Tutto esaurito al Festival internazionale del giornalismo di Perugia

PERUGIA – Il treno che ti porta nella città umbra è un’esperienza in cui la pazienza umana è messa a dura prova. I collegamenti sono scarsi e ti obbligano spesso a scendere e risalire in più stazioni. Per una città che si erge sulle colline, e dispone di pochi spazi pubblici, l’auto non è il mezzo più idoneo per raggiungerla, quando invece sarebbe auspicabile un sistema ferroviario idoneo per facilitare le migliaia di turisti e studenti universitari che la frequentano. Ma le politiche dei trasporti pubblici in Italia non sono certo pensate per facilitare gli spostamenti veloci (nelle città di provincia per lo meno) tant’è che per arrivare a Perugia dal nord ci si impiegano anche otto ore di estenuante viaggio. Il proposito di partecipare  al Festival internazionale del giornalismo (30 aprile – 4 maggio) aveva però la meglio.

Un evento unico nel suo genere che richiama da tutta Italia operatori della comunicazione e mass media, oltre a semplici appassionati, interessati ad ascoltare le opinioni delle firme più note della stampa cartacea, oltre che radio televisiva. Senza però trascurare la rivoluzione dell’informazione sempre più presente sul web, dove lo spazio sulla rete concede sempre più ospitalità. Le notizie corrono in fretta al giorno d’oggi e in una società dove tutto nasce e muore in un istante, anche le notizie vengono pubblicate a ritmo frenetico, dove il tempo di analizzarle e approfondirle non dura che pochi minuti. La stampa locale ha definito il festival come “l’agorà mondiale dell’informazione” (Perugia è la sede del Centro Italiano di Studi Superiori per la Formazione e l’Aggiornamento in Giornalismo Radiotelevisivo) una piazza virtuale molto affollata, dove idee, pensieri, riflessioni in una società in continua evoluzione, sempre più liquida e frantumata, vengono a galle incessantemente. Sei giorni di seguito (quasi 200 appuntamenti suddivisi per argomenti affidati a relatori di varie estrazioni e una settantina di speaker), un’overdose di temi e notizie affidate oltre che a giornalisti specializzati, ad esperti di comunicazione e mass mediologi. Tra i tanti temi analizzati quello della “Terra dei Fuochi” attuale quanto preoccupante per la salute dei campani, o il giornalismo e il rapporto con il crowdfunding

Un pubblico molto eterogeneo, tra cui molti giovani desiderosi di essere informati – possibilmente il più obiettivamente possibile – condizione sine qua non per formarsi un’opinione dei fatti equa ed onesta, cosa per nulla scontata in Italia, dove spesso le notizie vengono manipolate e distorte. Ai giovani era dedicato l’incontro: “Come s informano i giovani d’oggi” con la partecipazione di Matteo Grandi, direttore di Piacere Magazine, Anna Masera capo ufficio stampa della Camera dei Deputati, Giampaolo Roidi direttore responsabile di Metro, Andrea Scanzi de il Fatto Quotidiano, Massimiliano Valerii del Censis e Alessio Viola di Sky TG24.

Bruno Manfellotto direttore de L’Espresso annuncia l’apertura di sito a pagamento dove si potranno leggere inchieste e approfondimenti, interviste realizzate anche con il telefono iphone e ha spiegato che «l’informazione web utilizza un linguaggio nuovo su un filone già nato realizzato dalle inchieste televisive. Studiare l’approccio delle informazioni, il luogo, le scelte delle notizie è simile se non uguale alle testate giornalistiche della carta stampata». Un esempio concreto di come è fattibile fare un’ottima informazione via web è venuta da Eddy Moretti della CCO Vice Media, Andrea Rasoli fondatore di Vice Italia e Sara Varetti direttrice di Sky TG24. Un reportage dalle Filippine sulle elezioni governative trasmessa in diretta web streaming, un’inchiesta sul fenomeno dell’esorcismo in Italia su persone indemoniate. Immagini che parlavano da sole in grado di raccontare storie e non solo una banale cronaca come spesso accade. Affollate e molto seguite le conferenze dibattito, vedevano la partecipazione anche di giornalisti acuti e attenti come Gian Antonio Stella del Corriere della Sera intervistato da Andrea Ferrazzi direttore dell’agenzia giornalistica AIT Dolomiti.

Stimolato dalle domande del pubblico, Stella ha spiegato la controversa questione legata alle spinte secessioniste di località turistiche come Cortina D’Ampezzo: «Una contraddizione quella di voler passare sotto l’Alto Adige visto che gli altoatesini si prenderebbero solo Cortina, lasciando fuori tutti gli altri comuni della provincia di Belluno. Un desiderio e un bisogno di autonomia che però non va trascurato dalla politica. Sarebbe offensivo per i bellunesi vedersi scartati per cedere solo la ricchezza di Cortina». Alla domanda su cosa pensasse della TAV, il giornalista ha risposto ricordando come «Venezia ai suoi tempi avesse spostato settanta fiumi 6/7 volte nel corso dei secoli. L’immobilismo e il non fare niente è sbagliato. Ben diciannove governi hanno firmato per la realizzazione di questa importante via di comunicazione ferroviaria. Se non venisse realizzata gli altri stati non farebbero più accordi con l’Italia. Farla in questo contesto rappresenta il male minore».

Stella non ha dubbi nemmeno su come gestire il patrimonio dell’Umanità quali sono le Dolomiti. «Va detto che le Dolomiti appartengono a tutti e non solo dei bellunesi che ne rivendicano la quota maggiore. Per quanto riguarda le Dolomiti altoatesine l’organizzazione del territorio è gestito bene dalle comunità montane ma anche in Alto Adige non è tutto regolare per quanto riguarda l’ambiente. È dovuta intervenire la magistratura per bloccare l’abbattimento di boschi per fare spazio ad una nuova pista di sci. Ci sono liti tra ambientalisti e istituzioni per far si che il Parco dello Stelvio venga assegnato all’Alto Adige».

Se la scelta di cosa ascoltare era molto vasta, offrendo un programma cosi nutrito, dove trovavano spazio anche star della gastronomia adottato ormai dalla televisione, come lo è lo chef Carlo Cracco, di fatto diventava impossibile poter assistere di persona all’incontro successivo per via del regolamento dell’organizzazione che prevedeva l’uscita dalla sala al termine di una conferenza con l’obbligo di mettersi in fila per rientrare. Facendo così ci si ritrovava in coda dietro a centinaia di persone in paziente attesa. Il ricambio del pubblico in modo da offrire a più persone la possibilità di assistere agli incontri è una decisione assolutamente condivisibile, ma per un operatore dell’informazione che presenziava per darne conto ai propri lettori, risultava difficile trovare posto. Almeno per le conferenze più ambite e stimolanti. Varrebbe la pena trovare una soluzione in futuro che consenta a chi è presente professionalmente di poter ascoltare e assistere, coscienti anche del fatto che gli accreditati raggiungevano la considerevole cifra di cinquecento presenze.

 

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