“Avete arruolato un Ministro”: pesante accusa dell’avvocato Carabba al Comitato per Piazza Verdi

Avete arruolato un Ministro“: pesantissima accusa di Stefano Carabba al Comitato.
Nel corso della trasmissione “Attenti a quei due” mandata in onda ieri sera dalla emittente “Teleliguria Sud” che vedeva ospiti nel salotto dei giornalisti Sottanis e Raffaelli, Stefano Carabba, avvocato civico del Comune della Spezia e Massimo Baldino, portavoce del Comitato Piazza Verdi, l’avvocato del Comune in palese difficoltà di argomentazioni credibili si è lasciato sfuggire l’infelice frase pronunciata nel corso di uno dei momenti più concitati della discussione. Vorremmo ricordare che un Ministro della Repubblica che si facesse “arruolare” da chicchessia verrebbe meno al suo ruolo superpartes nella applicazione della legge, come riconosciuto, oltre che dalla Costituzione (articolo 97 comma primo) anche, nel caso in esame, dal Codice dei Beni Culturali. Se fosse vero quanto affermato dall’avvocato del Comune non si comprende coma mai l’Amministrazione Federici non abbia agito nelle sedi opportune contro questo “dichiarato” comportamento del Ministro Bray.

Da parte sua un Comune, che ritenesse di essere in qualche modo danneggiato per un intervento inappropriato di una carica dello stato o, peggio, vittima di una illegalità incostituzionale avrebbe non solo il diritto, ma assolutamente il dovere di denunciare la cosa alle autorità competenti, oltre che di ricorrere immediatamente (e non dopo più di sei mesi) al TAR. Se il nostro Comune lo avesse fatto, oggi forse sì che i  lavori della piazza sarebbero stati un po’ più avanti. In realtà, come più volte, già affermato da questo Comitato, il Comune della Spezia è stato colto dalle istituzioni con le “mani nel sacco“, ovvero con la documentazione non in regola. Un buon Ministro non avrebbe potuto fare altro (avendone piena facoltà) che bloccare i lavori onde preservare un bene potenzialmente di interesse storico culturale che si voleva distruggere, al fine di far effettuare dagli organi competenti quella verifica di interesse storico che in realtà avrebbe a suo tempo dovuto effettuare e consegnare a chi di dovere il nostro Comune. In realtà al nostri amministratori si è anche concesso molto di più. Infatti, più volte dopo la sospensione momentanea dei lavori (3 giorni) la Soprintendenza ha richiesto venissero avviate le procedure di verifica opportune senza ahimè, mai ottenere né quanto richiesto, né risposte perlomeno convincenti. Il motivo di tutto ciò è uno solo. Quelle documentazione e quelle risposte non esistevano. Questo il Comune lo sa benissimo ed è molto grave che si insista infangando reiteratamente sia negli atti che nei pubblici dibattiti le istituzioni per salvarsi dalla proprie serie responsabilità, dettate da approssimazione e incapacità come dimostrato anche in altre vicende (vedi Direzione del Teatro Civico e recentemente la tentata vendita di un bene vincolato come l’Ospedale Sant’Andrea) .

Siamo allibiti da come in questa città si continui ad aggrapparsi sugli specchi e si tenti di difendere posizioni indifendibili come la ormai famosissima relazione errata (per sua stessa ammissione) della dottoressa Marzia Ratti. Sono questi gli aspetti mai chiariti della vicenda Piazza Verdi. Sono queste le reali ragioni del presunto ritardo dei lavori e della querelle legale in atto. Si è perso tempo a cercare di sanare attraverso “sentieri diplomatici e politici” una situazione che andava sanata attraverso documenti (se c’erano) da esibire nelle sedi istituzionali .

Si è proceduto in modo arrogante e controproducente senza mai volere ammettere i propri errori ,sino ad arrivare (tardivamente) all’ultima spiaggia del TAR a cui il Comune (e non le Associazioni o i Comitati) si è ora rivolto. Tutto questo ovviamente infischiandosene del disagio disperato dei commercianti e, ancor più, della trasparenza nei confronti della cittadinanza che neppure ieri, nella splendida occasione che Tele Liguria Sud ha offerto ai nostri amministratori rappresentati dall’avvocato del Comune è riuscita a sapere una verità perlomeno credibile sulla vicenda Piazza Verdi.

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