Settantacinque anni fa nasceva Giovanni Falcone

Settantacinque anni fa nasceva Giovanni Falcone. Cresciuto nel quartiere palermitano della Kalsa, lo stesso di Paolo Borsellino, Giovanni Falcone è uno dei simboli della lotta alla mafia in Italia. Uomo di grande intelligenza, profondamente dedito al suo lavoro, comprese che, per combattere in maniera adeguata il fenomeno mafioso (che lui non considerava affatto invincibile), era necessario basarsi anche su indagini patrimoniali e bancarie, per poter ricostruire passo passo il corso del denaro che accompagnava i traffici illeciti.

Falcone è ricordato soprattutto per il suo lavoro nel grande pool antimafia, voluto da Rocco Chinnici (al quale subentrò Antonino Caponnetto). Le indagini del pool, iniziate nei primi anni Ottanta, portarono al maxiprocesso che si svolse tra il 1986 e il 1987; era il primo grande processo contro Cosa Nostra e portò 360 condanne. Intanto, però, le mincce aumentavano, Falcone non poteva muoversi senza scorta e nel 1987 arriva la sconfitta più bruciante, quella che, secondo molti, fu l’inizio della morte di Falcone. Il giudice era stato candidato a diventare l’erede di Caponnetto alla guida del pool, ma gli fu preferito Antonino Meli, ufficialmente per “mere ragioni di anzianità“. L’insediamento di Meli segnò anche la dissoluzione del pool antimafia. Un altro forte colpo a Falcone venne dopo il fallito attentato dell’Addaura, nel giugno 1989; il giudice venne accusato di essersi organizzato da solo l’attentato.

La moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato, avrebbe voluto dei figli, ma Giovanni le rispondeva sempre di non voler “mettere al mondo degli orfani“. Morì a Capaci, ucciso da una carica di tritolo, assieme a Francesca e agli agenti Antonio Montinari, Rocco Dicillo e Vito Schifani. Rimane il suo ricordo. Rimane il suo sorriso, rimangono i suoi occhi buoni.

L’albero Falcone, in Via Notarbartolo a Palermo.

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