“Pantani”, la storia di un campione “Pirata” che amava scavalcare le montagne. Il Teatro delle Albe racconta la sua vita sofferta

locandina di “Pantani” Teatro delle Albe di Ravenna

«Non c’è supermarket dove si compra la grinta: o ce l’hai, o non ce l’hai. Puoi avere il tecnico migliore, lo stipendio più alto e tutti gli stimoli di questo mondo, ma quando sei al limite della fatica sono solo le tue doti ad aiutarti».

(Marco Pantani)

Il Teatro delle Albe di Ravenna offre un esempio fulgido di come si possa, attraverso uno spettacolo/inchiesta, restituire alla coscienza degli italiani, una ricostruzione seria ed obiettiva di una vicenda dolorosa che non fa onore a chi l’ha resa tale. Con un alto senso etico senza mai rischiare di cadere nella retorica o nella celebrazione mitologica dell’eroe da venerare come un idolo. Lo fa portando con grande umiltà in tournée: “Pantani” di Marco Martinelli ed Ermanna Montanari (visto in una replica al Teatro Stabile di Bolzano) che racconta le gesta, la vita, il successo, le vittorie e la caduta di un mito, reso possibile da una vera e propria persecuzione nei suoi confronti. Marco Pantani era un atleta che correva in sella alla sua bicicletta vincendo e prendendo posizioni anche clamorose nei confronti del mondo dello sport ciclistico, delle federazioni e di chi aveva il compito di amministrare la regolarità delle gare.  Un piccolo uomo contro giganti che detenevano il potere nello Sport, molte volte contaminato da pratiche dopanti per aumentare le prestazioni degli atleti. Le parole di Giancarlo Ceruti presidente della Federazione ciclistica italiana,  si riveleranno profetiche: ” Vedrai presto la caduta degli dei”, esclamate  in occasione di un colloquio avvenuto il 23 maggio 1999 con Davide Boifava della Riso Scotti.

“Pantani” foto di Claire Pasquier

Pantani era arrivato sull’Olimpo del Ciclismo, scalando montagne senza nessuno che lo superasse ed era diventato per le migliaia di fan un uomo da ammirare. Uno che si era fatto strada chilometro dopo chilometro sempre in sella alla sua bicicletta. Uomo di mare che amava scalare le vette. Le sue prese di posizione su come venivano svolti gli esami anti doping, fece irritare fino a detestarlo. Il doping nello sport è sempre stata una piaga diffusa in molte discipline, ma Pantani fu usato come capro espiatorio. Il Teatro delle Albe di Marco Martinelli ed Ermanna Montanari (superba interprete di Tonina Pantani, madre di Marco, una mater dolorosa) si è ispirato al libro del giornalista francese Philippe Brunel, “Gli ultimi giorni di Marco Pantani (Rizzoli) e ne ha tratto una storia che emoziona e indigna, che costringe ad interrogarsi su come sia possibile infangare e oltraggiare una figura come quella di Marco Pantani, e come spesso accade in Italia, una volta ristabilita la verità nessuno si è scomodato per riabilitarlo. Lo avevano gettato nel pantano e nessuno si prese la responsabilità di ammettere di aver sbagliato.

foto di Claire Pasquier

La giustizia lo ha accusato e assolto, i mass media lo hanno osannato e poi ripudiato definendolo un traditore. I giornalisti come spesso accade non hanno atteso un secondo per “condannare” colui che un attimo primo veniva definito il Campione assoluto, dando prova di un modo di fare informazione basata su indizi e sospetti, in assenza di prove accertate. E la voce del popolo che additava Pantani come un “dopato”, quando i veri dopati erano altri. In un’intervista rilasciata a Gianni Minà, Marco Pantani disse: «…Ma credo che la cosa che bisognerebbe imparare è di pensare forse qualche secondo in più, magari risparmiare anche qualche parola, piuttosto di dare dei verdetti, di condannare le persone ancor prima che abbiano commesso qualche cosa. Invece purtroppo nella nostra società, non solo nello sport, ci accorgiamo che uno viene condannato ancora prima che si possa difendere».

Una denuncia che trova la sua legittimazione nell’accanimento mediatico a cui fu sottoposto e alle decine di indagini che gli mossero ben otto Procure d’Italia. Scrive Gerardo Guccini nel suo “Dossier Pantani. Una tragedia per l’Italia d’oggi: scrittura, realtà e destino nel teatro di Marco Martinelli” (pubblicato in Culture Teatrali, Realtà della Scena Giornalismo/Teatro/Informazione, a cura di Marco De Marinis, La casa Usher editore) :«Mano a mano che ci si allontana dal momento esatto della catastrofe, le conoscenze si allargano smontando le accuse, rifacendo le indagini, mettendo addirittura in dubbio la causa della morte e riscontrando, contro l’ipotesi di un doping prolungato, la sanità organica del corpo di Pantani», riferendosi alla Scena 33 (Senza perdere la tenerezza) del testo di Marco Martinelli edito da Luca Sossella, e  vincitore del Premio Ubu 2013 quale “nuovo testo italiano o ricerca drammaturgica”.

