Successo per il XXVII Salone Internazionale del Libro di Torino: la città invasa da librai, editori e lettori!

Anche quest’anno Torino è stata invasa da librai, editori e lettori grazie all’ormai storico Salone del Libro, uno degli eventi culturali più importanti della città. Un appuntamento che si è trasformato in un rito per i torinesi, che anno dopo anno – spesso muniti di trolley – si avventurano nel dedalo di stand alla ricerca di chicche letterarie, ma che attrae anche visitatori dal resto dello stivale.

Ascoltando i dati poco rassicuranti sui numeri dei lettori italiani o pensando alle librerie spesso tristemente vuote sembra quasi incredibile vedere le code alle casse snodarsi come a un concerto di qualche rock star! E invece il Salone del Libro continua ad attirare un pubblico fedele e a coinvolgere sempre più persone. Questo perché è stato capace di crescere, di evolversi, di non avvinghiarsi a falsi intellettualismi aprendosi anche a coloro che magari non frequentano abitualmente librerie, biblioteche o circoli letterari. Fondamentale in questo senso è l’apertura alla tecnologia, che viene trattata non come avversaria del libro cartaceo, bensì come un’alternativa e una possibilità di miglioramento. Le attività proposte durante questi giorni sono state organizzate in modo da raggiungere una varietà incredibile di visitatori: presentazioni degli scrittori più alla moda, incontri con piccole case editrici indipendenti, laboratori per bambini, dibattiti sui valori contemporanei, corsi di cucina tradizionale. Insomma, non c’è stato che l’imbarazzo della scelta…anzi dover scegliere poteva trasformarsi quasi in un dramma esistenziale!

Come sempre ci sono stati due ospiti speciali: quello internazionale, la Santa Sede, e quello regionale, il Veneto. All’ombra di un Cupolone di San Pietro fatto di libri si è discusso del tema conduttore di questa edizione, il bene in tutte le sue più complesse sfaccettature: filosofiche, etiche, storiche,  letterarie e neuroscientifiche. In un periodo di profonda crisi non solo economica ma anche morale e culturale, dove troppo spesso il confine tra ciò che è giusto e sbagliato viene sfumato da un accomodante relativismo, il concetto di bene sta diventando sempre più indefinito. La sfida lanciata dal Salone è stata quindi quella di creare nuove regole del gioco: la missione è ‘provare a disegnare un catalogo di valori, esperienze, sensibilità di segno positivo, da cui provare a ripartire’. Un vero e proprio tonico di fiducia  e positività, un’occasione di costruire ed innovare partendo dalla crisi e da situazioni che sembrano non avere soluzioni. Un esempio su tutti, Marotta&Cafiero una casa editrice indipendente open access gestita da giovani del quartiere Scampia di Napoli, che pubblica libri d’impegno civile, sociale e d’antimafia. Interessante anche la presenza di numerose case editrici che propongono stili di vita ‘slow’ e un alternativo punto di vista sui viaggi (come Ediciclo Editore), sull’alimentazione e sulla spiritualità.

Non è quindi un caso che grande importanza sia stata data alla letteratura per l’infanzia e per i ragazzi, i più soggetti a un sistema di valori vacillante e al contempo la forza che potrà generare innovazione se aiutata da chi ha esperienza. Aiutata a informarsi, ad aprirsi culturalmente per essere in grado di fare le proprie scelte: capire cos’è bene e cosa no, capire quali sono i valori e quali i non valori. Ecco, credo che il vero significato di un evento come il Salone del Libro sia imparare a comprendere il bene della conoscenza, di scoprire l’utilità di ciò che, come arte e letteratura, possono sembrare inutili, ma che sono il bene essenziale per iniziare una ricostruzione.

A poche ore dalla chiusura dell’edizione 2014 la grande speranza che il Salone ci lascia è che nei prossimi mesi chi si è emozionato scoprendo le innumerevoli opportunità che ci regala un libro, qualsiasi sia la sua forma, possa ritrovare questa sensazione ogni giorno e che non debba aspettare altri 365 giorni.

Io intanto inizio il countdown per il 2015!

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