I battellieri del Golfo: non vogliamo trasferirci nei nuovi pontili

Le città cambiano e si evolvono nel corso degli anni, si sa: a volte i cambiamenti sono così lampanti e improvvisi che si fa fatica a riconoscere i luoghi, a ricordare cosa c’era prima, rimane solo la nostalgia. Il lungomare è uno di quei luoghi a cui gli spezzini sono più affezionati; è meta di passeggio a ogni ora del giorno, anche quando il cielo è nuvoloso, si anima nelle giornate di sole. Ci sono le coppie di innamorati, le famiglie coi bambini, gli anziani che giocano a carte sotto il gazebo, quelli che passeggiano o leggono il giornale. Troviamo i ciclisti, le persone che fanno footing, quelle che, sedute sulle panchine, giocano a scacchi o a domino, i padroni dei cani con i loro quattrozampe. Siamo abituati a vedere gli imbarcaderi sulla Passeggiata Morin e i rimorchiatori lungo il Molo Italia, ma tutto potrebbe cambiare. Già dallo scorso anno sono pronti due nuovi pontili, sul Molo Italia, dopo quella chiatta che fu un ristorante e che oggi è abbandonata, dove dovrebbero trasferirsi i battellieri, mentre i rimorchiatori sono destinati ad andare in Calata Paita.

Il nuovo pontile dove dovrebbero trasferirsi i battellieri.

Ma ci sono delle questioni da affrontare. A parte il discorso “affettivo” , dato dall’impossibilità futura di sostare davanti ai rimorchiatori e leggerne i nomi a volte buffi (nel ricordo di tanti spezzini, rimane “mitico” il “Pluto“), i maggiori problemi derivano dal trasferimento dei battellieri. Ne abbiamo ascoltati alcuni, sia qualche mese fa, sia ieri pomeriggio, e ci hanno ribadito la loro ferma contrarietà. “Lì in quel punto c’è una fortissima risacca e ci “picchiano” tutti i venti, non c’è la sicurezza che abbiamo ora” ci dicono. I pontili, inoltre, sono mobili, quindi offrono ancora meno stabilità. “L’Albatros lì non ci sta” continua il battelliere intervistato. L’Albatros è una motonave di 36 metri, che trasporta 650 persone. Come si può pensare di farla attraccare a un pontile mobile? E poi ci sarebbe sempre la paura che possa succedere qualcosa se la notte c’è vento. Ci vorrebbe una persona, pagata, che restasse lì a vigilare. 

foto: www.navigazionegolfodeipoeti.it

Non ci sono le condizioni: ed è su questo che si basa la battaglia legale degli appartenenti al Consorzio per la navigazione nel Golfo dei Poeti che, a riprova di ciò che dicono, portano anche l’esempio di qualche mese fa quando, nel corso di una forte raffica di vento (piuttosto frequente da queste parti) si era verificato un incidente a uno dei pontili nuovi di zecca. Inoltre, anche per gli utenti, il nuovo attracco è scomodo: più lontano rispetto a quelli attuali dalle fermate degli autobus, prima di tutto. Meno visibile. Per raggiungerlo bisogna percorrere un lungo tratto di molo sotto il sole, mentre attualmente le palme offrono un po’ di refrigerio. Non ci sono panchine, non c’è un chiosco nelle immediate vicinanze. Hanno assicurato che metteranno delle pensiline, ma le pensiline non fanno molto. Infine, per chi volesse raggiungere in auto l’imbarcadero, si porrebbe anche il problema del parcheggio, visto che davanti alla Capitaneria non si può più lasciare la macchina.

Possibile che chi ha realizzato il progetto (l’Autorità Portuale) non abbia preso in considerazione l’ipotesi che lì proprio non si poteva fare quel lavoro? Per quest’anno, i battellieri restano al loro posto, forse anche per il prossimo. Intanto, però, sono stati spesi dei soldi per due pontili che non si sa quando (e se) verranno utilizzati. Se, invece, tutto andrà come da progetto, gli spezzini perderanno un altro pezzo della loro storia, della loro memoria. E la città, pian piano, non sarà più la stessa. Tutto ciò in nome di un non ben identificato “aprirsi al nuovo“, un “guardare avanti“, un progresso che non appare tale.

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