Piergino Scardigli & lo schiaccianoci della nonna

Ricordo di bambino: saremmo stati attorno agli anni ’60 o primi anni 70, nella mia famiglia giravano ancora vecchie chincaglierie di prima della guerra. Macchine a manovella per farsi la pasta in casa, schiacciapatate pesanti ed ingombranti e in particolare ricordo un vecchio schiaccianoci di ferro, lavorato a mano. Aveva i manici elicoidali fatti come una elegante “vite senza fine” che ne consentivano una presa comoda e sicura e alle estremità una serie di intarsi riproducenti palme esotiche sotto cui stazionavano belle africanelle discinte.
Lo ricordo bene, come fosse ieri, quello schiaccianoci, perché inconsciamente la mia mente lo associava al Natale, alle vacanze, alle immense adunate di parenti intorno ad un tavolo e naturalmente alla frutta secca, mia autentica passione infantile.
Poi un giorno, sarà stato il 1972, l’aggeggio sparì dai cassetti di cucina.
La mia nonna se n’era andata da qualche anno e come si fa spesso nelle famiglie, avvenne uno dei tanti “repulisti”, frutto magari di acquisti fatti alla Fiera di san Giuseppe.
Fu sostituito da un altro schiaccianoci pagato poche migliaia di lire.
Era colorato, con i manici rossi e le estremità nichelate color argento.
Era molto più leggero, moderno, e a prima vista dava anche un certo senso di “pulito“.
Arrivò il Natale e il “coso” fece la sua comparsa sulla tavola imbandita.
Qualcuno disse pure “che carino…”
Tuttavia già per la cena di fine anno i suoi manici avevano perso la brillante colorazione dei primi giorni e si erano come opacizzati, così come il suo argento scintillare si era affievolito per i molti punti in cui la nichelatura aveva cominciato a saltare .
Presto lo schiaccianoci sapeva di vecchio.
Ma non di quel vecchio autentico, che sa di vissuto, ma semplicemente di usurato e brutto.
Lo cacciammo anzitempo nella pattumiera e credo che i suoi bei manici rossi durante il loro smaltimento abbiano anche prodotto diossina.
Purtroppo il vecchio schiaccianoci della nonna non c’era più e un altro pezzo di storia della mia famiglia se n’era irrimediabilmente andato.

Cosa c’entra tutto ciò con il consigliere comunale Piergino Scardigli?
Semplice.
La sua visione legata a Piazza Verdi, all’abbattimento dei suoi storici pini, alla istallazione dei bei portaloni colorati in plastica e calcestruzzo, che a suo avviso darebbero modernità alla piazza e alla città , rilanciando persino il commercio del centro storico, (ma cosa ci azzecca poi l’acquisto di un calzoncino da bambino con un portale di cemento armato?), sa molto di “repulisti” domestico dopo una fiera di San Giuseppe.
Sa di dissacrante provincialismo, frutto di una cattiva associazione tra ciò che è innovativo e ciò che è semplicemente “nuovo”.
Perché non sempre acquistare qualcosa di nuovo significa migliorare le cose.
E comunque questo concetto non è MAI applicabile nelle cose storiche e artistiche.
Perché non potrà mai esistere una nuova Piazza Saint Bon, una nuova Piazza Europa o una nuova Piazza Verdi, potrà esistere solo una devastazione barbarica e vandala che riedificherà una nuova piazza, che non è più quella perché i suoi connotati sono diversi.
Connotati, colori sgargianti, materiali sintetici che alle persone provinciali come Lei faranno dire: “Ora Si che Spèza l’è na città moderna“.

(Massimo Baldino)

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