Eppur si muove. Verso gli stati generali della cultura cap.1: TEATRO

Oggi riunione plenaria cittadina sul teatro indetta dall’assessore Luca Basile. Sono stati chiamati molti gruppi (anche se ne mancavano all’appello alcuni molto significativi) e bisogna dire che, dopo la presentazione di rito, qualche idea è venuta fuori.

I problemi che assillano i teatranti, si sa, sono sempre gli stessi (e forse sono gli stessi di chiunque faccia cultura). Non ci sono gli spazi, non c’è accesso ai fondi, non ci sono strutture su cui far affidamento per la residenza artistica. SI è parlato di rete e di mutuo aiuto, di collaborazione. Ma su questo i teatranti hanno un po’ la coscienza sporca perché difficilmente si fanno promotori degli spettacoli altrui purtroppo. La giornata si è concentrata sulla necessità di mantenere specificità artistiche, pur in un disegno comune di offerta e programmazione culturale, rispettando, criteri selettivi di qualità. Come individuare l’eccellenza o la qualità dei progetti? Ricorda Basile che in qualche modo questa è suggerita dalla storia del gruppo stesso, dall’attenzione della critica, dai risultati che fuoriescono dall’ambito strettamente cittadino. Non si tratta di ghettizzare il giovane gruppo senza esperienza o quello che lavora nei quartieri, ma trovare “impieghi diversi”: ambiti legati a funzioni di rilevanza sociale, aggregativa o decisamente estetica. Bisogna avere l’umiltà dell’autocritica e dell’ascolto, e decidere in qualche caso, anche di accettare di fare da semplici spettatori, ruolo che spesso è più impegnativo e attivo di quello dell’artista.

Il discorso è caduto necessariamente sui locali della Dialma Ruggiero affidata come sappiamo, alla compagnia degli Scarti per la rassegna Fuori Luogo che sta avendo meritato successo e su cui il Comune ha da tempo puntato anche economicamente, la maggior parte dei suoi sforzi per il comparto “giovani teatri”. Il finanziamento dovrebbe estendersi, a mio modesto avviso, più che alla compagnia (che da amatoriale sta crescendo e la attendiamo a prove maggiormente significative, cosa che è nelle loro capacità) alla struttura d’accoglienza, dotandola di più personale e maggiori servizi.

In sintesi si è richiesto a questo proposito, “porte aperte” della Dialma ad altri progetti, residenze, opportunità di formazione, e con un trattamento adeguato. In soldoni, se la struttura funziona durante i giorni della rassegna anche grazie alla convenzione con un Istituto artistico, dovrebbe funzionare anche in occasione di altri eventi proposti da associazioni esterne, senza lasciare che siano le compagnie ospitate temporaneamente a farsi carico della comunicazione e dei contatti con le scuole, con oneri economici e di tempo non indifferenti.

Ma di questo siamo sicuri che l’assessore si farà personalmente carico e fin d’ora alcune associazioni stanno pensando a nuovi progetti collettivi che funzionando a rete, potranno incontrare favore di un pubblico più vasto e eterogeneo e corrispondere perfettamente anche agli obiettivi delle istituzioni culturali. Speriamo che la direzione intravista oggi possa essere supportata da fatti concreti e si possa arrivare alla giornata degli stati generali della cultura a giugno con qualcosa di concreto, una buona pratica, da mettere sul tavolo della discussione. Condividere idee, spazi e luoghi. Ci riusciremo finalmente?

Notare bene che non si è mai parlato di Teatro Civico, argomento spinoso, vista la sentenza del TAR a favore dei ricorsisti contro la delibera di direzione artistica -e su cui ci chiediamo, non gravi forse ancora la questione del giudizio in ottemperanza. Intanto resta il dubbio sul ruolo che svolgerà nel dibattito Roberto Alinghieri, oggi presidente delle Istituzioni culturali su cui si è abbattuta proprio la mannaia implacabile del TAR.

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