Tra Ottocento e Medioevo: i Preraffaelliti e la ricerca della bellezza

Dopo svariate mostre ‘Blockbuster’, con nomi di grandi artisti scritti a lettere cubitali, che tanto promettevano ma che alla fine lasciavano gli occhi dei visitatori inappagati, finalmente è stata inaugurata a  Torino una mostra veramente straordinaria.

Preraffaelliti: l’utopia della bellezza ha portato, per la prima volta in Italia, settanta capolavori della Tate Britain di Londra. Un movimento, quello dei Preraffaelliti, che non ha raggiunto la fama popolare dell’Impressionismo e delle grandi Avanguardie europee, ma che ha profondamente inciso sullo sviluppo dell’arte inglese di fine Ottocento.

Sicuramente stupirà scoprire quanto influenti siano ancora oggi le atmosfere e le ambientazioni gotiche amate dai preraffaelliti, tanto da ritrovarsi in personaggi dark e new gothic come Tim Barton, i Cure, Alexander McQueen o ancora in citazioni cinematografiche come Gothic di Ken Russell o Dracula di Bram Stocker di Francis Ford Coppola.

Quello rappresentato dai Preraffaelliti è un mondo romantico e tragico, in cui convivono antico e moderno, dove attraverso i valori di un Medioevo idealizzato si tenta di cambiare un presente, e un futuro, che appaiono ormai corrotti moralmente.

Dante Gabriel Rossetti, John Everett Millais e William Holman Hunt fondano la Confraternita dei Preraffaelliti nel 1848, alla fine di uno dei decenni più turbolenti della storia britannica, durante il quale cominciarono a emergere chiaramente le fratture nella nuova società  industriale e l’idea dominante di progresso socio-economico veniva messa in discussione. La produzione in serie, il lavoro in fabbrica, la perdita dell’individualità richiedevano un ripensamento profondo del ruolo dell’arte e dell’artista, che veniva cercato nelle tradizioni artigianali e nel mito del Medioevo.

In contrasto con i rigidi insegnamenti dell’Accademia, i giovani preraffaelliti, poco più che ventenni, decidono di ispirarsi all’arte italiana medievale e agli artisti del primo Rinascimento, quindi precedenti Raffaello (e non com’è stato fermamente sostenuto durante una poco brillante interrogazione al liceo, perché fossero precedenti a Raffaello), seppure trasfigurandoli nei motivi nordici e di tradizione inglese. Arte e letteratura diventano una cosa sola: da Shakespeare ai racconti medievali, da Chaucer a Dante ma anche opere di poeti  contemporanei come Alfred Tennyson ed Elizabeth Barrett Browning.

Un’arte che ricerca il dettaglio in maniera quasi ossessiva e che mette al centro la rappresentazione precisa della natura, suscitando lo scandalo nelle menti più conservative. Tanto che una Vergine di John Everett Millais attirò l’ira di Charles Dickens, che la definì ‘come un autentico mostro nel più spregevole dei cabaret in Francia, o nella più squallida mescita di gin in Inghilterra’. Addirittura!

Giovani e affascinanti questi preraffaelliti. Le loro vite sembrano uscite dalla penna di qualche romanziere. Primo fra tutti Dante Gabriel Rossetti, figlio di un carbonaro italiano fuggito in Inghilterra (e proprio Dante a decidere di creare una ‘confraternita’ di artisti) e di Frances Polidori, sorella di John, autore del celebre Vampiro, e ospite a Villa Diodati, casa di Lord Bayron, insieme a Mary Shelley nella notte del 1816 che secondo il mito vide la nascita del romanzo Frankestein. E poi Elizabeth Siddal, sua amante, moglie e musa prediletta per i suoi lunghi e incantatori capelli rossi. Artista a sua volta, apprezzata da John Ruskin, anima tormentata che pose fine alla sua vita con una dose potente di laudano. I suoi capelli rossi, nei quali sembrava di potersi perdere, affascinarono molti altri artisti. Primo fra tutti Millais, che utilizzò Elizabeth come modella per la sua Ophelia. Per realizzare nel modo più perfetto in ogni singolo dettaglio la figura del personaggio shakespiriano, Millais fece posare la sua modella in un una vasca per quattro mesi. Un giorno però la lampada che serviva per riscaldare l’acqua si ruppe ed Elizabeth si ammalò gravemente, così che il padre decise di denunciare il pittore.

Non sono sufficienti poche righe per descrivere un movimento così interessante, che partendo dalla complessa situazione sociale, politica e culturale della Londra vittoriana si è tuffata nel passato, creando un’arte in grado di esprimere valori universali attraverso la bellezza, valori che ancora oggi riusciamo a capire. Un mondo profondamente tragico, ricco di simboli quasi impercettibili e di sentimenti tormentati che questa mostra è riuscita a cogliere e trasmettere in maniera impeccabile.

http://www.mostrapreraffaelliti.it/

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