E qui la testimonianza scientifica dell’anatomopatologo, il dottor Fortuni incaricato di eseguire l’autopsia sul corpo di Marco spazza via tutte le accuse che perseguitarono Pantani. «Ci attendevamo di trovare un midollo osseo scassato..invece il contrario. Il suo midollo era assolutamente normale. Vuol dire che tutto questo uso di EPO, come si è sostenuto, Pantani non l’ha fatto, altrimenti i danni sarebbero stati evidenti. Possiamo paragonare l’EPO al fumo. Se uno ha fumato molto in passato e poi ha smesso, nel suo corpo restano le tracce. Questa perizia è per la verità di un grande atleta». La verità. A Pantani in vita non è stata concessa. Prima il libro di Brunel e adesso lo spettacolo di Martinelli e di Ermanna Montanari (Premio Eleonora Duse 2013 per l’interpretazione di Tonina Pantani) la restituiscono alla sua memoria e ai suoi cari.

Una famiglia che ha sempre vissuto nella modestia, di chi non ha mai approfittato della celebrità del figlio. Una madre che lavorava in un chiosco per piadine e un padre idraulico, una sorella legata dall’affetto e sua prima fan. E i tanti amici che non lo hanno mai abbandonato. Il pianto di dolore della madre (sulla scena recitata da Ermanna) le fa dire: «Vado a cambiargli i fiori, come fanno tutte le madri che piangono un figlio morto. E lo piangono tutta la vita. Perché è come se Marco fosse morto in guerra, una strana guerra che si combatte anche se sembra che ci sia la pace, e invece non c’è. Vado a portargli le calle, e gli parlo. E quando mi dicono che è il destino, che mi ci devo rassegnare…io non voglio credere al destino… a gni creid (dialetto romagnolo, ndr)… che ci credano gli altri».

Quale destino? Quello che all’apice della carriera di Marco Pantani, una congiura lo fermerà durante il Giro d’Italia,nella tappa di Madonna di Campiglio. Era il 5 giugno del 1999. La sera prima di andare a dormire il suo ematocrito era sotto il 50, la mattina dopo i medici dissero che il suo valore era alto, l’unico ad aver superato la soglia dei 50. La gogna non si fece attendere: Marco Pantani fu scortato da decine di carabinieri all’auto e fatto partire. La gara per lui era terminata. Sei mesi dopo questo esame fu dichiarato dall‘UCIinattendibile”. La carriera del campione compromessa per un test che aveva tutte le caratteristiche di essere stato contraffatto per danneggiare il ciclista. Poche ore dopo esaminando di nuovo il sangue di Pantani, il valore era inferiore ai 50. Troppo tardi. La sentenza era già stata ammesse e la Gazzetta dello Sport e il suo direttore Candido Cannavò scrisse. “TRADIMENTO” , un giornalista che in precedenza aveva commentato così le imprese del campione: “In ogni suo scatto c’è un atto d’amore”, “ è un dio del ciclismo”, “il suo nome è Marco come l’evangelista”.

foto di Claire Pasquier

Nessun dubbio, nessun timore di anticipare una condanna senza prima aver verificato l’attendibilità delle prove. Nessuno che si chiese se c’era qualcosa di strano a Madonna di Campiglio, dove la sera prima c’era un clima strano, di attesa per qualcosa che doveva accadere. Lo stesso Pantani che si sentiva accerchiato da troppi nemici. L’agguato era stato teso. Sbatti il mostro in prima pagina. E la sospensione di un atleta in via cautelativa, a “tutela della salute”, diventò una notizia paragonabile ad un reato gravissimo. Sono parole recitate in scena dal personaggio dell‘Inquieto, chiamato così da Marco Martinelli dopo aver letto il libro di Brunel, perché “mi ha turbato, mi ha scosso, mi ha reso inquieto“. Scrive l’autore nei ringraziamenti: «A lettura finita, ho cominciato a scrivere io. L’inquieto sulla scena in parte è lui (il giornalista belga, ndr), in parte sono io, in parte sono tutti gli spettatori a cui “non tornano i conti”.

Seraing (Belgio) prologo Giro dItalia 2006 (Giancarlo Ramazio Bravetto:Marco Pantani Fans Club Cesenatico)

A molti non tornavano i conti. Chi invece doveva vederci chiaro in questa oscura vicenda, non si preoccupò di ristabilire la verità.  Un campione che non risultò mai positivo al doping. “Pantani” si colloca tra uno spettacolo d’inchiesta e il dramma, molto composito come spiega ancora  Gerardo Guccini nel suo dossier: «Martinelli affronta il complesso argomento distribuendo i dati e i materiali raccolti in quattro traiettorie drammatiche, che non concorrono alla composizione di una narrazione complessiva e unitaria, ma narrano ognuna la propria conoscenza dei fatti, stabilendo una scala di orizzonti cognitivi drammaticamente giustapposti», citando le varie componenti che appaiono in scena: «il coro, aristofanesca sapienza dei primari legami con la terra e delle degenerazioni della società (Alessandro Argnani, Roberto Magnani, Michela Marangoni, Laura Redaelli). L’Inquieto (l’attore italo belga Francesco Mormino che rappresenta il giornalista Brunel) che ha ricostruito le dinamiche e le motivazioni dei vari accidenti occorsi al campione dal prelievo di Madonna di Campiglio in poi.

