Non sono solo canzonette!

Il “cachet” è una cosa seria….crisi o non crisi i nostri artisti della musica leggera non discutono su compensi e visto il momento sono spesso scandalosi.

Esistono tre categorie canore : i cantanti di piazza (sagre-feste di piazza) che lavorano molto nel Sud Italia a incasso zero, pagati da tutti quei piccoli comuni che in onore del Patrono non rinunciano all’esibizione del loro del “big” dopo la processione.
Si parte da compensi di 6/7 mila €uro (per 1 ora) fino a 20/25 mila €uro di cachet. Solitamente a questa fascia appartengono le vecchie star o comunque quei nomi che in un contesto di biglietto d’ingresso farebbero cilecca di pubblico. Chi paga ? Comuni /Regioni/Provincie (i più mal gestiti e indebitati sono i migliori promoter di questi cantanti o gruppi) .Visitando i siti di molti artisti si può verificare da giugno a settembre un’agenda fitta d’impegni in località spesso quasi sconosciute ma la festa è festa … e senza il “big” che festa sarebbe ?

Seconda fascia : i “big” più attuali e più seguiti: qui il prezzo sale decisamente e si parte da 25 mila a sera fino ai 50/60 mila e anche di più . In questa forbice di quotazioni troviamo nomi come Renzo Arbore,Emma Marrone o gruppi come i Modà o Fiorella Mannoia o la Amoroso o Massimo Ranieri. Queste “celebrità” sono all’altezza di poter garantire un discreto incasso però per un organizzatore il rischio è altissimo che spesso di rivela una vera e propria roulette russa.
Una media biglietto in un contesto teatrale (1300/1500 posti) è mediamente valutabile in 40 €uro dai quali dobbiamo sottrarre subito un 13% di siae oltre al 10% di iva e un altro 15% circa tra costi di prenotazione elettronica ,affitto della struttura,personale,pubblicità. Prevedendo,se molto ottimisti,un “tutto esaurito di 1500 posti si possono raggiungere i 60.000 €uro d’incasso lordo da cui detrarre circa il 38% di spese menzionate : rimangono dunque 37/38 mila €uro netti.
Ribadisco che il “tutto esaurito” è quasi sempre, con l’aria che tira… impossibile.
Allora l’impresario cerca spazi più importanti come i palasport (3/5 mila presenze). Le spese aumentano (noleggio-montaggio-smontaggio del palco con americane) e i “big” storcono il naso: “vuoi vedere che questo incassa 100 mila €uro e io mi devo “accontentare” solo di 40.000 €uro”? Spesso,in questo caso scatta il “premio” o meglio una clausola contrattuale che obbliga l’organizzatore a far “entrare in utile supplementare” il big dopo lo stacco di 2000/2500 biglietti !!!
Se ciò non dovesse avvenire comunque il cachet rimane quello stabilito. Credetemi che non avviene mai.

Terza fascia: grandi “star” : Vasco Rossi, Ligabue, Biagio Antonacci, Laura Pausini, Eros Ramazzotti, Renato Zero… Tutta “robetta” dai 120/150 mila in su!!!   Qui si parla di vere e proprie aziende della canzonetta, milionari che continuano a vivere in un’altra galassia. Spesso queste “star” si auto-producono a livello di esibizioni, trattenendosi l’intero incasso o sicuri di riempire lasciano all’organizzatore uno spazio di guadagno irrisorio se confrontato al rischio. Doppia roulette russa . Tra questi nomi recentemente qualcuno ha floppato… 2500 paganti in uno spazio di 5000 posti. Provate ad immaginare l’organizzatore!
A seguito di queste carovane canore oltretutto ci sono i diritti di merchandising, ovvero pretendono la concessione di spazi per poter vendere i prodotti legati alla loro immagine. T-shirt,accendini,soprammobili di tutti i generi, sciarpine e tutto quanto fa quattrini. L’organizzatore non vede il becco di un euro e deve assoggettarsi a questa ulteriore richiesta anche se in casa propria.

Insomma, anche nel mondo della canzonetta i privilegi sono irremovibili e francamente quando la star o il big vanno in televisione e pretendono di lanciare messaggi sociali si raggiunge il patetico.

Maurizio Macaluso

Advertisements
Annunci
Annunci

Lascia un commento

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.