La radio nel ‘900, da Marconi al Tablet, la mostra al Museo Navale

L’invenzione della radio da parte di Guglielmo Marconi e il suo impiego militare dagli albori ad oggi è l’interessantissimo tema della mostra che si tiene in questi giorni presso i locali espositivi del Museo Navale di La Spezia; una ricca panoramica delle molte sofisticate apparecchiature impiegate durante il secolo scorso nelle operazioni belliche, sia dalle nostre forze armate di terra e di mare, che dagli eserciti nemici o alleati.
Sicuramente curioso e intrigante il mezzo esposto proprio all’entrata del museo, un’autentica stazione radio per collegamenti esterni impiegata nel lontano 1936 dal nostro esercito durante le guerre coloniali in Tripolitania e in Cirenaica.
Durante il giorno veniva utilizzata per trasmettere in onde medie messaggi di propaganda del regime ai soldati impegnati nelle operazioni, mentre di notte utilizzando le onde corte trasmetteva i resoconti bellici della giornata appena trascorsa, ricevendo a sua volta ordini direttamente da Roma.

Altrettanto interessante, anche per la vicenda umana dell’autista del mezzo, la jeep in dotazione all’esercito americano presentata all’interno dello spazio espositivo, che fu impiegata durante l’ultimo conflitto mondiale: “Rover Joe” era l’appellativo con la quale veniva comunemente chiamata e serviva, grazie alle potenti e sofisticate attrezzature di trasmissione di cui essa era dotata, all’esercito per comunicare con l’aviazione, al fine di poter indicare con assoluta precisione gli obbiettivi militari da colpire, non mettendo dunque a repentaglio le vite umane dei militari di terra impegnati nelle zone interessate dagli attacchi aerei. Molto emozionanti sono risultate le fotografie esposte sul piccolo mezzo che ci mostrano proprio quella piccola jeep in pieno teatro di guerra insieme al suo autista Paul Bennett venuto a mancare solo pochi mesi fa.

Vediamo la storia della radio durante il periodo bellico, ma non solo, perché la radio ha aperto nuovi orizzonti anche nel suo impiego in operazioni di salvataggio in caso di calamità naturali o situazioni di imminente pericolo per la popolazione civile. E così nella mostra fanno la loro comparsa anche le apparecchiature ricetrasmittenti un tempo in dotazione all’esercito canadese, russo e inglese impiegate per molto tempo anche al di fuori dei teatri di guerra e  si ferma ai primi digitali, antesignani dei nostri attuali tablet.

Perché vale la pena visitarla ?
Semplicemente perché la possibilità di comunicare a distanza resa possibile dalla scoperta di Guglielmo Marconi ha cambiato radicalmente il modo di intraprendere qualsiasi nostra azione, sia essa pacifica che di attacco o difesa.
Basti pensare solamente all’uso che oggi tutti noi facciamo dei cellulari.
La radio ha cambiato, grazie al suo impiego civile, le nostre abitudini sociali, ma ha mutato radicalmente anche il modo e la tattica usata dall’uomo negli eventi bellici o in casi di calamità. Nulla dopo Marconi fu più come prima e ripercorrere le tappe di questa mutazione per l’umanità tutta, significa arricchirci non solo di dati, informazioni o immagini affascinanti .
Di quel sapere che travalica le nude nozioni riportate nei libri di storia , per diventare qualcosa di più cromosomico che ormai ci appartiene come il “nuovo modo di comunicare”. Un modo antico, visto che nacque ormai nel secolo scorso, ma più che mai attuale, perché dai primi segnali morse a internet si è continuamente evoluto, senza conoscere mai un attimo di pausa accompagnando l’umanità nel suo lento o veloce mutare.

Massimo Baldino

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