Ancora sull’arenaria, interviene un lettore

Spettabile Redazione,

intervengo a proposito dell’arenaria spezzina. Leggendo le risposte molto vaghe dell’assessore Corrado Mori al caso sollevato da Irene Giacché, mi viene in mente un caso analogo che successe a Firenze, quando venne rifatta la pavimentazione di Piazza della Signoria. Lì le pietre erano del ‘700, le nostre dell’ 800, ma di fatto successe la stessa cosa: le pietre sparirono e non si sa che fine fecero.

A Firenze venne aperta un’inchiesta e vi fu anche un processo, ma lì la magistratura si muove e poi c’è la Soprintendenza Speciale fiorentina mentre qui c’è (o dovrei dire non c’è) quella di Genova. A Spezia tutte le vie e piazze erano pavimentate in arenaria fino agli anni ’90, quando iniziarono ad arrivare i fondi per le “riqualificazioni”. Ricordo via Prione, Piazza del Mercato, via del Torretto e Piazza Sant’Agostino com’erano prima e conservo di verse foto della nostra città con la sua bella pavimentazione in arenaria. Poi successe come a Firenze, che qualcuno decise di “rifare” le piazze e la pietra bella sparì.

A Firenze, come riporta il Corriere del 10 febbraio del 1992, l’ architetto Gastone Petrini, docente di restauro all’università, e all’epoca funzionario della sovrintendenza, fu autore di disperati e inascoltati appelli ufficiosi e ufficiali alle istanze superiori. Al processo ha raccontato i suoi vani tentativi di impedire la ripavimentazione di Piazza della Signoria. E già  all’epoca il ministro in carica Vincenza Bono Parrino, allarmata dalle reazioni della città , nominò un’ ispettrice ministeriale e chiese al comitato di settore una serie di ispezioni. Fu tutto inutile: le pietre belle non tornarono, qualcuno dice che siano state vendute. I componenti del comitato di settore hanno riaffermato l’intangibilità della piazza, ricordando come fosse difficile ottenere colloqui con funzionari di Firenze mentre le pale meccaniche fracassavano le pietre antiche.

(Giovanni Mazzi)

Firenze, la guerra delle pietre

L’appello di Irene Giacché

La risposta dell’assessore Mori

 

 

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