Intervista a Pier Michelatti, storico bassista di Fabrizio De André

Pier Michelatti è un eccellente musicista, compositore e arrangiatore piemontese, in 25 anni di attività ha collaborato con i più grandi artisti italian.i Per 18 anni è stato il bassista di Fabrizio De Andrè, il quale dedicò all’amico Pier delle parole toccanti, trovate postume alla sua morte, confessando il senso di sicurezza che avvertiva quando alle sue spalle udiva il suono del suo basso. Pier ha fondato, con altri musicisti, il gruppo Faber per Sempre, un progetto musicale dedicato all’immortalità dell’opera del grande cantautore genovese, patrocinato dalla Fondazione Fabrizio De Andrè.

Abbiamo incontrato Pier e lo abbiamo intervistato per LaSpeziaOggi!

Pier Michelatti

In 25 anni di carriera hai collaborato con i più grandi artisti della musica italiana. Com’è iniziata la tua carriera?

Ho studiato contabbasso al Conservatorio di Alessandria “A. Vivaldi” conseguendo il 5° anno di contrabbasso, ma subito mi sono accorto che, pur piacendomi moltissimo, la musica classica non faceva per me; ascoltarla si, suonarla no.
Abbandonata la musica classica ho cominciato a suonare in un gruppo rock ; fui poi chiamato a collaborare con una delle più rinomate orchestre da ballo dell’epoca, nella quale aveva suonato pure Gato Barbieri e tantissimi altri famosi musicisti. Allora le orchestre erano un’ottima palestra per i giovani musicisti. Il chitarrista che suonava in quella band un giorno m’invitò a Milano per incidere un disco, non ricordo più nemmeno per chi, così ho cominciato a frequentare gli studi di registrazione milanesi e in uno di quei un giorno ho incontrato Fabrizio. Grazie a lui è partita la mia carriera musicale.

Quando hai conosciuto Fabrizio De Andrè e com’è iniziata la vostra collaborazione?

Come ti dicevo appunto sopra, un giorno venni chiamato per incidere il primo lavoro di Massimo Bubola, Tre Rose, prodotto da Fabrizio. Era il 1981 e di lì a poco Fabrizio sarebbe entrato in studio a registrare un disco senza titolo, che poi tutti noi abbiamo chiamato L’indiano,  poichè la copertina raffigura un fiero indiano cheyenne a cavallo. Mentre registravamo, durante una pausa, Fabrizio mi si avvicinò e mi fece i complimenti per il mio suono di basso, mi disse : “hai un suono bello ciccio e grasso, come piace a me, non un chitarrone, un basso vero” e mi offrì di partecipare alla registrazione de L’Indiano. Io non compresi subito con chi sarei andato a collaborare, avevo in mente altra musica, per me la musica cantautoriale italiana era fatta da tre accordi da spiaggia e falò. Quanto mi sbagliavo! Fabrizio 11 anni prima aveva pubblicato La Buona Novella, dove di musica ce n’è tanta e anche bella, ma io non lo sapevo. Cominciai a conoscere Fabrizio come compositore e come uomo in seguito, nei suoi album a differenza di molti cantautori italiani c’è sempre dell’ottima musica, prova ne è l’ultimo album registrato in studio Anime Salve, nel quale, secondo me, era riuscito a raggiungere il massimo equilibrio tra testo e musica. Tutti incensano Fabrizio come grande poeta, a mio avviso era pure un grande cantante, questo pochi lo dicono o lo sanno.

Fabrizio De Andrè e Pier Michelatti in concerto

Com’era Fabrizio?

