Appello di Irene Giacché all’assessore Mori: tuteli la “pietra di Spezia”, la nostra arenaria.

Spaccata, asfaltata o rimpiazzata da cemento, autobloccanti o piastrelle di conglomerati in finta pietra “cinese”, l’abbiamo vista progressivamente sparire dalle nostre strade, vie e piazze. Parliamo della nostra arenaria, l’ottima pietra che si estraeva soprattutto nelle cave di Biassa e che Spezia portò alle fiere ed esportò a Milano e in molte città persino del Sud America. La nostra arenaria oggi ha un valore economico notevole, è un altro bene comune che andrebbe strenuamente difeso e che invece sparisce giorno dopo giorno lasciando posto al triste e poco longevo cemento, agli autobloccanti, alle pietre e ai conglomerati di non si sa bene che materiale: pietre che si spaccano e che per questo sono state più volte rimpiazzate (e ri-pagate ogni volta sempre dai cittadini) ad esempio nella centralissima via Prione.
La cosa strana però è che, mentre col tempo il valore della “nostra” arenaria aumenta, oggi nel fare i lavori di “riqualificazione” essa non viene più salvaguardata, né accantonata. Fino a qualche anno fa le pietre venivano numerate e poi ricollocate nello stesso ordine. Questa pratica non è scontata e va espressamente richiesta dall’Ente sotto la voce “stoccaggio scientifico e reimpiego”: deve comparire per ogni lavoro previsto, nel cosiddetto “calcolo computometrico”, cioè l’elenco dettagliato dei costi e delle lavorazioni a cui la ditta deve attenersi nello svolgere i lavori.

Il problema è stato sollevato negli anni scorsi dal Comitato Cernaia che ha contestato il “computo” del progetto di smantellamento della scalinata, lunga 200 metri e tutta pavimentata in arenaria antica. Per la Cernaia non era previsto lo stoccaggio scientifico delle pietre, la ricollocazione era affidata al “buon cuore” dell’impresa che poteva reimpiegarla o utilizzare quella “fornita dai magazzini dell’Amministrazione” e cordoli e tombini (che hanno un valore di mercato su ebay che va dai 1200 euro in su, l’uno) dovevano essere rimossi con le ruspe e anche “con l’ausilio del martello pneumatico”(!!!) e smaltiti in discarica (!!!). La contestazione del Comitato però non ha fatto breccia nel tran-tran degli uffici e dopo due anni il Comune continua a non chiedere lo stoccaggio scientifico delle pietre nei lavori stradali. Ad esempio nel computo appena approvato dello smantellamento e rifacimento in cemento armato dell’aiola, fino a ieri verde e alberata di via XXVII Marzo, è prevista una totale cementificazione per di più “armata”, che speriamo non provochi danni, con le prime piogge, al sottostante muro di contenimento ottocentesco. Al posto del verde sorgerà qui uno spiazzo spoglio, pavimentato con autobloccanti, senza neanche una panchina e saranno posti nuovi cordoli in cemento in sostituzione dell’arenaria oggi presente nei cordoli e nei gradini laterali e considerati nel computo come “materiale da discarica”.

Oggi quando si “rifanno” strade e marciapiedi, noi cittadini da anni non vediamo più i numeri sulle pietre ma solo tir che le caricano e le portano… da qualche parte. Ma dove le portano? Se è vero che vengono accantonate nei magazzini del Comune, come ci è stato sbrigativamente risposto dal Vicesindaco Ruggia, a quest’ora i nostri magazzini ne saranno stracolmi! E allora perché per le nuove pavimentazioni del centro non vengono riutilizzate le antiche e bellissime pietre? Trattandosi di materiale di valore esisterà senz’altro un inventario di queste pietre. Possiamo vederlo? Possiamo sapere a quanto ammonta il prezioso capitale che negli anni gli spezzini hanno “accumulato”? L’assessore Ruggia ha sempre ignorato la nostra richiesta di trasparenza e dunque la rivolgiamo al neo-assessore Corrado Mori, che essendo originario della Lunigiana, conoscerà senz’altro il valore di queste bellissime pietre con cui anche i borghi lunigianesi sono lastricati. Assessore Mori, tuteli il nostro patrimonio e imponga lo stoccaggio scientifico e il reimpiego nelle nostre strade della “pietra di Spezia”, la nostra arenaria!

Irene Giacché, editore

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