Piazza Verdi: al Tar Carabba accusa ancora Bray e Sgarbi

Si è discussa questa mattina, al Tar di Genova, l’udienza del ricorso presentato dal Comune contro il Ministero dei Beni Culturali su Piazza Verdi. La tesi del Comune, che contesta il dietrofront della Soprintendenza, è sostenuta dall’avvocato civico Stefano Carabba e dall’esterno Giovanni Bormioli. Carabba ripercorre la storia del progetto Vannetti/Buren, da quando fu presentato in pubblico ( ma solo dopo essere stato scelto) a quando il tweet dell’allora ministro Massimo Bray bloccò i lavori. Sia lui che Bormioli contestano quest’intervento di Bray, che avrebbe, addirittura, “invaso il campo della Soprintendenza”. Inoltre a Bray viene rivolta la velata “accusa” di essere stato in qualche modo “manovrato” da Vittorio Sgarbi, sulla base della loro presunta amicizia. Per Bormioli i pini sono un “elemento incongruo” nella piazza, tanto più che il “filare è monco”, e gli alberi sono disposti “senza ordine“, quindi non hanno alcun tipo di valore. Carabba si sofferma sulla figura della dottoressa Marzia Ratti, autrice della famosa relazione che dava i pini piantumati nel 1955 e dice che la relazione stessa non fu trasmessa alla Sovrintendenza assieme al progetto; afferma poi che la Procura ha archiviato l’esposto contro di lei.

In realtà, precisa l’avvocato Piera Sommovigo (che rappresenta Legambiente), l’esposto non è ancora stato archiviato, c’è solo una richiesta; la relazione, inoltre, viene citata dall’architetto Luisa Papotti della Soprintendenza. La Papotti, quindi, dichiarerebbe il falso? Sulla base di questo errore, che la dottoressa Ratti dice di aver comunicato immediatamente al Comune, perché l’Amministrazione non ha avviato la procedura di verifica, peraltro più volte richiesta da Genova? Sommovigo continua dicendo che il Comune ha affermato che vi sono stati “rimaneggiamenti” dei pini negli anni Ottanta, ma questi non risultano agli atti.
L’avvocato Rino Tortorelli, in rappresentanza di Italia Nostra, contesta l’affermazione di Carabba secondo cui della Piazza originale “non è rimasto più nulla”. “La piazza è tutelata” afferma Tortorelli, “perché patrimonio della città, ha un suo senso storico” che verrebbe a mancare con l’installazione di “quattordici portali colorati” che sono un “criticabile intervento modernista” il quale andrebbe a creare un “non luogo”. Per questo vi è stata questa sollevazione popolare.

Infine è il turno dell’Avvocatura di Stato, con Giuseppe Novaresi, che cita casi simili dove gli alberi sono stati riconosciuti vincolati all’immobile dove erano collocati, come il caso dell’Acquasola e afferma che, in caso di errore, sarebbe da stupirsi se la Soprintendenza non intervenisse, rischiando cause penali. Inoltre auspica che da questo caso venga fuori una sentenza-pilota, che possa avere anche valenza esterna.

Ora è tutto in mano ai giudici: per conoscere l’esito, ci vorranno dalle due alle quattro settimane; dopo di che, ci sarà quasi sicuramente il ricorso al Consiglio di Stato. La vicenda di Piazza Verdi, quindi, non è ancora conclusa.

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