Ho conosciuto un uomo prima di tutto onesto con se stesso, con il prossimo, generoso e timido. Aveva una capacità d’analisi e soprattutto di sintesi che lasciavano di stucco. E’ sempre passato per un uomo cupo, introverso, aveva invece un sense of humor incredibile, a me faceva morire dal ridere.
Era socievole, amava la buona compagnia. Ora, come dice spesso Dori, non ne voglio fare un santino, aveva difetti pure lui, era pragmatico, pignolo, al limite della rottura di scatole, specialmente in studio e alle prove dei tours, ma messo il tutto sulla bilancia, inevitabilmente il piatto dei lati positivi era molto più pesante di quello dei negativi.
Non amo psicanalizzare il personaggio De André, non mi va e non è nelle mie corde, preferisco ricordarlo nella vita di tutti i giorni quando magari chiedeva : “Belin, cos’ha fatto il Genoa?”, “Ci facciamo una briscola ?”, “Sono a piedi m’accompagni a casa ?”. A proposito di santino… So che ci sono gite organizzate, pulmann che partono per Genova, visita a Via del Campo, poi ad un negozio di musica che esibisce in vetrina una sua chitarra e, dulcis in fundo, visita alla sua tomba nel cimitero di Staglieno ; tutto questo per cercare di percepirne un minimo lo spirito. Ecco, sono convinto che a Bicio (così lo chiamavo) tutto questo darebbe un fastidio terrificante. Tanto… diciamolo, in Via del Campo non ci sono nemmeno più le prostitute o gli “ultimi” tanto cantati da Bicio, la chitarra forse l’avrà suonata un paio di volte e a Staglieno c’è solamente un mucchio di ossa e nulla più. Per me Fabrizio vive ogni volta che qualcuno prende in mano una chitarra e canta una sua canzone. Io a Staglieno non ci andrò mai.

Quali sono i ricordi più emozionanti e importanti che hai di lui ?

Ogni volta che arrivava alle prove, di prassi ci abbracciava uno ad uno, era un abbraccio sincero, si “sentiva” che non era di circostanza. Quando mi abbracciava e appoggiava la guancia sulla mia sentivo il profumo del suo dopobarba, un profumo “antico”, non lo dimenticherò mai.
Uno dei ricordi più emozionanti rimane quando sentivo squillare il telefono, alzavo la cornetta e sentivo la sua voce che diceva: “Dài Pier! Si parte per una nuova avventura…”  e l’avventura era un nuovo album seguito poi da un tour. Elettrizzante !

Fabrizio ti stimava moltissimo, eravate davvero amici. Nel corso del vostro lungo sodalizio avete mai avuto dei dissapori ?

Una sola volta. Ricordo ancora il luogo, eravamo in concerto a Bolzano. Quella sera mentre suonavamo sul palco c’era un larssen fastidiosissimo (per i non addetti ai lavori per larssen s’intende un innesco di suono, insomma un “HUUUUU” continuo ). Quel rumore fastidioso era dato da un tom della batteria, ma lui sentendo una frequenza bassa pensò inevitabilmente al basso, a me. Ad un certo punto si voltò, mi lanciò un’occhiata tagliente e disse : “Belin lo vuoi abbassare ‘sto belino di basso ?”. Tutto ciò il pubblico lo sentì chiaramente. Ora immaginatevi un ragazzino di 22 anni, provinciale e inesperto che viene redarguito così pesantemente da cotanto personaggio in pubblico. Finito il concerto ero a pezzi, non sapevo che fare, che dire. Mauro Pagani, che ancora oggi ringrazio per il consiglio, si avvicinò sussurrandomi : “ Come va Pier?”. E io: “mah… vedi tu, sono a pezzi !”. Mauro mi disse: “ Lo vuoi un consiglio da fratello maggiore? Fa qualcosa, dì qualcosa, altrimenti ti stritola!” Fabrizio ha passato la vita a cantare le ragioni dei deboli, ma se si accorgeva che avevi i mezzi per difenderti e non lo facevi per pigrizia o inerzia, ti stritolava! Pensai : “ Si, devo fare qualcosa!” . Così presi il coraggio a due mani, tirai un lungo respiro, bussai al suo camerino ed entrai. Era il periodo che beveva molto e non si accorse nemmeno che ero entrato. Con calma gli dissi : “Caro Signor De André, a parte il fatto che il rumoraccio che si sentiva sul palco non era causato dal mio basso , ma questo è marginale, ti dico solo che se mi fai un’altra volta un colpo del genere, giuro che ritiro il basso immediatamente e me ne vado seduta stante”. Me ne uscii dal camerino senza dargli possibilità di risposta, se mai avesse voluto rispondermi. Il giorno dopo al sound-check, mi si avvicinò e cingendomi le spalle sorridendo mi disse: “Belin Pier! Mi hanno detto che ieri sera abbiamo avuto una piccola discussione!”. L’ho preso come un suo modo di chiedere scusa. Da allora non mi ha mai più rotto le scatole fuori luogo.
Tanti mi domandano come mai non compaio nel suo ultimo tour, quello del Brancaccio per intenderci. Registrai Anime Salve e feci la prima parte del tour, poi per un malinteso tra impresari io firmai per un’altra artista, egli posticipò il tour di continuazione di Anime Salve e i 2 tour si sovrapposero. Mi chiamò e mi disse che si sentiva accoltellato alle spalle (esattamente queste parole), io gli spiegai la situazione, capì e mi chiese addirittura scusa, in quanto la causa della mia non partecipazione a quel tour era data dal fatto che egli, d’accordo con l’impresario, l’aveva posticipato sovrapponendolo all’altro per cui io avevo firmato. Mi sostituì con un ottimo bassista, nonché splendida persona. Pensai che ormai non mi avrebbe chiamato più. Quando venne in concerto in un teatro della mia città andai a trovarlo. In camerino mi disse : “Sai Pier, mi hanno richiesto per un tour in Russia, ci sei questa volta eh?” (e sorridendo) : “Non mi tiri un altro bidone?”. Io non seppi che rispondere si. Mi dimostrò così quanto mi voleva bene. Lo scritto che ha lasciato su di me, trovato da Dori in una sua agenda anni dopo, ne è la prova. Purtroppo quel tour in Russia non si fece mai.

