Perché è proprio nelle bôite dei magnin (botteghe dei ramai) che maturarono la coscienza politica e la volontà di riscatto dalla dittatura fascista e di affrancamento dall’occupazione tedesca, grazie soprattutto all’insegnamento dell’operaio Battista Goglio, il leggendario Comandante Titala, eroe della Battaglia di Ceresole Reale.

L’allestimento si divide in tre sezioni: la ricostruzione di una bôita, dove si possono ammirare gli oggetti utilizzati nella lavorazione del rame; un totem con il racconto degli anni che vanno dalla nascita del Fascismo alla Liberazione; le testimonianze donate dalle famiglie dei partigiani (lettere, canti, ritagli di giornale, divise). Così come la Resistenza non avrebbe potuto esistere senza il supporto dei cittadini e la condivisione di un progetto, così questo museo non avrebbe potuto nascere senza che tutti partecipassero alla realizzazione di un obiettivo comune. Un museo che non mira a ‘fare cassa’, ma che rispecchia quello che dovrebbe essere il fine di ogni museo, cioè di creare un legame con il proprio territorio e con le comunità che lo ospitano.

Particolarità di questo progetto è quindi la volontà di voler andare oltre la ‘grande storia’, puntando sulla storia locale, raccontando le vicende di persone semplici, di ragazzi e ragazze alpettesi che, insieme a ex soldati italiani e slavi e con il sostegno della popolazione, hanno contribuito a creare il futuro, cioè il nostro presente. Una memoria che deve essere difesa e tramandata alle generazioni future, che non avranno più la possibilità di sentire i racconti di chi questo periodo difficile della storia italiana l’ha vissuto sulla propria pelle, ma che avranno comunque bisogno di capire da dove vengono, qual è la storia del nostro Paese, in modo da avere gli strumenti per gestire e cambiare il loro futuro.

 

Questo piccolo museo, incastonato tra boschi dove risuonano ancora i colpi dei ramai e il fruscio degli scarponi di giovani partigiani, non può che far venire alla mente le parole di Piero Calamandrei: ‘Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra Costituzione’.

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