Arsenale Militare della Spezia: la storia è finita?

“Non ci aspettavamo così tanta gente”, ci dice un volontario attempato del FAI per giustificare l’ora e un quarto di attesa davanti alla porta principale dell’Arsenale Militare, eccezionalmente aperta per le due giornate del FAI, ma solo in determinate aree. Autobus “vintage” portavano i turisti in giro per l’Arsenale, con gruppi guidati di venti che andavano invece a piedi; qualche avventuroso ogni tanto veniva riacciuffato e rimesso nel bus perché “non si può circolare liberamente in un’area militare”. Se l’evento era da non perdere, l’organizzazione, lasciava a desiderare: noi abbiamo cambiato il nostro gruppo almeno tre volte e abbiamo dato indicazioni a vari turisti smarriti. Nonostante l’evidente buona volontà di giovani studenti del Fossati che facevano da novelli Ciceroni, e nonostante gli sforzi dei volontari del Fai, non si capiva davvero quale era la linea narrativa di questo percorso. E non eravamo certo aiutati dalle guide che a fronte di gruppi da 40 o 50 non riuscivano a farsi sentire, non essendo dotati di microfoni o sistemi di amplificazione.

Impreparati… dopo un servizio di 3 minuti al TG1 nazionale (visto da una decina di milioni di spettatori), con gruppi che si erano organizzati per visitare congiuntamente l’Arsenale di Pisa e quello di Spezia venendo da tutt’Italia, con la fame di curiosità degli spezzini di varcare quell’area cittadina interdetta anacronisticamente al pubblico, e infine, dopo il successo enorme della mostra dedicata a Cavour (di gran lunga la mostra più visitata di tutta la Provincia) giusto un anno fa, nessuno -pare- abbia avuto il sentore che potessero esserci migliaia di persone interessate a visitare la Base. Mistero.

Certamente questo afflusso dovrebbe far riflettere, sia i nostri amministratori che la direzione dell’Arsenale Militare. Quest’area non può e non deve rimanere chiusa al pubblico. E’ qua dentro che si gioca l’economia turistica futura della città, perché è l’Arsenale l’attrattiva più forte per chiunque venga da fuori. E questo gioiello l’abbiamo rinchiuso per troppi anni. Ci sono stati momenti di apertura, grandi speranze furono offerte dalla Marineria del 2009, dalla mostra Ars & Navis fortemente voluta dall’ammiraglio Marco Gargano e dalle numerose iniziative collaterali organizzate. Ma quella linea pare non sia stata più alimentata. L’ammiraglio, oggi in pensione, ipotizzò un Polo Museale della Marina Militare, con una riconversione dei capannoni ad uso di beni culturali.

Fantascienza. Peccato.

E così, insieme al dispiacere (per non dire indignazione) per il degrado dei capannoni, alcuni in evidente stato di abbandono, con finestre rotte e rottami in giro, siamo colti da vera folgorazione davanti a luoghi straordinari che evocano altri tempi, dai bacini di carenaggio, all’ex lazzareto, alle velerie al ponte mobile. Qui vennero costruiti i primi idrovolanti, dagli scali dell’’Arsenale scese il primo sommergibile sperimentale italiano, “Delfino”, consegnato poi alla Marina Militare nel 1896 e proprio all’interno della base militare sono stati compiuti i primi esperimenti di Guglielmo Marconi sulla radiotelegrafia di supporto alla navigazione….

Forse sembrerà strano, ma l’attrazione per tutti gli avventori era proprio il degrado, quello mai detto, mai svelato e solo sospettato. Era quello che tutti fotografavano commentando a voce alta, discutendo animatamente di come queste aree potrebbero essere diversamente utilizzate a vantaggio della comunità: per fare formazione per gli studenti, come ostello dentro la veleria, come sede di progetti artistici come accade nel nord Europa. Nella regione di Essen in Germania, l’ex area carbonifera di Ruhr è stata riconvertita a gigantesco luogo culturale, meta di migliaia di visitatori, rinnovando l’economia locale da estrattiva a turistica. Certo l’esempio non solo dell’Arsenale di Venezia ma anche della più vicina fabbrica Vaccari dovrebbe far pensare a qualche nuova idea di riqualificazione e forse i tempi sarebbero maturi per farlo.

Ciliegina sulla torta: il video d’arte sull’Arsenale Ars & Navis firmato nel 2009 da uno dei più noti videomaker mondiali, l’anglo-etiope Theo Eshetu per i 140 anni dell’Arsenale viene mostrato in modo da far rabbrividire: tagliuzzato in malo modo, rimaneggiato, rinforzato da un doppiaggio di scolari, con un editing di scarsissima qualità. A quale editore verrebbe in mente di cambiare il romanzo di un autore di best seller affidandone il compito a un correttore di bozze? Questo già denota una assai scarsa sensibilità all’arte.

Peccato

Insomma, ringraziando il FAI per la possibilità di visita, abbiamo scoperto una ricchezza straordinaria, sicuramente inutilizzata o male utilizzata della nostra città -almeno sul piano storico-artistico- e che tale rimarrà, a meno che una nuova generazione senza vincoli politici, burocratici e militari, non intervenga a dire quello che tutti sanno ma nessuno ha il coraggio di dire.

E cioè che il re è nudo.

 

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