Piazza Verdi: da una vecchia foto spunta il tredicesimo pino

In attesa che il Tar decida su Piazza Verdi, grazie a Lorenza Patriarchi, giovane laureata in Conservazione dei Beni Culturali, spunta una fotografia, rimbalzata in questi giorni su Facebook (e che sta facendo discutere), che smentisce la perizia dell’urbanista Bruno Gabrielli, consulente esterno chiamato dal Comune per redigere la perizia urbanistico-edilizia sulla Piazza, con riferimento al valore architettonico del filare di pini. Gabrielli, nel documento, dichiara che i pini sono (anzi, erano) 12 Ma la foto trovata dalla Patriarchi, fornita dal Ministero dei Beni Culturali, dimostra che in realtà gli alberi erano 13. La foto è presa dall’alto, scattata nel 1944 dalla RAF. Foto successive dimostrano che i pini rimangono tredici fino agli anni Ottanta. Non si sa perché quel tredicesimo albero sia stato tagliato: ora al suo posto c’è un tombino. Secondo l’ingegner Paolo Bracco, interpellato a proposito di questa straordinaria scoperta, il numero 13 non è casuale, ma risponde a una ben precisa logica di simmetria architettonica e urbanistica.

Le due piante che aprivano e chiudevano il filare (numeri 1 e 5 ) sono disposte sull’asse mediano dei palazzi (Contesso e Lardon 1) e (Palazzo degli Studi 5). Risulta inoltre assicurato un varco carreggiabile davanti alle due strade che tagliano la piazza (Via del Torretto ove prende il nome di Via D’Azeglio  e Via   Pietro Micca – Numeri 2 e 4). Il pino contrassegnato con il numero 3 sulla foto vede alla sua sinistra 6 alberi e altrettanti sulla sua destra ed è dunque esattamente centrale rispetto al filare, ma anche  sull’asse del palazzo delle Poste e anche su quello delle scuole elementari. Simmetria perfetta, dunque. Esiste un disegno architettonico ben preciso, segnato da condizioni studiate a tavolino per  rendere il filare architettonicamente perfetto all’uso della Piazza, ma non solo: anche per renderlo compatibile con eventuali variazioni della viabilità nel corso degli anni. Tale condizione di simmetria non era ovviamente possibile da realizzare con un numero pari di alberi: a questo probabilmente pensò la commissione edilizia, decidendo di inserire nel filare un pino in più. E’ studiata anche la distanza tra gli alberi, che si fa più serrata dal pino 5 al 9 (ossia il gruppo centrale davanti alle Poste).

Ciò dimostrerebbe quindi che all’epoca non si concepiva una piazza senza pini. Appare davvero incomprensibile come un tecnico del calibro di Gabrielli, tra l’altro pagato profumatamente per la sua perizia, abbia potuto compiere un errore così evidente. Ma la storia di Piazza Verdi è costellata di errori e inesattezze (un esempio su tutti, la datazione al 1955). Che i pini fossero 13 e non 12, inoltre, è dimostrato anche da alcune lettere scritte al Telegrafo dell’epoca. Già oltre settant’anni fa questi alberi sollevarono discussioni tra favorevoli e contrari.

 

 

 

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