“Ci hanno lasciato soli, ma non ci fermeranno mai”. Così Francesco Neri lancia l’affondo contro lo Stato-mafia

Come sempre, le istituzioni spezzine hanno brillato per la loro assenza, al convegno “Una ragione di Giustizia“, ieri pomeriggio nella Sala della Provincia. Le prime file di sedie, contrassegnate dal cartello “riservato” sarebbero rimaste desolatamente vuote, se alla fine non vi si fossero seduti alcuni cittadini. Non è la prima volta e non sarà l’ultima, che le “autorità” disertano appuntamenti di questo tipo; d’altra parte il tema era di quelli “scottanti” (navi dei veleni e traffico di rifiuti) e, in contemporanea, si svolgeva il ben più rassicurante “Parole di Giustizia“. Era ospite d’onore dell’incontro il dottor Francesco Neri, ex procuratore di Reggio Calabria, poi trasferito in Corte d’Appello a Roma per “motivi disciplinari“.

Neri lavorava con Natale De Grazia, e proprio a De Grazia, per il quale chiede un minuto di silenzio, vanno i suoi pensieri. “La Spezia e Massa Carrara” racconta il magistrato” erano al centro delle nostre indagini, iniziate 22 anni fa“, indagini sviate, boicottate, bloccate, rese ancora più difficoltose dalla morte di De Grazia. Oggi, 22 anni dopo, ci sono ancora atti secretati, ancora non si sa la verità, ancora lo Stato si mette in mezzo tra la Magistratura e la verità. “Lo Stato ci ha abbandonati, lo Stato va contro i Magistrati“. Sono parole che fanno gelare il sangue, il suo è lo stesso grido di Borsellino, di Falcone, dei Magistrati siciliani che oggi lavorano al processo sulla Trattativa. E’ il grido di chiunque, in Italia, provi a fare semplicemente il suo dovere. Natale De Grazia, in fondo, faceva “solo” il suo dovere e per quello ha perso la vita. Ci sono voluti 18 anni per stabilire che non era morto di morte naturale, ma non sapremo mai da cosa sia stato avvelenato. Ma non c’è solo il caso De Grazia, nel racconto di Neri, che ha emozionato e catturato l’attenzione di tutta la platea (che gli ha tributato un lungo applauso). Neri parla di Ustica, parla di Ilaria Alpi (il cui fascicolo, depositato in Procura, fu aperto e dal quale “sparì” il certificato di morte). Neri parla delle commistioni, dell’abbraccio tra le mafie e lo Stato, quello Stato che, dice, “non è mai dalla nostra parte“, quello Stato che ha permesso e permette alla mafia di comandare, che ha stretto con le organizzazioni criminali un patto, anzi molti patti. “Quando sono iniziati gli affondamenti delle navi dei veleni sono cessati i sequestri di persona in Calabria e in Italia“, racconta e non è un caso: è, semplicemente, un altro patto.

Ci hanno lasciati soli, ma non ci hanno fermati“, ma per vincere ci vogliono anche norme politiche, soprattutto per ciò che riguarda i reati legati all’ambiente. “Nessuno tutela il mare, né in Italia né all’estero” e questo non può aiutare la magistratura onesta. Neri si augura che vengano colpiti i patrimoni di chi commette reati di tipo ambientale, perché sono “crimini contro l’umanità“. Avviandosi verso la conclusione del suo discorso, il magistrato dice che “sarebbe contento di essersi sbagliato“, sarebbe felice se gli dicessero che in realtà non è successo nulla, ma sa benissimo che non è così, sa che i rifiuti tossici sono stati buttati in mare e che prima o poi “la Natura ce li restituirà“. Conclude con un altro pensiero a De Grazia, augurandosi che il suo sacrificio non sia stato vano. “La storia di De Grazia va raccontata“, dice, e  “io non finirò mai di raccontarla“, perché “lo devo a lui, ai miei figli, ai vostri figli“.

Conclude così, Neri, e sarebbe stato bello se ad ascoltare le sue parole ci fosse chi ancora oggi nega, minimizza, cerca di sviare il discorso, si nasconde dietro la “segretezza“, dietro i “non è così“, dietro la denigrazione del pentito Carmine Schiavone, dietro frasi come “queste notizie sui veleni rovinano l’immagine della nostra città“. Così non è stato: chi era in Provincia ieri pomeriggio ne è sicuramente uscito arricchito. Amareggiato, ma arricchito.

 

 

 

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