Come nasce il gruppo Faber per sempre ?

Per riconoscenza verso una persona che mi ha permesso di realizzare il Sogno: essere un musicista. Se non avessi incontrato Bicio molto probabilmente ora sarei un geometra fallito. Poi penso che nel nostro piccolo si debba tenere alta l’attenzione sull’opera musicale di Fabrizio, devo dire che la sua musica in radio o in tv non si sente molto. Sarebbe un peccato lasciar scivolare nell’oblio un tesoro come quello che ci ha lasciato. Ho visto ragazzi di 18 anni sotto al palco piangere mentre suonavamo Via Del Campo o la Canzone dell’Amore perduto. Quando Dori Ghezzi m’invitò come componente del gruppo storico a partecipare al suo ricordo tenutosi al Carlo Felice di Genova con la partecipazione dei più grandi artisti italiani, devo dire che non avevo pienamente realizzato che Bicio non c’era più. Realizzai che se n’era andato mentre suonavo Creuza de ma, mentre suonavo quel brano mi prese una sensazione di sconforto mista ad un po’ di angoscia. Pensai che quei brani non li avrei suonati mai più. Non era possibile. Quindi andai alla Fondazione a parlare con Dori dell’idea che mi frullava in testa : un gruppo per rendergli omaggio. Ecco com’è nato il gruppo Faber per Sempre, formato da 7 ottimi professionisti.

Quali sono i progetti hai per il futuro ?

Come sopra detto sto facendo concerti col gruppo Faber per Sempre. Mi piacerebbe poter suonare di più in Liguria, che con Tempio Pausania (dove Bicio aveva scelto di vivere) è il luogo dove si “percepisce” maggiormente il suo spirito.
Poi ho in programma con vari colleghi un gruppo di musiche originali nostre.  Forse mi affideranno anche le musiche di un film, budget permettendo.

Saluto tutti i lettori di LaSpeziaOggi.it sperando di vederli presto ad un nostro concerto in Liguria.

 

lo scritto di Fabrizio De Andrè dedicato a Pier Michelatti

Per ulteriori informazioni su Pier Michelatti e il gruppo Faber per Sempre vi segnaliamo i siti www.piermichelatti.com e www.faberpersempre.com.

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