I famigliari di Pantani, che sostengono emozionalmente l’innocenza del loro congiunto e sospettano l’esistenza di manovre occulte, di cui sanno da informatori parziali come Vallanzasca (l’ergastolano scrisse una lettera alla madre di Marco mettendola al corrente del proposito di squalificare il ciclista dal tour, ndr), e sul livello più basso Pantani. Di tutti, colui che ha meno capito gli interessi che ha toccato e i nemici che si è fatto, di tutti, il più disposto a metabolizzare il pubblico giudizio considerandosi colpevole o, quanto meno, condannato» E la condanna definitiva arrivò con la sua morte, il 14 febbraio del 2004 per overdose di cocaina a Rimini.  Il giorno di San Valentino. Aveva iniziato a morire nel 1999 a Madonna di Campiglio. All’apice della sua carriera. Veniva chiamato anche  il “Pirata”.

 

 

foto tratta dal post di Angelo Pezzotta Marco Pantani Fans Club Cesenatico (facebook)

 

la recensione di Rossella Menna

www.rumorscena.com/pantani-ascesa-e-caduta-di-un-mito

 

Marco Pantani: 46 vittorie ottenute nella sua carriera con i migliori risultati nelle corse a tappe vince un Giro d’Italia, un Tour de France e la medaglia di bronzo ai mondiali in linea del 1995. A tutt’oggi è l’ultimo italiano ad avere vinto il Tour de France nel 1998, e l’ultimo ciclista in assoluto ad aver vinto Giro d’Italia e Tour de France nello stesso anno

 

“A volte chiudiamo gli occhi perché la realtà non ci piace… Se però smettiamo di comunicare, non riusciamo più ad assaporare la vita e a scrivere la nostra storia”. (Marco Pantani)

 

PANTANI

di Marco Martinelli

 

ideazione: Marco Martinelli e Ermanna Montanari

con: Alessandro Argnani, Francesco Catacchio, Luigi Dadina, Fagio, Roberto Magnani, Michela Marangoni, Ermanna Montanari, Francesco Mormino, Laura Redaelli . in video: Pino Roncucci . incursione scenica: Francesco Catacchio, Fagio . itinerari in Romagna: Luigi Dadina . fisarmonica e composizione musiche: Simone Zanchini . cante romagnole: Michela Marangoni, Laura Redaelli . ideazione spazio scenico: Alessandro Panzavolta-Orthographe . ideazione e realizzazione elementi di scena: Fabio Ceroni, Enrico Isola, Danilo Maniscalco, Ermanna Montanari . montaggio ed elaborazione video: Alessandro e Francesco Tedde – Black Box Film . costumi: Teatro delle Albe . realizzazione costumi: Laura Graziani Alta Moda, A.N.G.E.L.O., Les Jolies Sposi . direzione tecnica: Enrico Isola . tecnico luci e video: Francesco Catacchio . tecnico suono: Fagio . diapositive: Olycom/Publifoto, Olycom/Daniele Venturelli, Olycom/Arnaldo Magnani, Lauro Bordin . maestro di canto: Matteo Unich – Direttore Artistico Gruppo Corale “Pratella-Martuzzi” . foto di scena: Claire Pasquier . manifesto dello spettacolo: Cosetta Gardini, Giuseppe Tolo – Casa Walden . organizzazione e promozione: Marcella Nonni, Silvia Pagliano, Francesca Venturi . ufficio stampa: Rosalba Ruggeri, Matteo Cavezzali . regia: Marco Martinelli

coproduzione: Teatro delle Albe / Ravenna Teatro, le manège.mons – Scène Transfrontalière de création et de diffusion asbl (Belgio)

 

 

 

Tournée 2014

1, 2 marzo Modena, Teatro Storchi

4, 5 marzo Casalecchio di Reno (Bo), Teatro Pubblico

7, 8, 9 marzo Rimini, Teatro Novelli

10 marzo Cesena, Teatro Bonci

20, 21 marzo Padova, Teatro Verdi

25 marzo Pavia, Teatro Fraschini

27, 28, 29, 30 marzo Bolzano, Teatro Comunale

1, 2 aprile Reggio Emilia, Teatro Ariosto

6 maggio Teatro San Domenico, Crema

9 maggio Forlì, Teatro Fabbri

16 maggio Teatro Comunale, Lecco

www.teatrodellealbe.com

 

Advertisements
Annunci
Annunci

Lascia un commento

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.