Genny Bibolotti Marsili, la donna che sfidò il nazista

Era il 12 agosto 1944, a Sant’Anna di Stazzema, quando ci fu il terribile eccidio in cui morirono 560 persone. Genny Bibolotti Marsili, una giova mamma, sfollata da Marina di Pietrasanta assieme alla sua famiglia, quella mattina venne condotta in una stalla assieme al figlioletto, di appena sei anni. La giovane donna non pensò a sé, ma, essendosi accorta che dietro la porta d’ingresso c’erano due pietre che formavano una sorta di nicchia, vi fece nascondere il bimbo, ordinandogli di non muoversi. I soldati tedeschi iniziarono quindi la loro feroce opera di distruzione, sparando scariche di mitra e mettendo in azione i lanciafiamme; quando uno di essi entrò nella stalla, Genny, che, già colpita e sanguinante, era riversa a terra, trovò la forza di alzarsi, in modo da coprire col suo corpo il figlio e nasconderlo alla vista del tedesco. Sapendosi già morta, trovò la forza per un ultimo gesto disperato: tirò uno zoccolo addosso al soldato, colpendolo in piena faccia. Genny fu finita con una scarica di mitra, ma il bambino si salvò.

Genny non lo ha vissuto, il 25 aprile del 1945: non ha festeggiato la liberazione, non ha visto crescere il figlio. Genny morì, uccisa dalla follia nazista, dalla cieca violenza. Ma il suo è uno dei gesti più forti e coraggiosi, più colmi di dignità che si possano immaginare e ricordare. Per molti, Genny è “solo” una dei 560 morti del 12 agosto, il suo è uno dei tanti nomi, il suo volto si perde e si nasconde tra i tanti, troppi, delle persone spazzate via dalla barbarie della guerra.  A me, però, piace ricordarla proprio oggi, nel giorno della Liberazione avvenuta quasi un anno dopo la sua morte, perché se i nostri nonni sono riusciti a festeggiare il 25 aprile è anche merito di donne forti e coraggiose come lei.

Il 25 aprile del 2003 l’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, conferì a Genny la medaglia d’oro al valore civile, con la seguente motivazione: “ Con istintivo ed amoroso slancio, anche se gravemente ferita, per salvare la vita al figlioletto che aveva nascosto, non esitava a richiamare su di sé l’attenzione di un soldato tedesco, scagliando sul medesimo il proprio zoccolo, ottenendo in risposta una raffica di mitraglia che ne stroncava la giovane esistenza. Genny Bibolotti Marsili. Nobile esempio di amore materno spinto fino all’estremo sacrificio“.

(www.vittimeinnocenti.altervista.org)

 

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