In missione per il Teatro a Pristina. Prima parte del diario di viaggio in Kosovo

La prima tappa del mio viaggio con Alessandro Di Naro e Giancarla Carboni e’ a Lubjana, capitale della Slovenia , un vero gioiellino, con il castello, il fiume che la attraversa e atmosfera da rive gauche parigina.

Qua gli ostelli sono carinissimi e attrezzatissimi, e ovviamente there’s a party! ogni sera. I locali che chiudono a tardi, gente vivace in strada, moltissimi studenti, sembra che la popolazione sia solo giovane…. Poi la mattina in marcia verso la Croazia, dopo aver fatto gia’ 850 km in un giorno (senza contare il viaggio dalla Sardegna della persona che guidava ovvero Alessandro). Il paesaggio lungo la strada sembra molto ben curato, con campagna rigogliosissima in Slovenia e molto monotona in Croazia, dove paghiamo in euro e ci danno il resto in Kuna. 290 kuna di benzina circa 43 euro..

Poi attendiamo frementi il border Serbo (terzo confine e seconda moneta il dinaro, diversa dall’euro); se ne raccontano diverse di storie, perquisizioni, controlli a tappeto, ma a parte focaccia e vino sardo e una gran quantita di attrezzatura audio video e fotografica non abbiamo granche’ d’altro…. effetti personali esclusi ovviamente…. “cestarina” abbiamo capito che vuol dire pagamento pedaggio “Carina” si avvicina…sarebbe il border… Ma non ci considerano e neanche ci fanno mezza multa… per i camion ci sono controlli sofisticati, riescono a vederne il contenuto. Pare che uno dei traffici piu remunerativi sia quello di benzina radioattiva, e quello di organi. In Serbia ci fermiamo in un autogrill per un piatto dove al momento del pagamento chiaramente provano a farci pagare il triplo. Ma scoperta la minitruffa, alla fine sono un migliaio di dinari in piu’, dieci euro circa… mi guardo intorno, alcuni ragazzi tengono sul tavolo i cellulari, mettono in mostra iphone e comprano cd musicali, mentre aspettiamo che i nostri piatti siano pronti, provo a fare un calcolo di quanto avevano al momento della guerra, se erano gia nati durante i bombardamenti su Belgrado … ogni volta che vedo qualcuno cerco di capire come ha fatto a sopravvivere, se era dalla parte di Milosevic, ma loro guardano in silenzio i cellulari. aspettano un whats app. Poi chiedo alla commessa che non parla alcuna lingua a me conosciuta, se ha carta telefonica internazionale, la compro per due euro. Le chiedo se vale anche per il Kosovo, mi guarda e non risponde.

Il paesaggio cambia per la terza volta, qua tutto e’ coltivato. piove e grandina anche se siamo a fine aprile, ma da Pristina ci dicono che nevica…. qua e la’ tutto lungo l’autostrada qualche cimitero di guerra aperto e senza cancelli, confinante con un campo coltivato. ho visto qualche mese fa come fanno per celebrare i morti, vanno a mangiare sulla tomba e bevono del vino. Belgrado e’ a 80 km, leggiamo dalla cartina, il mio navigatore mi ha abbandonato in Slovenia. Dice Giancarlo, mio cugino poliziotto in Eulex qua distaccato in missione, che non dobbiamo fare di notte il tratto finale tra la Serbia e il Kosovo, selvaggio e isolato. Non e’ consigliabile, e dice anche di non farci prendere dalla tentazione di andare a Mitrovica, enclave serba resistente alle risoluzioni Onu, ma lui non conosce le nostre tentazioni, vorremmo prendere la deviazione per  Budapes,t altro che Mitrovica. Intorno, ovunque stazioni di servizio abbandonate, motel abbandonati, vecchie costruzioni con lamiere arrugginite. E ogni tanto passiamo da qualche parco nazionale. Decisione, entreremo in Kosovo dal Gate 3: “e’ pericoloso, se non vi fidate arrivate in autostrada in Macedonia” Ma allungheremo di 4 ore e poi, cosa significa pericoloso per un poliziotto? Siamo gente da derubare? Che effetto facciamo a un agente della border, a un contrabbandiere o a un ladro? Quello che ho piu prezioso in questo momento e’ la Lumix digitale e un Ipad, poi penso, se mi derubano ho il numero dell’ambasciata. Si, ce la caveremo. In Serbia il paesaggio e’ verdissimo e so che che in Kosovo sara’ molto diverso, li’ lo hanno sterminato il verde… un poliziotto della Ue qualche mese fa, informato che mi batto per salvare degli alberi alla Spezia, mi prese in giro: “dovresti venire qua, hanno raso al suolo tutti gli alberi di una collina per bruciare la legna”… In effetti la collina e’ pelata e non e’ che al posto degli alberi abbiano messo altro…


Rifletto: che strana immagine che abbiamo di questi posti, li pensiamo ancora in guerra, perche la guerra e’ durata tanto e non sappiamo bene quando e come sia finita. E poi il kosovo nelle carte stradali e’ ancora sotto la Serbia. Sembra che l’indipendenza sia stata una questione silenziosa risolta da qualche parte di nascosto tra Svizzera, Usa, Germania e Italia.

Si vedono intanto le prime chiese ortodosse con molte cupole, era Pasqua per loro gli stessi giorni di quella cattolica, non accadeva da molto tempo. Almeno quest’anno la badante di mia mamma che e’ ucraina ortodossa non ha preso doppie festività.

Gli 80 km che ci separano da Kosovo sono tremendi, una strada di montagna, bianca, piena di buche, neanche una luce…poi a Merdara il gate di confine, usciamo dalla Serbia e entriamo in Kosovo. siamo arrivati al gate 3, ci impongono una assicurazione che facciamo sul momento. Gli agenti della border ad Alessandro, il nostro autista, dicono di tagliarsi i capelli ridendo. Arriviamo all’una di notte piu’ o meno, ci aspettavano al ristorante poi hanno desistito dato il nostro ritardo, e quindi appuntamento alla American School, davanti agli uffici Eulex. Che bello! finalmente ci incontriamo con i musicisti, Susanna e Gabriele, una festa….e siamo tutti ospiti del loro appartamento….bello, cioe’ bello per il Kosovo standard…

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