Pirandello secondo Di Maio: il 23 maggio in scena “I fantasmi”

Riceviamo e pubblichiamo da Roberto Di Maio, in relazione all’atto unico “I fantasmi” di Pirandello, che andrà in scena venerdì 23 maggio alle ore 21:15 al Dialma Ruggiero.

Proporre, oggi, “I giganti della montagna” rappresenta per chiunque una sfida d’una qualche, indubbia, temerarietà.
Lo stesso Pirandello , infatti, considerava tale allestimento – causa l’artificiosità e la stratificazione del testo, l’utilizzo degli “effetti” (luci, colori e sonori) e l’impegno di numerosi attori, almeno per i palcoscenici italiani – di difficile realizzazione. Ciononostante la C.T.D. – Compagnia teatrale amatoriale che nutre ed esercita la propria passione esclusivamente attraverso un oneroso autofinanziamento – ha deciso di mettere in scena l’ultima ed incompiuta opera dell’immenso autore agrigentino. Nel farlo, però, ha voluto seguire la medesima scansione propositiva che l’autore immaginò per essa. Nel dicembre del 1931, infatti, Pirandello pubblicò sulla Nuova Antologia una prima versione del dramma, l’atto unico, ”I fantasmi”, all’incirca corrispondente all’attuale primo tempo. L’autore riprese il testo nel 1933, aggiungendovi un nuovo atto. Nel novembre del 1934 pubblicò il componimento teatrale (primo e secondo atto) sulla rivista Quadrante con il titolo definitivo “I giganti della montagna”.
Iniziamo dunque, adesso, con “I FANTASMI” mentre, in finale d’anno (Il 10 dicembre ricorre l’ottantesimo anniversario del conferimento del Premio Nobel per la letteratura a Luigi Pirandello – 1934) faremo ritrovare – anzi, doneremo interezza al dramma che, come forse saprete, l’autore riprese nel dicembre 1936, appena pochi giorni prima di morire. Grazie alla scrittura ex novo del terzo atto, oggi arditamente perpetrata dal capocomico della C.T.D., se ne “completerà” – attualizzandola – l’originaria quanto originale drammaturgia.

Leggendo e rileggendo il testo – sempre più affascinato dalla dimensione favolistica, onirica del racconto – m’è immediatamente sovvenuta, mi si permetta un neologismo, una metaintuizione: ovvero, quella di cambiare l’identità sessuale ai protagonisti della pièce.
Sono, da sempre, dell’opinione che il genere femminile sia il più conformato e pronto a cogliere – e ad accogliere – l’estrema e più alta essenza della poesia. Forse perché geneticamente predisposto a “dare la vita”, oppure perché naturalmente dotato d’un numero maggiore di sensi (ben oltre i cinque canonici..), fatto sta che, parafrasando Il Faust di Ghoete, il mio concetto “d’eterno femminino” si sostanzia anche e soprattutto nella particolarissima, eterogenea, sensibilità extrasensoriale alla quale ho, testé, fatto riferimento.
Chi può avere, infatti, il coraggio, la determinazione e la fantasia di ritirarsi a vivere – “facendo a meno di tutto per non aver bisogno di nulla” – in una casa isolata posta “in una vallata, alle falde d’una montagna”?
E chi può sottomettersi in piena coscienza alla pena di concedere senza riserve il proprio corpo e la propria vita, negati all’amore del poeta, all’iperbolico amore materno che quel figlio (l’Opera scritta per lei) oscuramente esige? Ed ancora, chi può essere così follemente dedito all’arte ed alla poesia da continuare a seguire e sostenere Ilse nel compimento della sua titanica impresa?
Per tali ragioni, escludendo Il conte – marito di Ilse, Spizzi – l’attore segretamente innamorato della contessa e Cromo – il sanguigno caratterista della Compagnia, ho volto al femminile le restanti parti maschili della Compagnia e – Mago Cotrone compreso – tutti i singolari e stralunati abitanti della villa.

Queste, però, non sono le uniche licenze che mi sono concesso. Altre corpose modificazioni/innovazioni attendono il pubblico che avrà la compiacenza di assistere a questo atto unico – “I FANTASMI” – ed, in misura ancora maggiore, all’intera opera (primo, secondo e terzo atto) che rappresenteremo entro la fine dell’anno in corso e che, giustappunto, avrà per titolo: “I GIGANTI DELLA MONTAGNA (da Pirandello) SECONDO DI MAIO”.
In ultimo ma, come si dice in questi casi, “non per importanza”, devo ringraziare una persona (fra le tante che si sono prodigate a titolo gratuito per la realizzazione dello spettacolo) alla quale va il merito e la riconoscenza d’aver dipinto, con la maestria che le è propria, tutto ciò che di figurativamente bello vedrete in questo lavoro. L’artista, pittrice di grande fama e vaglia, che mi onora della sua amicizia è: “Gloria Giuliano”.

(Roberto Di Maio)

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