Peppino Impastato 36 anni dopo: la sua memoria è sempre più viva

Giuseppe -Peppino- Impastato oggi avrebbe 66 anni. I suoi capelli sarebbero ingrigiti, il suo volto segnato da rughe. Chissà se sarebbe ancora in politica, se parlerebbe ancora dal microfono di una radio. Si sarebbe sposato, sarebbe oggi un padre, un nonno felice? Oppure avrebbe dedicato completamente la sua vita alla lotta alla mafia? Peppino, invece, ha ancora 30 anni, rimarrà sempre quel ragazzo ribelle e coraggioso, che affrontò a testa alta la criminalità di Cinisi, paese della Sicilia ad altissima densità mafiosa. Rimarrà sempre il giovane che abitava a 100 passi dalla casa di Gaetano – don Tano- Badalamenti, sarà per sempre l’attivista politico a cui la violenza mafiosa ha impedito di svolgere il suo compito. Peppino resterà sempre il figlio di un mafioso che ebbe il coraggio di andare contro la sua famiglia. Minacciato, allontanato dal padre, (ma mai dalla madre), Peppino Impastato la sera dell’8 maggio 1978 venne rapito, portato in un casolare, ucciso a colpi di pietra e poi fatto esplodere col tritolo. La sua memoria venne subito infangata, si cercò di farlo passare per un terrorista, per un depresso suicida. Ma la madre Felicia e il fratello Giovanni, anche grazie alle testimonianze dei compagni di Peppino, che, andatolo a cercare,  trovarono solo i brandelli del suo corpo e, nel casolare, alcune pietre insanguinate, non hanno mai voluto credere a queste ipotesi degli inquirenti e il tempo ha dato loro ragione.

Nel corso degli anni la Giustizia ha fatto il suo corso e Peppino è stato ufficialmente riconosciuto come vittima di mafia. Nonostante siano passati già 36 anni, Peppino è, ancora oggi, un simbolo per moltissimi giovani (e meno giovani), un punto di riferimento per chi crede che la lotta alla mafia non sia appannaggio solo di giudici, magistrati e avvocati in aule di tribunale, ma che possa e debba essere una battaglia di tutti, da combattere attraverso tutti i mezzi disponibili. Peppino usava la voce, la radio, la piazza, le strade di Cinisi, Peppino urlava i nomi e cognomi, ridicolizzando i mafiosi.
Ogni anno Cinisi ricorda uno dei suoi cittadini più noti (l’altro, altrettanto noto, è proprio il mandante del suo omicidio, Gaetano –Tano seduto– Badalamenti) con conferenze, dibattiti, incontri, spettacoli e concerti. Quest’anno si festeggia anche per l’impegno preso dal Governatore della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, riguardo al casolare in cui Peppino fu ucciso e che da molti anni era in degrado: www.antimafia2000.com. Un’altra bella notizia, dopo la consegna, nel 2010, della casa di Don Tano al Comune di Cinisi.

www.casamemoria.it

www.peppinoimpastato.com

 

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